
(METEOGIORNALE.IT) Tra i fenomeni meteo più violenti e pericolosi spicca il downburst, un evento particolarmente severo che si manifesta con raffiche discendenti molto forti, capaci di provocare danni ingenti al suolo. Questo fenomeno si sviluppa all’interno di grandi nubi temporalesche, ed è il risultato di complesse interazioni tra fattori termici, dinamici e microfisici. Il downburst si verifica quando una massa d’aria fredda e densa precipita con forza verso il terreno, espandendosi in tutte le direzioni una volta raggiunto il suolo.
Una prima distinzione
Ted Fujita, celebre meteorologo e studioso dei fenomeni convettivi estremi, ha definito due categorie distinte di downburst, classificate in base all’estensione e alla durata: i microburst, che coprono un’area inferiore ai 4 chilometri e persistono generalmente tra i 5 e i 10 minuti, e i macroburst, che possono estendersi oltre i 4 chilometri e agire fino a mezz’ora. Entrambe le tipologie hanno una caratteristica comune: generano raffiche lineari devastanti, non rotatorie, che si diffondono con schema radiale dal punto d’impatto.
Il primo processo
Il meccanismo di formazione del downburst coinvolge due processi centrali. Il primo, noto come precipitation loading, prevede l’accumulo di particelle all’interno delle nubi convettive: gocce d’acqua, cristalli di ghiaccio, graupel e grandine vengono trattenuti dalle forti correnti ascensionali del temporale.
Questo accumulo produce un peso significativo che, quando supera un certo limite, provoca la caduta improvvisa della colonna d’aria. La massa d’aria, trascinata verso il basso dalle particelle di precipitazione, accelera rapidamente, spingendo l’aria sottostante con forza.
Il secondo processo
Il secondo processo è legato all’evaporazione che avviene quando le precipitazioni attraversano strati d’aria secca. Questa evaporazione causa un forte raffreddamento dell’aria, che diventa più densa rispetto all’ambiente circostante. Aumentando la densità dell’aria, cresce la sua spinta verso il basso: si innesca così una corrente discendente con velocità che possono raggiungere e superare i 30 metri al secondo.
Una volta che la colonna d’aria tocca il suolo, si assiste a un fenomeno noto come splashdown. In questa fase, l’aria impatta con violenza al suolo e si diffonde in modo radiale, come farebbe un getto d’acqua su una superficie piatta.
Le raffiche che si propagano sono lineari, non rotatorie, ma possono raggiungere velocità tipiche comprese tra 130 e 200 chilometri orari, con picchi oltre i 240 chilometri orari nei casi più estremi. La propagazione orizzontale avviene in pochi secondi, rendendo il downburst un evento tanto rapido quanto distruttivo.
Un’altra distinzione
In meteorologia si distinguono due principali tipologie di downburst: il dry downburst e il wet downburst. Il dry downburst si manifesta in condizioni di bassa umidità negli strati inferiori dell’atmosfera, tipiche delle zone aride e desertiche. Qui, le precipitazioni tendono a evaporare prima di raggiungere il suolo (virga), intensificando il raffreddamento evaporativo e aumentando la forza della discesa d’aria.
Il wet downburst, invece, si verifica in contesti molto più umidi, spesso in presenza di intensi temporali estivi. In questo caso, grandi quantità di precipitazione accompagnano la discesa d’aria, amplificando la violenza del fenomeno. Le forti differenze termiche verticali e l’elevata energia potenziale disponibile (CAPE) rendono questi eventi particolarmente pericolosi.
Non è un tornado!
È importante chiarire che, pur generando danni simili a quelli dei tornado, il downburst ha una dinamica completamente diversa. Mentre il tornado si sviluppa a partire da un vortice rotatorio in risalita verso un centro di bassa pressione, il downburst è caratterizzato da una corrente d’aria fredda discendente che si espande orizzontalmente al suolo.
I danni causati dal downburst si presentano in forma radiale, con alberi abbattuti in cerchi intorno al punto d’impatto. Al contrario, il tornado genera un pattern convergente con alberi e detriti disposti lungo un percorso curvilineo.
Anche se non è una tromba d’aria, fa danni, persino peggiori!
Studi meteorologici condotti attraverso damage survey hanno confermato queste differenze, evidenziando come i danni da downburst siano provocati da raffiche lineari divergenti e non da rotazioni. I radar Doppler sono in grado di rilevare questi fenomeni, mostrando una firma divergente nelle velocità radiali e un nucleo di elevata riflettività in discesa, tipico delle precipitazioni concentrate.
Il settore dell’aviazione è particolarmente sensibile agli effetti del downburst. Negli Anni ’70 e ’80, diversi incidenti aerei sono stati causati da questo fenomeno, a causa del brusco wind shear verticale che può verificarsi durante le fasi di decollo o atterraggio. La discesa repentina dell’aria può portare un aeromobile a perdere quota in pochi istanti, rendendo difficile qualsiasi manovra correttiva, con gravi disastri che hanno portato alla morte di molte persone. Insomma, non si scherza con questo fenomeno meteo! (METEOGIORNALE.IT)
