Giusto parlare di Anticiclone Africano? Alessandro Arena risponde

Giusto parlare di Anticiclone Africano? Alessandro Arena risponde

Ecco qual è il suo pensiero in merito

Il termine “Anticiclone Africano” è meteorologicamente corretto e rappresenta una realtà atmosferica ben definita

Il settore che staziona sopra le Isole Azzorre in Atlantico viene chiamato appunto Anticiclone delle Azzorre (Aria Tropicale Marittima), mentre il settore che staziona sul Nord Africa può essere chiamato “Anticiclone Africano” (Aria Tropicale Continentale). La distinzione tra questi due sistemi anticiclonici non è puramente accademica ma riflette caratteristiche fisiche sostanzialmente diverse che si traducono in impatti meteorologici diversi sul territorio italiano.

L’anticiclone africano origina dalle zone sahariane e porta con sé masse d’aria estremamente secche e calde , già riscaldate dalla superficie desertica. L’anticiclone africano è contraddistinto da una pressione a 500hpa non troppo elevata (non va quasi mai sopra i 1015/1020hpa e in Africa possiamo quasi sempre notare una pressione di 1010/1015hpa) ma con geopotenziali elevati. Questo significa che, nonostante valori di pressione apparentemente modesti al suolo, l’atmosfera si presenta molto espansa termicamente, con conseguenti temperature particolarmente elevate.

L’anticiclone delle Azzorre, al contrario, è caratterizzato da aria di origine oceanica che mantiene un contenuto di umidità superiore e temperature più miti . L’anticiclone delle Azzorre è una figura più mite, che garantisce bel tempo e temperature gradevoli, spesso accompagnate da una lieve ventilazione. È quello che, fino a qualche decennio fa, caratterizzava le estati italiane classiche: calde ma sopportabili.

La crescente frequenza del termine “Anticiclone Africano” nei media meteorologici riflette un cambiamento climatico in atto . L’anticiclone delle Azzorre è stato protagonista indiscusso delle tipiche e piacevoli estati mediterranee fino a circa 30 anni fa, ma a causa del cambiamento climatico è stato sempre più estromesso da quello africano. Questo passaggio non è solo terminologico ma rappresenta una trasformazione delle dinamiche atmosferiche estive nel Mediterraneo.

Quando si parla di Heat Dome o cupola di calore , quando l’anticiclone raggiunge quote molto elevate, crea una sorta di “coperchio atmosferico” che intrappola e comprime l’aria sottostante, generando quello che i meteorologi chiamano Heat Dome, ci si riferisce proprio all’effetto dell’anticiclone africano che raggiunge quote elevate nell’atmosfera.

Tuttavia, basta con l’eccessivo sensazionalismo . Questo articolo lo avremmo potuto scrivere in qualsiasi altro momento, anche senza le evidenze di un mese con l’anticiclone africano in pieno controllo della situazione, se lo scriviamo adesso è solo per dimostrare che ci vuole professionalità e moderazione. L’informazione meteo deve mantener equilibrio tra l’accuratezza scientifica e la comunicazione al pubblico.

Comunque sia, l’utilizzo del termine “Anticiclone Africano” è scientificamente appropriato e descrive una configurazione atmosferica specifica con caratteristiche termiche e dinamiche proprie . L’incremento della sua frequenza riflette cambiamenti climatici reali piuttosto che mere esagerazioni mediatiche, sebbene sia necessario mantenere rigore scientifico nell’informazione pubblica evitando allarmismi eccessivi.