Nuvolosità ad evoluzione diurna, cosa è
La nuvolosità ad evoluzione diurna è un fenomeno atmosferico piuttosto comune, soprattutto nella stagione primaverile ed estiva, e interessa spesso le zone interne e montuose dell’Italia . Il termine si riferisce a quelle formazioni nuvolose che si sviluppano nel corso della giornata , in particolare nelle ore centrali e pomeridiane , a causa del riscaldamento solare del suolo .
• Come si forma la nuvolosità ad evoluzione diurna
• Dove e quando si verifica più spesso
• Effetti meteo: dai cumuli alle precipitazioni
Come si forma la nuvolosità ad evoluzione diurna
Quando il suolo si riscalda per effetto della radiazione solare, riscalda a sua volta l’aria immediatamente sovrastante. Questo riscaldamento provoca la risalita dell’aria calda e umida verso l’alto. Salendo, l’aria si espande e si raffredda, e se contiene abbastanza umidità , questa condensa formando nubi cumuli o anche cumulonembi , a seconda dell’instabilità atmosferica.
La formazione nuvolosa è spesso più evidente a partire da fine mattinata fino al tardo pomeriggio , quando il riscaldamento è massimo. Di sera, con la diminuzione della temperatura del suolo, le nubi tendono a dissolversi , riportando il cielo a condizioni più serene.
Dove e quando si verifica più spesso
La nuvolosità ad evoluzione diurna è tipica:
• delle aree interne appenniniche e delle zone alpine
• nei mesi da Maggio a Settembre
• durante giornate inizialmente soleggiate , con aria umida nei bassi strati e un’atmosfera instabile in quota
Sulle coste o in pianura, dove il gradiente termico verticale è meno marcato o l’umidità può essere inferiore, è meno frequente.
Effetti meteo: dai cumuli alle precipitazioni
Le conseguenze meteo della nuvolosità ad evoluzione diurna variano. In molti casi si tratta solo di nubi cumuliformi innocue , che non danno origine a fenomeni significativi. Tuttavia, quando l’instabilità è marcata, possono formarsi temporali pomeridiani anche intensi, con piogge improvvise, grandine e colpi di vento . Questo è molto comune, ad esempio, sull’ Appennino centrale , sui rilievi sardi e sulle Prealpi lombarde .
Secondo studi della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), questo tipo di nuvolosità è uno degli indicatori più attendibili di instabilità convettiva locale e viene monitorato per prevedere temporali brevi ma intensi.
