Milano: tra cemento e assenza di vento
(METEOGIORNALE.IT) Milano è una delle città italiane dove l’isola di calore si manifesta con maggiore intensità. La pianura padana ha una ventilazione molto scarsa, specialmente nei mesi estivi, e l’elevata densità urbana amplifica il surriscaldamento. Studi dell’Università Statale di Milano e del CNR mostrano differenze medie notturne di fino a 5,5°C tra il centro città e le aree rurali limitrofe (come l’aeroporto di Linate o Malpensa).
Le zone più colpite includono Porta Romana, Corvetto, il centro storico e Bicocca, dove la vegetazione è scarsa e il suolo è completamente impermeabilizzato. In estate le minime restano spesso sopra i 25°C, anche dopo mezzanotte, rendendo difficile il riposo notturno e aumentando i rischi per la salute, specialmente tra anziani e soggetti fragili.
Torino: effetto cappa tra le Alpi e l’urbanizzazione compatta
Anche Torino soffre intensamente il fenomeno, con isole di calore più marcate nei quartieri centrali come San Salvario, Aurora e Crocetta. Le morfologie urbane strette, l’elevata cementificazione e il traffico veicolare contribuiscono a mantenere le temperature elevate. Secondo l’ARPA Piemonte, il delta termico con le zone rurali può superare i 6°C nei periodi anticiclonici.
L’effetto è accentuato dalla posizione geografica della città, chiusa tra le Alpi e le colline, che ostacola la dispersione del calore e favorisce il ristagno dell’aria calda.
Roma: calore intrappolato tra i monumenti
La capitale è un caso unico. Roma, grazie al Tevere e alle ampie aree verdi come Villa Borghese e Villa Ada, ha potenzialità di raffrescamento naturale. Tuttavia, nei quartieri storici come Trastevere, Monti, Esquilino e San Lorenzo, l’isola di calore raggiunge livelli critici. Quando l’anticiclone africano domina e manca ventilazione, le temperature minime non scendono spesso sotto i 26-27°C.
Le pavimentazioni in sanpietrini, i muri storici che accumulano calore e la mancanza di alberature significative in molte vie contribuiscono all’effetto serra urbano. Anche le aree periferiche densamente costruite, come Tor Bella Monaca o Spinaceto, sono soggette a UHI persistente.
Bologna: centro bollente, periferie più fresche
A Bologna, studi dell’Università di Bologna e dell’ARPA Emilia-Romagna hanno evidenziato differenze termiche fino a 5°C tra il centro storico e la campagna circostante. Il porticato continuo, sebbene protegga dal sole diretto, non impedisce l’accumulo termico. Le notti in città restano calde, con minime sopra i 24°C in estate.
La città ha avviato sperimentazioni su asfalti riflettenti e piantumazioni strategiche, ma la densità del tessuto urbano complica l’adozione diffusa di soluzioni verdi.
Napoli: effetto termico nella conca urbana
Napoli presenta un microclima particolare, accentuato dalla topografia a conca tra mare e colline. Il centro storico, il quartiere Vomero e l’area industriale orientale registrano notti torride durante le ondate di calore. Le poche aree verdi urbane non bastano a controbilanciare la massa di cemento e la forte urbanizzazione, specialmente in estate, quando la brezza marina non riesce a penetrare nelle strade interne.
Il contrasto con la Campania interna è marcato: in zone come Avellino, la notte può scendere a 18-19°C, mentre nel centro di Napoli non si scende sotto i 26°C.
Firenze: calore nella valle dell’Arno
A Firenze, la posizione geografica all’interno di una valle chiusa rende difficile la dispersione del calore. La densità edilizia nel centro storico, le superfici riflettenti in pietra e la carenza di verde urbano fanno sì che l’UHI sia particolarmente intenso in quartieri come San Frediano, Santa Croce e San Marco.
Secondo uno studio del Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, si possono registrare differenze fino a 4,5°C tra il centro e le aree verdi lungo l’Arno o nei dintorni di Fiesole. (METEOGIORNALE.IT)



