Terremoti: evoluzione tettonica e subduzione attiva nell’Arco Calabro Siculo
Dinamiche della convergenza tra Africa ed Eurasia
L’ Arco Calabro , situato nel cuore del Mediterraneo centrale , rappresenta una delle espressioni più intense e complesse della convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica . Questo sistema si caratterizza per una subduzione arcuata e un rapido rollback , meccanismo che spinge la litosfera in subduzione a ritirarsi verso est-sudest, rimodellando l’intera geodinamica dell’area.
La compressione crostale derivante dalla collisione tra le placche viene parzialmente compensata nel prisma d’accrezione , mentre la deformazione transtensiva , determinata da faglie trascorrenti, frammenta il margine in segmenti distinti.
Le strutture tettoniche chiave: AEF e IF
Due delle principali strutture sismogenetiche identificate in questa regione sono:
• la faglia Alfeo–Etna (AEF) , che connette il seamount Alfeo con l’ Etna seguendo una direzione nord-nordovest/sud-sudest;
• la Faglia Ionica (IF) , orientata nordovest/sudest, la quale separa i due lobi principali del sistema di subduzione : quello occidentale e quello orientale.
Le analisi sismiche multicanale rivelano che entrambe le strutture fungono da margini tettonici crostali delimitanti una zona di deformazione articolata. Il lobo occidentale mostra una discesa crostale scandita da faglie transtensive , attive già dal Pleistocene su strutture tettoniche ereditate dal dominio Tetideo mesozoico .
Relazioni tra struttura e vulcanismo
Il legame tra queste faglie e la formazione del Monte Etna suggerisce un’attività tettonica recente, nella quale le faglie AEF e IF, assieme a porzioni della scarpata di Malta , hanno giocato un ruolo fondamentale. Il sistema, dunque, non solo influenza la sismicità, ma ha anche contribuito alla genesi del vulcanismo attivo nella regione.
Contrasti geodinamici tra AEF e IF
Nonostante la prossimità, i modelli geodinamici rivelano una netta distinzione funzionale tra le due faglie:
• La AEF riflette una deformazione trascorrente destrorsa , legata al movimento differenziale tra i margini tirrenici occidentale e orientale della Sicilia ;
• La IF , soprattutto nel suo tratto nordoccidentale, manifesta deformazioni indotte dall’ arretramento della placca ionica .
Questa differenziazione meccanica contribuisce alla rifting e alla segmentazione del margine occidentale, alimentando la divergenza tra i blocchi limitrofi.
Struttura profonda e contesto STEP
Le tomografie sismiche dell’area centrale mostrano una lastra subdotta continua che sprofonda fino a 500 km, accompagnata da una zona Wadati–Benioff ben definita. L’evidenza di un contesto STEP (Subduction-Transform Edge Propagator) all’interno del sistema Calabro–Siculo suggerisce una somiglianza con il modello di subduzione attivo nella zona delle Tonga settentrionali .
Le faglie STEP , poste ai margini laterali della lastra calabra, rappresentano zone di rottura litosferica , generate dalla subduzione in arretramento. Mentre la Calabria si muove verso l’esterno rispetto alla Puglia a una velocità media di circa 2 mm/anno , le aree adiacenti come Sicilia e Puglia restano relativamente stabili.
Fasce di deformazione e strutture attive regionali
L’area compresa tra il Mar Tirreno , la Calabria e la Sicilia nord-orientale è attraversata da fasce di deformazione attiva , come dimostrano i dati GPS e le registrazioni sismiche . In questa regione si osservano importanti interferenze tettoniche concentrate nello Stretto di Messina e nel nord-est siciliano .
Tra le principali strutture attive si evidenziano:
• la cintura compressiva tirrenica meridionale ,
• la faglia Eoliana–Tindari ,
• la discontinuità Cefalù–Etna .
Queste strutture derivano da una riorganizzazione tettonica pleistocenica , innescata dal rallentamento del rollback e dalla cessazione dell’estensione del retroarco tirrenico .
Frammentazione del dominio ionico e movimenti differenziati
Le faglie normali e transtensionali , osservate nel settore offshore orientale della Sicilia , confermano un processo attivo di frammentazione del dominio ionico profondo . I blocchi Apulo e Ibleo–Ionico presentano moti distinti, delineando un sistema tettonico in continua evoluzione .
Le reinterpretazioni di linee sismiche parallele alla fossa , integrate con modelli numerici e osservazioni sismologiche, rivelano che le strutture crostali ereditate dall’oceano Tetideo ospitano attualmente processi di slab tearing e movimenti relativi tra microplacche. Questo conferma la natura fortemente segmentata e dinamica del margine convergente dell’ Arco Calabro .
