METEO GIORNALE
    Facebook X-twitter Instagram Rss
    • Home
    • Previsioni Meteo
    • Cronaca Meteo
    • Mappe
    • Diretta Meteo
    • Magazine
    • Viaggi
    • Old news
    • Chi siamo
    • Contatti
    Font ResizerAa
    METEO GIORNALE METEO GIORNALE
      Search
      • Home
      • Previsioni Meteo
      • Cronaca Meteo
      • Mappe
      • Diretta Meteo
      • Magazine
      • Viaggi
      • Old news
      • Chi siamo
      • Contatti
      Follow US
      Home » Italia può diventare un congelatore. Meteo freddissimo e neve diffusa. Ecco come
      A La notizia del giornoAd PremiereCambiamento climaticoMeteo NewsZoom

      Italia può diventare un congelatore. Meteo freddissimo e neve diffusa. Ecco come

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 30/11/2024
      Condividi
      16 Min Lettura
      Condividi
      Seguici su Google

      Contents
      • Possibilità per la neve del 2024-2025
      • L’effetto di La Niña e il riscaldamento globale
      • Temperature del 5 gennaio 1985: inizio del grande gelo
      • Temperature minime estreme sulle montagne
      • L’apice del gelo in Italia
      • Un freddo record storico
      • Temperature del 12 gennaio 1985
      • Evento meteo da manuale
      • La tempesta Filomena in Spagna
      • Ondate di gelo in Grecia
      • Freddo estremo nel Nord America
      • Il dualismo tra caldo e freddo estremo

       

      Possibilità per la neve del 2024-2025

      Le attuali tendenze meteorologiche e l’influenza di La Niña aumentano la probabilità di nevicate in Val Padana, con episodi meno intensi ma possibili a Firenze e Roma. Un vortice polare più debole potrebbe consentire il verificarsi di queste condizioni, portando nevicate anche in aree tradizionalmente meno interessate.

       

      L’effetto di La Niña e il riscaldamento globale

      La Niña, fenomeno climatico globale, potrebbe amplificare l’afflusso di correnti fredde dalla Siberia verso l’Europa. Nonostante il riscaldamento globale aumenti le temperature medie, esso contribuisce anche a eventi meteorologici estremi, inclusi episodi di gelo. Gli inverni del 1956 e del 1985 dimostrano come configurazioni bariche particolari possano generare condizioni estreme, anche in un clima più caldo.

      Dal 1985, tuttavia, la ridotta frequenza di inverni gelidi è legata a modifiche nelle strutture bariche, che non hanno più favorito il passaggio di aria gelida sull’Italia.

       

      Da sempre siamo sostenitori della memoria storica del nostro meteo perché riteniamo che le fluttuazioni climatiche possano, prima o poi, scatenare eventi estremi simili a quelli vissuti nel lontano gennaio 1985. Fenomeni analoghi, ma non identici, si verificarono nel febbraio 2012, quando le temperature in Pianura Padana scesero anche sotto i -15°C, raggiungendo addirittura i -20°C nelle pianure del Piemonte. Tuttavia, in quell’occasione, la neve fu scarsa nel Nord Italia, ad eccezione dell’Emilia-Romagna, che fu sommersa da ingenti quantità di neve.

       

      La circolazione atmosferica del 2012 era molto diversa rispetto al 1985. Nonostante ciò, durante quel febbraio, la neve cadde in pianura e persino sulle coste di molte regioni del Sud, compresa la Sardegna. Nevicate si registrarono varie volte a Roma.

       

      All’epoca si discuteva già di cambiamento climatico, anche se gli inverni italiani, specialmente al Nord e in pianura, continuavano a regalare abbondanti nevicate, talvolta persino all’inizio della primavera. Il cambiamento climatico sembrava circoscritto principalmente alle stagioni estive e meno evidente durante l’inverno, anche se, in una visione d’insieme, la temperatura media stagionale era già superiore alla media di riferimento. L’estate del 2003 fu un esempio di caldo estremo, diverso dalle recenti stagioni estive, che sembrano però riproporre uno scenario simile.

       

      Ciascuno di noi potrebbe raccontare una storia legata a un evento meteorologico storico, come quello del gennaio 1985. Molti non erano ancora nati, altri erano bambini, e i ricordi possono risultare confusi. Tuttavia, quell’evento è ancora vivo nella memoria perché rappresenta un evento estremo che, secondo gli scienziati, potrebbe ripetersi in futuro. Le ondate di gelo intense, benché rare, potrebbero verificarsi a causa dei cambiamenti climatici, e prima o poi potremmo affrontare qualcosa di simile, non uguale al 1985.

       

      Il nostro obiettivo qui è ricordare quell’episodio, ricollegarlo ad eventi più recenti o passati, osservare cosa sta accadendo nel resto del mondo e analizzare le ipotesi su possibili scenari futuri.

       

      Un esempio significativo è rappresentato dal febbraio 2012, quando si verificò un’intensa nevicata in un’area ristretta, causando enormi disagi alla popolazione e ai trasporti. L’Emilia-Romagna e le Marche furono le regioni più colpite. In alcune località di bassa montagna, intorno ai 600 metri di altitudine, si accumularono oltre tre metri di neve. La situazione fu aggravata da violenti venti che sferzarono le nevicate. Un altro episodio meno freddo, ma estremamente nevoso, risale a due o tre anni fa, quando, lungo l’Adriatico, si formò un Medicane (ciclone mediterraneo) che scaraventò quantità imponenti di neve nelle stesse zone. Ma a quote di bassa montagna, non pianura.

      Tuttavia, tali eventi locali tendono a non fare notizia se non comportano conseguenze gravi come danni ingenti o vittime. Dal punto di vista meteorologico, però, si trattò di un evento rilevante.

       

      Nel gennaio 1985, i segnali di quel freddo storico iniziarono già durante l’Epifania. La sera del 5 gennaio si registrò la prima neve dalla Sardegna fino a Roma, seguita, il giorno successivo, dall’arrivo di un nucleo gelido di aria continentale proveniente dalla Siberia. Le temperature precipitarono sotto lo zero in modo diffuso, con un freddo decisamente più intenso rispetto al febbraio 2012.

      Subito si verificarono nevicate in pianura su alcune zone del Nord-Est, in particolare in Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche. In Sardegna, la neve cadde fino al livello del mare.

       

      Successivamente, arrivò il vero gelo, con temperature diurne sotto lo zero in numerose località italiane. Un evento simile, ma di breve durata, si ebbe il 27 dicembre 1996, quando l’Italia fu nuovamente colpita dal Buran, il gelido vento siberiano.

       

      Una curiosità, che ancora oggi è fonte di polemiche nella lettura dei bollettini meteo nazionali, riguarda il fatto che raramente un’ondata di gelo interessa l’intera Italia con anomalie termiche omogenee, sminuendo ogni evento meteo.

      Questo accade soprattutto quando su alcune regioni nevica a causa della formazione, come allora, di basse pressioni tra le Baleari, la Sardegna e il Mar Tirreno. Queste configurazioni atmosferiche spesso determinano nevicate su città come Roma, Firenze e molte altre località.

       

      Temperature del 5 gennaio 1985: inizio del grande gelo

      Ecco le temperature registrate il 5 gennaio 1985, giorno dell’inizio del grande gelo:

      • Bolzano: -5°C; -2°C
      • Torino: -7°C; 0°C
      • Cuneo: -8°C; -4°C
      • Milano: -6°C; +1°C
      • Trieste: -4°C; -3°C
      • Venezia: -5°C; -2°C
      • Bologna: -7°C; -2°C
      • Forlì: -10°C; +1°C
      • Genova: -2°C; +1°C
      • Pisa: -2°C; +1°C
      • Firenze: -3°C; 0°C
      • Perugia: -4°C; 0°C
      • Ancona: -3°C; +3°C
      • L’Aquila: -4°C; +2°C
      • Pescara: -1°C; +8°C
      • Roma Ciampino: -2°C; +8°C
      • Campobasso: -2°C; +4°C
      • Napoli: +2°C; +11°C
      • Bari: +3°C; +5°C
      • Potenza: -1°C; +5°C
      • Reggio Calabria: +7°C; +15°C

      Al Sud Italia, il flusso freddo non era ancora arrivato, come dimostrano le temperature massime superiori ai +15°C in diverse località. Questi valori non sono certo indicativi di gelo. Tuttavia, quando il freddo si manifesta, il Sud Italia risulta particolarmente esposto a ondate di freddo intense.

       

      Temperature minime estreme sulle montagne

      Nel Nord Italia, le montagne registrarono temperature minime glaciali:

      • Passo Rolle: -19,9°C
      • Monte Paganella: -21,4°C
      • Monte Cimone: -20,0°C

      In Europa, le temperature di quei giorni mostrarono un freddo diffuso, ma non estremo in Russia, dove a Mosca si registrarono -20°C di minima, un valore lontano dai -30°C che la città può raggiungere in condizioni di Buran più intenso. Ad esempio, lo scorso inverno, Mosca e la Scandinavia registrarono temperature record che non si vedevano da oltre 35 anni. Tuttavia, il freddo a Mosca può essere ancora più rigido: la minima storica assoluta è stata di -42,1°C, rilevata il 17 gennaio 1940.

       

      L’apice del gelo in Italia

      In Italia, il gelo siberiano si consolidò nei giorni successivi. Tra l’11 e il 12 gennaio 1985, dopo le nevicate e il maltempo dell’8 e del 9 gennaio, il tempo si stabilizzò con cieli sereni su gran parte della Penisola. Sebbene le temperature in quota risalissero leggermente, al livello del mare e nelle pianure, la combinazione tra la massa d’aria fredda, l’assenza di vento e l’effetto albedo del suolo innevato portò le temperature a valori record mai registrati prima in varie località.

       

      Ecco le temperature minime registrate l’11 gennaio 1985, un giorno che segna un momento storico per il meteo italiano:

      • Bolzano: -12°C; +2°C
      • Torino: -12°C; +2°C
      • Cuneo: -7°C; 0°C
      • Milano: -11°C; -5°C
      • Trieste: -4°C; +2°C
      • Venezia: -12°C; 0°C
      • Bologna: -16°C; -6°C
      • Ferrara: -19,4°C; -8°C
      • Piacenza: -19,0°C; -2,8°C
      • Brescia: -19°C; -4°C
      • Padova: -19°C; -4°C
      • Genova: -3°C; 0°C
      • Pisa: -14°C; +4°C
      • Firenze: -21,4°C; -0,4°C
      • Perugia: -10°C; 0°C
      • Forlì: -18°C; -2°C
      • Rimini: -17°C; -2,8°C
      • Grosseto: -12,4°C; +3°C
      • L’Aquila: -22°C; -5°C
      • Rieti: -20°C; -8°C
      • Piana del Fucino: -26,5°C; -15,8°C
      • Guidonia: -10°C; +2°C
      • Roma Ciampino: -11°C; 0°C
      • Frosinone: -18°C; +6°C
      • Campobasso: -8°C; -3°C
      • Napoli: -5°C; +4°C
      • Potenza: -9°C; -2°C

      La temperatura più bassa registrata durante quel periodo fu di -28,8°C, rilevata il 13 gennaio 1985 a San Pietro Capofiume, una frazione di Molinella in provincia di Bologna.

       

      Un freddo record storico

      Questi straordinari valori rappresentano il record di freddo per diverse località, almeno dal dopoguerra. Tuttavia, in alcune aree, il febbraio del 1956 portò temperature ancora più basse (ad esempio, i -22°C registrati a Torino), mentre in altre il record resta del 1929. I confronti con il passato, però, devono essere contestualizzati, poiché le tecnologie di rilevamento, l’urbanizzazione e la cementificazione delle aree urbane influenzano significativamente le misurazioni.

      In Italia, l’effetto di inversione termica è spesso responsabile di tali valori estremi, a differenza del Nord America, dove il gelo è accompagnato da venti intensi che eliminano l’effetto dell’isola di calore urbano.

      Il gelo colpì duramente le vallate dell’Italia Centrale, come l’Aquilano, il Reatino, il Frusinate e altre zone appenniniche. Il valore più basso fu registrato nella Piana del Fucino, con -26,5°C. Anche sull’Appennino Bolognese, nella località di Pracchia, si toccarono i -30°C.

       

      Temperature del 12 gennaio 1985

      Il giorno successivo, il 12 gennaio, altre temperature straordinarie furono registrate:

      • Bolzano: -13°C; -3°C
      • Torino: -13°C; -2°C
      • Cuneo: -8°C; -3°C
      • Milano: -14°C; -6°C
      • Trieste: -3°C; +3°C
      • Venezia: -11°C; 1°C
      • Bologna: -12°C; -5°C
      • Ferrara: -18,7°C; -5°C
      • Piacenza: -18,4°C; -1,8°C
      • Brescia: -18°C; -3°C
      • Padova: -15,1°C; -5°C
      • Genova: -0,3°C; +5°C
      • Pisa: -14°C; +2°C
      • Firenze: -23°C; 0°C
      • Perugia: -16°C; -1°C
      • Forlì: -19°C; -2°C
      • Rimini: -17°C; -0,8°C
      • Grosseto: -7,4°C; +2,8°C
      • L’Aquila: -17°C; -6°C
      • Rieti: -20°C; -8°C
      • Piana del Fucino: -26,5°C; -15,4°C
      • Guidonia: -6°C; +4°C
      • Roma Ciampino: -6°C; +2°C
      • Frosinone: -11°C; +1°C
      • Campobasso: -6°C; -1°C
      • Napoli: -2°C; +5°C
      • Potenza: -9°C; -1°C

      La temperatura registrata a Firenze (-23°C) fu particolarmente significativa, superando ogni record precedente per la zona (il record precedente era di -12,8°C nel gennaio 1968).

       

      Evento meteo da manuale

      Dopo il gelo estremo, un peggioramento meteorologico eccezionale colpì l’Italia, portando abbondanti nevicate nel Nord. In molte città si accumularono quasi un metro di neve, mentre nelle aree prossime ai rilievi il manto nevoso superò abbondantemente tale misura. La Val Padana, in particolare la Lombardia e il sud del Trentino, furono sommersi dalla neve, causando enormi disagi e consegnando alla storia uno degli inverni più memorabili del XX secolo.

      Questi eventi meteorologici estremi, come quelli di gelo intenso, potrebbero ripetersi in futuro, anche se non sappiamo con precisione quando e dove. Tuttavia, esempi recenti di fenomeni straordinari si sono verificati in Paesi vicini all’Italia, dimostrando che il cambiamento climatico non elimina le ondate di gelo, ma può addirittura accentuarne l’intensità in determinate condizioni.

       

      La tempesta Filomena in Spagna

      Un esempio significativo è la nevicata storica che ha colpito Madrid tra l’8 e il 9 gennaio 2021 a causa della tempesta Filomena. In quell’occasione, si registrarono accumuli di neve compresi tra 30 e 50 cm nella capitale, paralizzando completamente la città. L’evento ha causato enormi disagi alla circolazione e danni significativi al patrimonio arboreo urbano. È stata la nevicata più intensa a Madrid da decenni, e nei giorni successivi, nelle periferie, le temperature sono scese fino a -15°C, valori mai registrati in precedenza.

      Nonostante il contesto di Global Warming, questi eventi non contraddicono il riscaldamento globale, ma ne rappresentano una conseguenza indiretta. La destabilizzazione del jet stream e le modifiche nella circolazione atmosferica possono favorire la discesa di masse d’aria fredda in regioni insolite, amplificando il meteo estremo.

       

      Ondate di gelo in Grecia

      Anche la Grecia ha vissuto ondate di gelo significative negli ultimi anni. Una delle più rilevanti si è verificata nel gennaio 2022, quando una forte ondata di freddo ha colpito il paese, portando neve abbondante persino su Atene e sulle isole dell’Egeo, come Rodi e Creta. In una località a ovest della capitale, le temperature sono scese fino a -14°C, un evento straordinariamente raro per la regione.

      Un altro episodio significativo risale al febbraio 2008, quando una massa d’aria artica portò nevicate intense ad Atene, con accumuli superiori a 40 cm in alcune aree. Anche in questo caso, l’ondata di freddo fu un evento eccezionale che mise in difficoltà una regione poco abituata a temperature così rigide.

       

      Freddo estremo nel Nord America

      Spostandoci in Nord America, il gelo intenso ha colpito città come Chicago, che nel gennaio 2019 ha registrato temperature minime storiche. In quell’occasione, il termometro è sceso fino a -30,5°C, il valore più basso dai metà anni ’80. Questo evento estremo si è verificato a causa di una potente incursione di aria polare, aggravata dall’indebolimento del Vortice Polare.

       

      Il dualismo tra caldo e freddo estremo

      Mentre fenomeni di gelo eccezionale continuano a verificarsi, non possiamo dimenticare gli episodi di caldo intenso sempre più frequenti, prolungati e diffusi. Gli scienziati sottolineano che proprio il riscaldamento globale potrebbe innescare queste ondate di gelo estremo, aumentando il contrasto tra le masse d’aria calda e fredda. Questo dualismo accentua il carattere estremo del clima moderno, rendendo più probabili episodi climatici intensi sia di caldo che di freddo.

      Gli eventi meteorologici recenti dimostrano che il clima sta diventando sempre più imprevedibile, un segno evidente delle fluttuazioni climatiche globali che stiamo vivendo.

      Seguici su Google
      Condividi questo articolo
      Facebook Whatsapp Whatsapp LinkedIn Reddit Telegram Threads Copy Link

      MeteoGiornale.it è un portale di divulgazione meteorologica attivo dal 2000, fondato sull’esperienza maturata online fin dal 1996 nel settore dell’informazione meteo.

      Link veloci
      • Chi siamo
      • Contatti
      • Privacy Cookie
      • Chi siamo
      • Contatti
      • Privacy Cookie
      Seguici
      Facebook X-twitter Instagram Rss

      Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

      © 2026 - Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)

      Welcome Back!

      Sign in to your account

      Username or Email Address
      Password

      Lost your password?