L’inverno in arrivo potrebbe essere condizionato dagli effetti de La Niña, fenomeno climatico che si manifesta con il raffreddamento delle acque superficiali del Pacifico centrale e orientale, influenzando i modelli atmosferici su scala globale. In particolare, i meteorologi prevedono una probabilità del 60% che La Niña si sviluppi in modo marcato tra novembre 2024 e febbraio 2025, portando temperature più fredde e condizioni meteorologiche instabili in Europa e, soprattutto, in Italia.
Impatto di La Niña in Europa e sull’Italia
Con il probabile arrivo de La Niña, in una visione d’insieme, si prevedono temperature al di sotto della media degli ultimi anni in gran parte dell’Europa occidentale, specialmente nei mesi di novembre e dicembre. Questo evento climatico, infatti, tende a intensificare le condizioni invernali estreme, con abbondanti precipitazioni nevose nelle aree alpine e un rischio maggiore di instabilità atmosferica nel bacino del Mediterraneo. Per l’Italia, l’inverno 2024-2025 potrebbe risultare più freddo rispetto alle medie degli ultimi anni, con temperature particolarmente più basse tra gennaio e febbraio. Questo non vuol dire che avremo un inverno gelido, gli ultimi inverni sono stati mitissimi.
Condizioni meteo da Novembre a Febbraio
A partire da metà novembre, si osserva una situazione meteorologica in graduale cambiamento: il vortice polare tende a rinforzarsi, assumendo una forma più compatta rispetto all’inizio dell’autunno. Questo scenario contribuisce a generare periodi di freddo intenso, interrotti talvolta da ondate di calore fuori stagione causate dalla presenza di anticicloni di origine africana ed europea.
Il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF) ha previsto che l’evento de La Niña si svilupperà con un’intensità moderata, ma le conseguenze meteorologiche potranno comunque risultare significative in molte aree del continente.
In Eurasia, in particolare, si è registrata un’avanzata della copertura nevosa più rapida del solito, segnando una delle estensioni nevose di ottobre più ampie degli ultimi anni. Questo fenomeno, insieme a un blocco atmosferico tra i mari degli Urali e Barents-Kara, contribuisce a rafforzare l’accumulo di neve in Siberia, una condizione che, di conseguenza, influenza anche le temperature nell’intero emisfero settentrionale. Ma il cambiamento climatico ribolle e condiziona gli effetti degli indici di comportamento del clima.
Freddo invernale e fenomeni estremi in Italia
Nonostante la variabilità del clima in Italia, gli effetti de La Niña potrebbero risultare evidenti. Nella prima parte dell’autunno, il Nord Italia ha registrato temperature inferiori alla media stagionale, un’anomalia riscontrata anche in Francia e in altri paesi del Centro Europa. Questa tendenza non lascia presagire la possibilità di periodi invernali più freddi. Il meteo autunnale non è collegato a quello invernale in modo diretto.
Ma un inverno più freddo e umido degli altri anni, nel Nord Italia potrebbe determinare alcuni eventi di nevicate a bassa quota, estendendosi talvolta fino alla Pianura Padana. Si potrebbero avere gelate moderate anche nelle zone interne del Centro Italia e forse anche nelle Isole Maggiori, mentre le nevicate dovrebbero tornare sui rilievi dell’Appennino. L’arrivo de La Niña potrebbe incrementare l’instabilità atmosferica, aumentando il rischio di fenomeni estremi come intense ondate di freddo, un fenomeno che, sebbene raro, potrebbe portare la neve anche in città di pianura.
Gli effetti del cambiamento climatico sui modelli meteo
Sebbene il cambiamento climatico abbia aumentato le temperature globali, portando periodi di caldo record, questo non esclude l’arrivo di periodi invernali freddi, caratterizzati da condizioni atmosferiche estreme, alternate, però, anche da fasi mitissime. Negli ultimi anni, il verificarsi di eventi di gelo record in diversi angoli del globo ha evidenziato come l’aumento delle temperature globali possa favorire l’intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi.
In Italia, la stagione invernale potrebbe risentire di sbalzi di temperatura più accentuati rispetto agli scorsi inverni: all’arrivo di ondate di freddo potrebbero alternarsi periodi di caldo anomalo generati dagli anticicloni di origine africana. Insomma, in un contesto di estremizzazione climatica è plausibile che si verifichino anche periodi miti fuori stagione, creando un andamento climatico irregolare. Dobbiamo tener conto che nell’insieme, il nostro Globo è più caldo rispetto al passato, e lo sono anche gli Oceani ed il Mediterraneo. Allo stesso tempo, il gelo siberiano e artico, durante la stagione invernale, potrebbero contribuire a ingenti contrasti termici. Ma resta una incognita per l’Europa: avremo durature alte pressioni di blocco, oppure no. Le previsioni stagionali le escludono. Non le prospettano persistere come altri anni, anche se ormai fanno parte del nostro clima, in questa fase della fluttuazione climatica. Questo fenomeno non può essere attribuibile al cambiamento climatico, saranno necessari alcuni decenni per stilare delle conclusioni. Questo vuol dire che per ora le alte pressioni invernali sono forse un fenomeno temporaneo e non definitivo per gli inverni europei.
Prospettive globali e clima italiano
Secondo le previsioni del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l’evento de La Niña potrebbe continuare fino al secondo trimestre del 2025, influenzando l’Atlantico settentrionale e l’Europa. Se il fenomeno persiste, si potrebbero osservare ulteriori variazioni climatiche e un aumento delle tempeste tropicali, con possibili ripercussioni anche sulle temperature in Italia e in altre aree europee.