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Manca ancora tanto per prevedere l’evoluzione meteo dei giorni della Merla, ma qualche piccola tendenza su macro-scala è già possibile effettuarla, prendendo in considerazione indici teleconnettivi e altri elementi preziosi in ambito meteo-climatico.

La forte ondata di gelo del gennaio 1999

I giorni della Merla, secondo la tradizione popolare, coincidono con gli ultimi tre giorni di gennaio e rappresentano i giorni più freddi dell’anno. Dal punto di vista meteorologico e climatico, questa usanza non trova riscontri ufficiali, non essendo scritto da nessuna parte che a fine gennaio debba verificarsi un brusco calo delle temperature. Tuttavia, esistono coincidenze, come l’ultimo fine gennaio degno di nota, avvenuto nel 1999. Sono passati 18 anni da quella grande ondata di freddo e neve che colpì il centro-sud Italia, ma molti di noi la ricordano vividamente.

 

Giorni della merla con tanta neve

Le condizioni non erano favorevoli per la neve: nel gennaio 1999, il clima si mantenne stabile e soleggiato, con periodi particolarmente miti a metà mese, grazie a correnti calde dall’Africa settentrionale che interessarono il sud Italia. Ma improvvisamente la situazione cambiò: il vortice polare si indebolì e l’indebolimento del flusso a getto portò una notevole ondata di freddo nel cuore dell’Atlantico, generando un blocco anticiclonico sull’Europa occidentale, fino alla Gran Bretagna. L’alta pressione a elevate latitudini portò l’arrivo di masse d’aria fredda dall’Artico, sia dalla Scandinavia che dalla Russia europea.

Ondata di gelo del gennaio 1999

L’aria molto fredda raggiunse il Mediterraneo il 29 gennaio, ma il culmine si ebbe tra il 30 e il 31 gennaio, quando la saccatura gelida si isolò nel centro-sud Italia, causando una delle più importanti nevicate degli ultimi decenni. La neve coprì quasi tutte le coste dell’Adriatico dalla Romagna alla Puglia, il litorale ionico e gran parte di quello tirrenico meridionale tra Calabria e Sicilia.

Una consistente nevicata imbiancò Palermo, Messina, Bari, Foggia, Ancona, Pescara, Termoli, Catanzaro, Cosenza e diverse zone tra Napoli e Salerno. La neve arrivò anche su Ponza e nelle Eolie. La Puglia fu particolarmente colpita dalla formazione di una depressione ionica carica di neve: oltre mezzo metro di neve ricoprì la pianura tra Foggia e Bari, mentre sulle Murge si accumularono quantità ancora maggiori. Il freddo e la neve continuarono fino al 2 febbraio, a causa della persistente massa d’aria fredda nel Mediterraneo, una configurazione rara e difficile da dissipare rapidamente.

 

Le cause dell’ondata di gelo

L’ondata di freddo e neve travolse l’Italia a seguito di una vastissima discesa fredda proveniente dalla Scandinavia. Si trattò di un’irruzione artico-continentale, non rara come quelle puramente continentali siberiane, ma comunque abbastanza difficile da ottenere in quella misura, estensione e durata.
Nei giorni precedenti, infatti, si verificò un vero e proprio distacco di un lobo gelido del vortice polare, il quale si isolò sulla Scandinavia.

Neve sulle coste pugliesi 1999

Vortice polare

Il vortice polare è una massa d’aria fredda e circolante presente ai poli, una sorta di grande area di bassa pressione che si forma nell’atmosfera. Questo fenomeno, di solito ben definito e stabile, mantiene il freddo artico confinato nelle regioni polari. Tuttavia, talvolta può indebolirsi o diventare instabile a causa di molteplici fattori atmosferici. Quando ciò accade, possono verificarsi variazioni significative nei modelli climatici.

 

Il riscaldamento della stratosfera

Il riscaldamento stratosferico è uno di questi eventi critici. Si tratta di un repentino aumento delle temperature nella stratosfera sopra i poli, che può disturbare il vortice polare, indebolendolo o addirittura spezzandolo. Questo disturbo può influenzare i modelli climatici terrestri e portare a un indebolimento del flusso di vento a getto, portando, a volte, a un collasso del vortice polare.

 

Per l’Italia, i risultati di un vortice polare indebolito o disturbato possono essere significativi. Tale situazione potrebbe causare una dislocazione dei venti freddi verso sud, portando masse d’aria gelida dall’Artico verso regioni normalmente meno colpite dal freddo estremo. Questo può tradursi in temperature più basse del normale, maggiore probabilità di precipitazioni e, in alcune circostanze, nevicate intense anche a quote basse.

 

Le ondate di freddo in Italia, in particolare tra gennaio e febbraio, sono spesso legate a questo indebolimento del vortice polare. Questi mesi sono più inclini a vedere tale fenomeno a causa delle dinamiche stagionali. A fine gennaio e inizio febbraio, le temperature nel Circolo Polare Artico sono generalmente al minimo annuale. Questo abbassamento della temperatura nel nord del mondo può aumentare la probabilità di instabilità nel vortice polare.

 

L’indebolimento del vortice polare invernale può anche avere un impatto significativo sulla durata e l’intensità delle stagioni. Può provocare periodi di tempo più freddo e prolungato, anche se non costantemente.

 

Questi cambiamenti climatici possono influenzare la circolazione atmosferica globale, generando impatti a lungo raggio. Ad esempio, un indebolimento del vortice polare può portare a condizioni meteorologiche estreme non solo in Europa ma anche in altre parti del mondo.

 

Tuttavia, è importante notare che gli eventi di riscaldamento stratosferico e l’indebolimento del vortice polare non sempre portano necessariamente a un raffreddamento significativo o a ondate di freddo intenso in tutte le regioni, poiché l’effetto può variare a seconda di numerosi fattori atmosferici.

 

In sintesi, il vortice polare, quando disturbato o indebolito da eventi come il riscaldamento stratosferico, può influenzare notevolmente il clima invernale, portando a periodi più freddi e nevosi. Questi effetti possono variare considerevolmente in base a una serie di complesse interazioni atmosferiche, ma tendenzialmente possono avere impatti significativi sull’Italia e su altre regioni.

 

Torniamo al presente

Anche quest’anno rischiamo di imbatterci in un vortice polare abbastanza debole nel corso dell’inverno, come lo è già da diverse settimane. Questo significa che le ondate di freddo potrebbero rivelarsi più frequenti del solito, soprattutto se comparate agli anni scorsi. È chiaro che gennaio e febbraio diventano i mesi più “succulenti” in tal senso. Nelle prossime edizioni proveremo a capire con più affidabilità l’evoluzione meteo della stagione.

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