La città più a nord del mondo è minacciata dal cambiamento climatico
Il ghiacciaio Longyearbreen e il cambiamento climatico a Svalbard
Il ghiacciaio Longyearbreen, un tempo esteso fino al mare, è oggi solo l’ombra di ciò che era. Solo il nome di Isfjorden a Longyearbyen evoca ancora l’idea di qualcosa di congelato.
• Il ghiacciaio Longyearbreen e il cambiamento climatico a Svalbard
• Il clima mite di Svalbard e il suo cambiamento
• Il riscaldamento dell’atmosfera e degli oceani
• Il ritiro dei ghiacci e le conseguenze
• La presenza russa e le politiche norvegesi
• La colonia russa a Svalbard
• Le politiche restrittive della Norvegia
• Il futuro dell’industria del carbone
Il clima mite di Svalbard e il suo cambiamento
Il riscaldamento dell’atmosfera e degli oceani
Il clima di Svalbard, un arcipelago artico situato a poco più di mille chilometri dal Polo Nord, è stato storicamente più mite rispetto ad altre regioni ad alta latitudine come la Siberia, il Canada e la Groenlandia. Le temperature estive variano tra i 5 °C e i 15 °C, mentre in inverno raramente scendono sotto i -30 °C. Questo clima relativamente “mite” ha origine nella Corrente del Golfo, che risale dai Caraibi e scorre lungo la costa occidentale di Svalbard. Tuttavia, la situazione è cambiata negli ultimi anni.
Il ritiro dei ghiacci e le conseguenze
Il rapido ritiro dei ghiacci e la scomparsa dei ghiacciai, oltre a minacciare la sopravvivenza degli orsi polari, stanno causando crepe nelle infrastrutture del territorio, coperto dal permafrost. Frane sempre più frequenti e nuovi edifici costruiti su palafitte sono solo alcune delle conseguenze del riscaldamento globale.
La presenza russa e le politiche norvegesi
La colonia russa a Svalbard
La Norvegia ottenne la sovranità su Svalbard nel 1920 con un trattato internazionale che permetteva a tutti i paesi firmatari di installare basi o sfruttare le risorse dell’arcipelago. Questo spiega la presenza di una colonia russa a Svalbard, che dal 1930 ha operato miniere di carbone a Barentsburg, Pyramiden e Grumant. Oggi, Barentsburg ospita ancora circa 400 russi e ucraini e una miniera ancora in funzione.
Le politiche restrittive della Norvegia
La Norvegia, preoccupata per l’aumento dell’afflusso di stranieri nella regione, ha deciso di implementare politiche più severe nei confronti degli stranieri. La tendenza è quella di un ritorno verso una cultura più nordica, con la raccomandazione di padroneggiare la lingua norvegese per poter lavorare a Svalbard.
Il futuro dell’industria del carbone
Con l’intensificarsi del riscaldamento globale, la Norvegia vuole proteggere ciò che può ancora essere protetto. Un nuovo documento è in lavorazione a Oslo per regolamentare in particolare il turismo delle crociere. Ma soprattutto, l’arcipelago deve smettere di produrre carbone, che è stato a lungo la sua ragion d’essere. Dopo più di un secolo di attività, l’ultima miniera di Longyearbyen, la numero 7, doveva chiudere quest’anno. Tuttavia, la guerra in Ucraina ha portato la Norvegia a estenderne lo sfruttamento per altri due anni.
In conclusione, Svalbard sta affrontando sfide significative a causa del cambiamento climatico, con impatti sia ambientali che geopolitici. La Norvegia e la comunità internazionale dovranno affrontare queste sfide per proteggere l’ambiente unico di Svalbard e garantire un futuro sostenibile per la regione.
