Dalle Alpi all'Era Glaciale per conoscere il futuro del pianeta

Dalle Alpi all'Era Glaciale per conoscere il futuro del pianeta

Risalendo a 10mila anni fa, quando la Terra raggiunse il suo “Optimum climatico”. Che tempo faceva? E’ stata un’era di temperature più miti e che è durata tantissimo: dai 10mila ai 6mila anni fa, con un aumento della temperatura di ben 5 gradi, osserva il glaciologo Renato Colucci, ricercatore all’Isp-Cnr, docente di Glaciologia all’Università degli studi di Trieste.

Lo studio, condotto da Costanza Del Gobbo, titolare del corso “ Global and Regional Climate Change ” all’università degli studi di Trieste, mette in evidenza come, tra 26mila e 21mila anni fa, il clima delle Alpi abbia registrato valori di raffreddamento quasi doppi rispetto alla scala globale. E’ l’epoca in cui il cambiamento climatico raggiunge il suo Ultimo massimo glaciale (Lgm)

In che modo si riusciti a fare questo viaggio nel tempo, presto detto: servendoci di modelli climatici, realizzati mediante algoritmi, e ottenendo una equazione utilizzabile sia per il passato che per il futuro, spiegano i ricercatori dello studio, i quali sono riusciti a “rintracciare”, in quell’arco di tempo che va dai 26mila ai 21mila anni fa, la creazione dei ghiacciai lungo l’arco alpino. Certo, i paleo-ghiacciai non ci sono più, ma grazie alle morene, l’accumulo di sedimenti ben presenti e visibili ancora oggi, nella zona del Tagliamento, a Nord di Udine, del Garda a Nord di Verona, e nel comprensorio Ivrea-Verbano, in Piemonte, come se il modello creato in laboratorio abbia ricalcato perfettamente il profilo degli antichi ghiacciai.

In questo lavoro stato utilizzato un modello climatico regionale (Rcm) sviluppato dall’Ictp innestato nel modello paleoclimatico tedesco del “ Max Planck Institute ” (), che ha permesso di studiare alcuni dei processi fisici che hanno sostenuto i ghiacciai alpini 21mila anni fa. Ma ci che unisce lo studio del clima del passato con quello del presente tutto in un confronto impressionante tra due cifre. Perchè se da 10mila anni a mezzo secolo fa, l’aumento della temperatura del Pianeta stata di 5 gradi, soltanto negli ultimi 30 anni, la temperatura della Terra aumentata di un grado e mezzo. E se i 5 gradi possono essere ascritti a una variazione naturale, quel grado e mezzo soltanto frutto di un cambiamento indotto dall’uomo, aggiunge il glaciologo Colucci, ricordando l’unicità del clima delle Alpi, dove già si registrano 2,5 gradi di aumento del riscaldamento globale, che procede, praticamente, a velocità quasi doppia rispetto alla media globale: un processo dalle conseguenze molto impattanti — sia sulla natura sia sulle possibili migrazioni dell’uomo dalle pianure alle alte valli (come abbiamo scritto su Pianeta 2030, leggi qui ) e che trova, come abbiamo già detto, un precedente in senso opposto nell’ultima glaciazione.

Addentrandoci ancora di più tra i “Proxies geologici”, i fattori che determinano la conoscenza delle temperature in un certo periodo climatico, riusciamo a ricostruire la temperatura del Pianeta ipotizzandolo senza l’avvento dell’era industriale: E’ il bello dei modelli climatici utilizzati: senza un cambiamento indotto del clima, la Terra si sarebbe raffreddata leggermente, sarebbe stata di un decimo di grado più fresca: ma l’uomo ha invertito il trend del moto climatico, accelerandolo di un ordine di grandezza, osservano gli autori dello studio pubblicato dall’università di Trieste, i quali già due anni fa avevano “sconvolto” il mondo, evidenziano l’ineluttabilità dello scioglimento, entro il 2030, del 70 per cento dei ghiacciai alpini al di sotto dei 3.500 metri di altitudine.