C’è però una linea di fondo che sembra prendere il sopravvento, ovvero la carenza di precipitazioni degne di tal nome. Diciamo che fino a questo momento, pur in un contesto di variabilità che ha comunque portato qualche pioggia delle nevicate sui rilievi, non possiamo certo affermare che marzo è stato clemente in termini di precipitazioni appunto.
Possiamo affermare tranquillamente che per il momento è stato un meteo troppo avaro, se non avessimo avuto bisogno di precipitazioni di un certo tipo allora magari sarebbe anche andata bene ma non è questo il caso. C’è bisogno di un vero e proprio cambio di marcia e di un’accelerazione che possa garantirci un buon riempimento delle riserve idriche in vista della prossima estate.
Ma questo cambiamento avverrà oppure no? Beh, in questo momento diciamo che l’Italia viene vista come aria di confluenza tra la circolazione atlantica e quindi un viavai di perturbazioni e l’alta pressione.
Ed ecco che qui nascono le difficoltà dei centri di calcolo internazionali perché un giorno danno maggior peso all’alta pressione dirottando le perturbazioni oltre l’arco alpino, il giorno dopo piazzano su di noi la struttura anticiclonica con tutte le conseguenze del caso.
Fino a quando non avremo maggiori certezze evolutive non potremmo sicuramente dire che il problema della siccità è alle spalle. Anzi, per il momento il problema della siccità resta ed è necessario che si risolva al più presto.