La variabilità climatica è un fenomeno naturale che può essere influenzato da diversi fattori, come le oscillazioni oceaniche, esempio El Niño e La Niña, le correnti atmosferiche e le attività umane, tra gli altri. Con il cambiamento climatico che sta avvenendo a livello globale, è difficile prevedere quando e se ci saranno stagioni nella media nel futuro.
La “sfida meteo” che l’umanità sta affrontando attualmente è, senza dubbio, una delle più impegnative nella sua storia. L’aumento della popolazione globale, che ora conta miliardi di persone, rende il problema ancora più urgente e complesso. Le “conseguenze dei cambiamenti climatici” stanno diventando sempre più evidenti, con fenomeni meteorologici estremi e che hanno tempi di ritorno inferiori, e che quindi si verificano con maggiore frequenza e intensità.
Nel corso della storia dell’uomo abbiamo affrontato numerose sfide climatiche, come le glaciazioni, le carestie, le siccità che hanno causato innumerevoli vittime. Tuttavia, l’umanità è riuscita a sopravvivere e ad adattarsi a queste condizioni avverse, grazie alla sua capacità di innovazione e alla resilienza. Ma tutto ciò è avvenuto in centinaia di anni, con un numero di individui molto inferiore a quello attuale.
Il futuro, anzi, l’oggi, però, presenta una sfida ancora maggiore: i cambiamenti climatici si stanno verificando a un ritmo molto più rapido rispetto al passato, rendendo difficile per le popolazioni e gli ecosistemi adattarsi in tempo. Inoltre, l’impatto di questi cambiamenti è amplificato dalla pressione demografica e dalla crescente domanda di risorse naturali, come l’acqua e il suolo fertile.
Le tendenze al riscaldamento globale e all’estremizzazione delle condizioni meteorologiche sono in gran parte attribuite all’attività umana, in particolare alle emissioni di gas serra. Per ridurre l’impatto di queste tendenze è necessario intraprendere azioni significative per ridurre le emissioni e promuovere l’uso di energie rinnovabili e tecnologie sostenibili.
L’introduzione di queste in parte dell’Europa rischiano di avere un effetto boomerang sulle loro economie, e ben poco sul clima. L’Europa sta invecchiando, l’Europa è ricca e ha delocalizzato le fabbriche inquinanti verso il sud est asiatico, la Cina, e quelle amplissime aree fanno parte dello stesso nostro Pianeta, non di Marte. Non è in programma una riduzione delle altissime emissioni di gas serra dei Paesi manufatturieri. Ciò non vuol dire che non avremo risultati positivi, anzi, li avremo nei nostri tessuti urbani, nell’ambiente naturale, nella qualità dell’aria che respireremo, ma sul clima non avranno efficacia.
Nel frattempo, gli scienziati e i meteorologi continueranno a studiare e monitorare le tendenze climatiche per fornire previsioni più accurate e informazioni utili agli agricoltori, ai responsabili delle politiche e alla popolazione in generale. Queste informazioni possono aiutare a prendere decisioni informate per adattarsi ai cambiamenti climatici e ridurre i rischi associati a eventi meteorologici estremi. Ma fateci caso, hanno efficacia soprattutto da noi, in Occidente, mentre ogni anno, i fenomeni meteo estremi uccidono direttamente o indirettamente, decine di migliaia di persone nel resto del Pianeta.
Ma in questa circostanza la colpa non è nostra, bensì del sistema di informazione antiquato di quei Paesi, perché soprattutto gli Stati Uniti d’America, liberalizzando i loro modelli matematici, offrendo gratis previsioni meteo, dati per elaborare bollettini meteorologici di allerta meteo. Un atto di generosità, quello americano, che sfruttiamo anche in Europa. Noi europei che al pari degli americano, disponiamo di un nostro modello matematico, ECMWF, che ci teniamo per noi, o meglio, viene ceduto dietro canoni elevatissimi. E ciò è indecente se si considera che siamo i responsabili maggiori dell’attuale situazione del clima perché “l’Era industriale” è iniziata da noi in Europa, e siamo noi ad aver iniziato ad inquinare il Pianeta.
Per quanto riguarda il Mediterraneo centrale e l’Italia, le previsioni da metà Aprile suggeriscono un ritorno a condizioni di maggiore normalità per le piogge, mentre c’è il palese rischio che avremo una stagione estiva molto calda. Tuttavia, queste previsioni possono cambiare rapidamente e saranno aggiornate periodicamente.
È possibile che il riscaldamento globale con le temperature più elevate possano portare a un aumento dei temporali e delle precipitazioni intense. Questi fenomeni potrebbero avere conseguenze negative sull’agricoltura, l’ambiente e le infrastrutture a causa di alluvioni lampo, dissesto idrogeologico, allagamenti. E poi, specie in agricoltura, più temporali estivi avremo, maggiori danni causati da grandinate devastanti ci saranno.
In conclusione, è difficile prevedere quando, o se, avremo stagioni nella media in futuro a causa dei numerosi fattori che influenzano il clima e delle incertezze associate alle previsioni a lungo termine. È determinante investire risorse per studiare e monitorare le tendenze meteo climatiche, oltre che adattarsi alle sfide che il cambiamento climatico presenta.