
REPORTAGE METEO E CLIMA. La descrizione di eventi atmosferici estremi del passato non prospettano ciò che avremo nel futuro, in quanto alcune situazioni meteo non sono replicabili allo stesso modo. Ma non solo, i cambiamenti del clima stanno alterando varie dinamiche, esasperando gli estremi, con nuovi record di temperatura. L’Europa e l’Italia, nell’ultimo decennio hanno patito di una minore entità e durata delle ondate di freddo rispetto al periodo precedente, e ciò potrebbe non essere responsabilità dei soli cambiamenti climatici, ma anche delle assai note fluttuazioni del clima.


Viviamo, o ci fanno sembrare i cambiamenti climatici nel terrore che possa giungere una sorta di fine del Mondo. Per carità, i cambiamenti ci sono eccome, ed è innegabile che vi siano responsabilità dovute all’avvento dell’epoca industriale. Però, da sempre anche le fluttuazioni climatiche hanno alterato il clima, si veda la Piccola Era Glaciale o il periodo caldo medioevale. Però, quei periodi non giustificano ciò che succede ai giorni d’oggi, magari potrebbero evidenziare che alcuni eventi estremi sono alterati da altre dinamiche e non solo all’aumento di CO2 in atmosfera.
Orbene, il punto è questo, fluttuazioni del clima e cambiamenti climatici ci daranno un clima nuovo, e NON siamo pronti ad affrontarlo. La nostra serie di articoli racconta cosa avvenne in passato, e pensate che solo nel 2012 ci fu un’emergenza neve e gelo non indifferente, ovvero, appena ieri, eppure siamo in piena fase di cambiamento del clima, e nel Mediterraneo si attendono i primi 50 gradi estivi.
Quando si tratta di grandi ondate di gelo, le annate più frequentemente ricordate sono quelle in cui il gelo, spesso accompagnato da grandi nevicate, ha colpito in maniera durissima, ma non sempre a lungo.
Un esempio è il 1985, quando l’ondata di gelo portò temperature “siberiane” fin sull’Italia, ma durò “solo” una quindicina di giorni; anche se poi freddo e neve tornarono in marzo.
Un altro esempio più recente è quello del febbraio 2012: anche in quel caso il gelo interessò in maniera crudissima gran parte d’Italia e ci furono nevicate epocali dalla Romagna in giù, ma dopo metà mese il clima tornò mite.
Ancor più breve fu la “burianata” di fine anno nel 1996 con la grande neve padana. E di esempi simili se ne possono fare molti, fino ad arrivare ai più recenti di fine 2014 o fine febbraio e inizio marzo 2018: eventi notevoli ma di durata assai limitata, nel contesto di inverni nel complesso miti o normali.
L’inverno del 1962/63 fu diverso e unico, almeno negli ultimi 60 anni, per la costanza e la durata del gelo, superiori anche a quelle di inverni anteriori mitici come il 1929 o il 1956. Colpì gran parte del continente, ma soprattutto l’Europa Occidentale. In Gran Bretagna e Francia si stabilirono diversi e tuttora imbattuti record di freddo. Il freddo iniziò a dicembre, si fece terribile tra gennaio e febbraio e proseguì fino alla prima settimana di marzo, con pochissime interruzioni.
In Italia il primo gelo intensissimo giunse a Natale, poi dopo una pausa, tornò il 12 gennaio e il clima, almeno al Nord, rimase rigidissimo fino a inizio marzo, con qualche pausa solo estemporanea.
A Verona, già il mese di dicembre 1962 fu molto freddo, con solo una notte senza gelo e una temperatura minima assoluta di -10,1°C il giorno 27. Dopo un breve intermezzo più mite a inizio nuovo anno, il gelo tornò prepotente a partire dal giorno 12 gennaio, per non abbandonare più la città fino all’8 marzo, con punte minime mensili di -13,3°C a gennaio, -12,2°C a febbraio e -7,9°C a marzo.
Ben più a sud, anche Roma ebbe una lunga fila di notti con temperature sotto zero, frequenti già a dicembre, continue nella seconda metà di gennaio, con valori fino a -7,4°C il giorno 15 e altre due volte sotto i -6°C il 23 e il 30 del mese, e poi di nuovo tra febbraio e marzo, con il record di freddo mensile di marzo, ad oggi imbattuto, di -6,5°C il giorno 2.
La caratteristica di questo inverno fu la costanza del freddo più che le punte di gelo raggiunte. Ad esempio, sempre a Verona, i limiti di freddo assoluto risalgono al 1985 e al 1956 con -18,4°C. Ma i record mensili non mancarono e non furono nemmeno pochi.
Ne abbiamo raccolto qualcuno: San Valentino alla Muta -23,3°C a gennaio; Bolzano -16,5°C a dicembre; Treviso Istrana -15,6°C a gennaio; Venezia –13,6°C a gennaio (record assoluto) e -12,6°C a febbraio; Parma -20,3°C a gennaio (record assoluto); Ancona Falconara -13,2°C a febbraio; Roma Ciampino -6,5°C a marzo; Termoli -4,0°C a marzo; Bari -3,0°C a febbraio; Napoli -4,0°C a marzo; Potenza -9,0°C a marzo.
Ghiaccio e pesanti nevicate fecero da corollario a tutto questo grande freddo. Ci ritorneremo.

