Riscaldamento globale, cambiamenti climatici, Nina, Nino, Stratwarming. Sono solo alcuni dei termini meteo climatici entrati a far parte del nostro vocabolario.
Un tempo, in molti lo ricorderanno, la meteorologia era molto più “amichevole”. Niente termini complicati, previsioni nel vero senso della parola. Punto. Negli ultimi decenni è evidente che qualcosa è cambiato, anzi siamo difronte a un vero e proprio stravolgimento.

Purtroppo è diventato tutto più complicato. In primis la comunicazione, perché l’uso dei social ha modificato radicalmente anche il modo di presentare certi argomenti. Poi c’è il business, legato anch’esso all’esigenza di comunicare in un certo modo.
Poi c’è il tempo, quello atmosferico, che negli ultimi decenni è cambiato eccome. Certi fenomeni, estremi, che una trentina d’anni fa capitavano una volta ogni tanto, ultimamente appaiono con una frequenza preoccupante. E’ evidente, quindi, che si sia difronte a un’altra epoca meteo climatica all’interno della quale raccontare certi eventi è complicato.
Gli inverni, venendo al tema dell’articolo, non saranno più quelli di una volta. No, non nevica più come prima, ce ne siamo accorti. Nevicate di un certo tipo accadono sporadicamente e sarà così anche nei prossimi anni. Le attuali proiezioni, ad esempio, sembrano ricalcare quelle dell’anno scorso: Inverno mite, con poco o pochissima neve.
L’anno scorso tali proiezioni stagionali ci azzeccarono in pieno, quest’anno non vogliamo commettere l’errore di sottovalutarle. Se poi andrà diversamente saremo qui a commentare altre situazioni, ma fin tanto che i centri di calcolo internazionali suggeriscono certi scenari non possiamo fare a meno di prenderne atto.
D’altronde è da anni che si va avanti così. Inverni miti, spesso anticiclonici, con pochissima neve. Freddo ridotto al lumicino e manovre stratosferiche che puntualmente non portano da nessuna parte. Prendiamone atto e andiamo avanti, con la speranza che si tratti semplicemente di un periodo climatico destinato a terminare.