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Ci sono almeno 15 mila rocce spaziali vaganti da individuare e tracciare. Ciascuna di queste rocce ha il potenziale di liberare l’energia equivalente a centinaia di milioni di tonnellate di tritolo, in caso di ipotetica collisione con la Terra.

La minaccia degli asteroidi, si studia un modo per minimizzare i rischi
Un algoritmo servirà ad individuare tutti gli asteroidi potenzialmente pericolosi non ancora noti

Gli asteroidi che si muovono relativamente vicini alla Terra sono stimati essere 25 mila, fra quelli con diametro di almeno 140 metri. In sostanza ne conosciamo meno della metà. La restante parte rimane per il momento inosservata, ma trattandosi di asteroidi in grado di impattare sulla Terra è urgente trovarli.

Algoritmo a caccia di asteroidi fra i miliardi di punti luce nello Spazio

Per giungere a questo obiettivo è stato messo in campo Thor. Si tratta di un algoritmo sviluppato dall’Asteroid Institute della B612 Foundation, che consente ai ricercatori di scoprire asteroidi, senza la necessità di raccogliere ulteriori osservazioni astronomiche o avviare nuove ricerche di asteroidi.

 

L’attività di Thor non è direttamente legata all’osservazione diretta della volta celeste con il telescopio, ma allo storico. Dentro Thor sono infatti inseriti dati già acquisiti da altri telescopi ed immagini anche datate. Il suo algoritmo rimette insieme le traiettorie dei frammenti.

 

I primi risultati dell’algoritmo hanno permesso di appurare la scoperta immediata di 104 nuovi asteroidi, confermati dal Minor Planet Center,  dopo aver passato al setaccio immagini vecchie di anni, 412 mila delle quali erano negli archivi digitali del National Optical – Infrared Astronomy Research Laboratory.

 

Queste immagini coprivano appena un mese di osservazione, il settembre 2013. Solo questo consente di capire le notevoli potenzialità di Thor e quanti nuovi asteroidi potrebbero venire alla luce. Solitamente gli asteroidi vengono scoperti quando una porzione di cielo viene fotografata più volte nella stessa notte.

 

Le stelle e galassie lontane corrispondono a punti luce che restano immobili tra una foto e l’altra, mentre i corpi celesti più vicini alla Terra si muovono rapidamente e quindi i loro punti luce cambiano posizione nel corso della stessa notte. Servono più immagini di raffronto per individuare con certezza questi asteroidi.

 

Thor quindi avrebbe modo di individuare gli asteroidi tra i 68 miliardi di punti luce cosmica presenti nelle immagini del National Optical – Infrared Astronomy Research Laboratory, stabilendo quanti di essi siano effettivamente asteroidi e quanti dei punti luce scattati in momenti diversi ritraggano lo stesso asteroide.

Nuovo modo di osservazione degli asteroidi

In 68 miliardi di punti luce sussistono migliaia di possibili orbite da calcolare. Tale compito necessità dell’ausilio di una grande potenza di calcolo. L’archiviazione di dati distribuita su Internet e il contributo di Google e della sua piattaforma cloud lo hanno reso possibile.

 

Secondo la tesi dei ricercatori, Thor non solo ha la capacità di scoprire nuovi asteroidi a partire da vecchi dati, ma potrebbe anche trasformare il modo in cui si osservano gli asteroidi, ad esempio basandosi sul tempo reale delle osservazioni provenienti dai telescopi di tutto il mondo.

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