
(METEOGIORNALE.IT) Descriverla in termini semplici la transizione energetica è relativamente facile; più difficile appare, ovviamente, renderla attuabile, dato il “mare” che proverbialmente esiste tra il “dire” e il “fare”.
Ma vediamo insieme la sua definizione, ma anche le modalità della sua indispensabile (ma anche possibile) realizzazione.
La transizione energetica, alla quale si punta attualmente è un semplice ma fondamentale passaggio tra una modalità di produzione energetica legata e dipendente da fonti non rinnovabili, ad un’altra, basata esclusivamente su fonti rinnovabili. Tra le prime ricordiamo il petrolio, il gas naturale, il metano e il carbone; mentre le seconde sono quelle di tipo eolico, geotermico e fotovoltaico.
Più questo processo di trasformazione si concretizza, più si ottiene la “pulizia” di determinati settori particolarmente inquinanti (come i trasporti, ad esempio); inoltre, grazie alla digitalizzazione delle reti si ottiene un sensibile miglioramento dell’efficienza energetica globale.
Altre transizioni epocali hanno preceduto, nei tempi passati, quella attuale. Ricordiamo, ad esempio, quella verificatasi nel XIX secolo, con il passaggio dal legno al carbone; oppure quella del secolo successivo, il ventesimo, con l’avvento del petrolio a discapito del carbone.
Quello, però, che rende diversa la transizione energetica che stiamo attraversando rispetto a quelle che l’hanno preceduta è l’esigenza assoluta, non più prorogabile, di proteggere la Terra dall’inquinamento. Per questo motivo si sta cercando di accelerare il processo agevolandone economicamente l’attuazione; ciò è dimostrato, nell’ultimo decennio, dall’importante diminuzione dei costi delle tecnologie che utilizzano le fonti rinnovabili (i costi del solare fotovoltaico, ad esempio, sono scesi dell’80%; quelli dell’eolico di circa il 60%).
Dato che la più elevata quantità di energia viene consumata nei luoghi dove vive un numero rilevante di persone e dove, di conseguenza, viene svolta la maggior parte delle attività umane (cioè le città), è proprio in queste ultime che la transizione energetica deve trovare la sua massima espressione e, per esse stesse, rappresentare una priorità assoluta.
Le azioni che si stanno intraprendendo in quest’ottica sono essenzialmente di due tipi: uno riguarda la ristrutturazione degli edifici esistenti, con l’apporto di materiali e tecnologie di ultima generazione in grado sia di contenere i consumi, sia di massimizzare le risorse utilizzate; l’altro riguarda la realizzazione di nuove costruzioni dotate già in partenza di impianti basati sulla medesima filosofia, quella del risparmio energetico e dell’abbattimento dell’effetto negativo che il consumo di energia ha sul nostro intero ecosistema.
Principalmente coinvolti nel processo di transizione energetica sono, quindi, i settori relativi all’edilizia, all’ingegneria e all’architettura, ciascuno dei quali deve modulare, nell’ambito del proprio intervento, adeguati sistemi di generazione dell’energia e di relativi metodi di distribuzione e di controllo della stessa.
Quasi tutte le città più importanti del mondo stanno agendo in questo senso, modificando radicalmente il proprio approccio in relazione a queste problematiche. Un esempio di soluzione urbana è rappresentato dal teleriscaldamento. Si tratta di una modalità di riscaldamento basata sulla distribuzione capillare, attraverso un dedalo di tubi sotterranei, di acqua surriscaldata, o di vapore, che proviene da un grosso impianto centrale di produzione energetica.
In pratica, questa sorta di riscaldamento a distanza, ottenuto impiegando un’unica centrale termica e una fitta rete di distribuzione, evita l’installazione di centinaia di migliaia di caldaie singole (una per ogni abitazione), con un conseguente, per nulla irrilevante, risparmio energetico globale. Per la cronaca, una delle città che maggiormente sfrutta questo tipo di riscaldamento è Stoccolma.
Altra soluzione è rappresentata da un nuovo modo di considerare la costruzione degli edifici, riconoscendone il ruolo di protagonisti attivi della transizione energetica che si vuole perseguire.
In questo senso, moltissime ricerche e sperimentazioni vengono fatte per andare oltre alcuni limiti estetici e tecnici che ancora presentano costruzioni con queste velleità.
Ma la strada è intrapresa. L’importante è che non si dimentichi che le innovazioni tecnologiche, da sole, non bastano. Una transizione energetica efficace ed avanzata deve partire da uomini con maggiore consapevolezza della propria responsabilità nella salvaguardia dell’intero pianeta. Insomma, prima di ogni cosa, c’è bisogno di una vera e propria transizione umana. (METEOGIORNALE.IT)
