
La scoperta che ribalta tutto
Centocinquanta milioni di metri cubi d’acqua al secondo. Non è un’astrazione teorica: è la portata reale della Corrente Circumpolare Antartica, la massa d’acqua in movimento più grande e possente che esista sulla Terra. Per fare un confronto che dia almeno l’idea della scala: si parla di 100 fino a 150 volte il volume combinato di tutti i fiumi del mondo messi insieme. Il Rio delle Amazzoni, il Congo, il Mississippi, tutti insieme, in un unico calderone, non ci si avvicinano nemmeno.
Eppure, fino al febbraio 2024, non sapevamo davvero come questa corrente fosse nata. Credevamo di saperlo, che è ben diverso.
La vecchia teoria: logica, lineare e sbagliata
Per decenni la spiegazione dominante era quasi elegante nella sua semplicità. Circa 34 milioni di anni fa, la deriva dei continenti aveva separato l’Antartide dall’Australia a est e dal Sud America a ovest, aprendo due varchi nell’Oceano Antartico: il Passaggio di Drake a ovest e il Passaggio di Tasmania a est. I geologi ritenevano che bastasse quello. Varchi aperti, acqua che scorre, corrente che si forma.
Insomma, la logica del tubo: apri il rubinetto, l’acqua passa.
Peccato che la realtà non funzioni così. Almeno, non sempre.
Febbraio 2024: i sedimenti raccontano un’altra storia
Uno studio pubblicato su Nature Geoscience nel febbraio 2024, condotto da Dimitris Evangelinos e un team internazionale che include l’Università di Barcellona, l’Imperial College di Londra e l’Instituto Andaluz de Ciencias de la Tierra, ha rianalizzato carote di sedimenti oceanici del Pacifico meridionale e dell’Oceano Indiano meridionale, raccogliendo dati che coprono gli ultimi 31 milioni di anni.
Il risultato è stato scomodo, per usare un eufemismo.
I dati indicano che una corrente circumpolare paragonabile a quella odierna non esisteva prima del raffreddamento del tardo Miocene, intorno ai 12-14 milioni di anni fa. Venti milioni di anni dopo l’apertura dei passaggi. Venti milioni.
Non è un’imprecisione di misura. È una revisione fondamentale di ciò che sapevamo.
Non bastava aprire i cancelli
Lo studio ribalta l’ipotesi più accettata: la corrente non aveva causato la glaciazione antartica, bensì ne era la conseguenza. Il ghiaccio era venuto prima, non dopo. E questo cambia tutto il modello causale che avevamo costruito.
Come funziona, allora, la sequenza reale? Oltre al condizionamento tettonico, è stata l’espansione del ghiaccio antartico e del ghiaccio marino a partire dalla Transizione Climatica del Miocene Medio (circa 14 milioni di anni fa) a svolgere un ruolo cruciale: ciò ha portato a un maggiore contrasto di densità e all’intensificazione dei Venti Occidentali Australi nell’Oceano Antartico, stabilendo un flusso circumpolare profondo e vigoroso.
Tradotto: servivano i ghiacci polari per potenziare i venti. I venti per spingere l’acqua con forza sufficiente. E solo allora il circuito si chiudeva davvero.
Togliere un elemento qualsiasi da quella sequenza precisa – ghiaccio, poi venti, poi corrente chiusa – e il sistema non decolla. Un po’ come certi motori a catena: se manca anche solo un anello, non parte niente.
Uno scudo invisibile intorno al continente bianco
C’è qualcosa di quasi paradossale, in tutto questo. La corrente che non riusciva a formarsi per 20 milioni di anni è la stessa che oggi protegge l’Antartide dal resto del mondo. La Corrente Circumpolare Antartica connette i tre principali bacini dell’Oceano Antartico e regola il trasporto di nutrienti ed energia verso le regioni a bassa latitudine. Come spiega la professoressa Isabel Cacho dell’Università di Barcellona, nell’Artico gli effetti del Riscaldamento Globale sono molto più intensi rispetto all’Antartide, e questo è proprio grazie all’isolamento termico generato dalla corrente circumpolare, che impedisce alle acque calde di raggiungere il continente bianco.
Senza quella corrente, insomma, l’Antartide assomiglierebbe molto di più all’Artico. E il clima globale sarebbe un sistema radicalmente diverso.
Che stiamo costruendo
L’Oceano Antartico circola senza essere bloccato da nessuna massa continentale, rendendo la Corrente Circumpolare Antartica uno dei principali motori del sistema climatico globale. Le concentrazioni di CO₂ atmosferica erano intorno a 600 ppm circa 34 milioni di anni fa, un livello non raggiunto da allora, anche se alcuni scenari climatici futuri suggeriscono che potrebbe essere superato entro la fine di questo secolo.
E qui la storia geologica smette di essere solo storia. Comprendere questi meccanismi è essenziale per capire le dinamiche oceaniche attuali e future, e soprattutto per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici.
Perché se sappiamo che quella corrente non è invulnerabile, che ha richiesto una sequenza delicata di eventi per formarsi, allora dobbiamo chiederci cosa succederebbe alterando alcuni di quegli ingredienti. Il ghiaccio, per esempio. I venti. La densità delle acque. Tutte variabili che il Riscaldamento Globale in corso sta già modificando, con un’energia e una velocità che la geologia non aveva mai visto.
Un errore lungo 20 milioni di anni
Quello che rimane, alla fine, è una certa vertigine epistemica. Per decenni la comunità scientifica aveva costruito modelli su un’assunzione sbagliata, non per negligenza, ma perché la logica sembrava reggere. I passaggi si erano aperti, la corrente esisteva, il collegamento pareva ovvio.
I sedimenti hanno detto di no. L’emergere di una Corrente Circumpolare Antartica omogenea, profonda e vigorosa non era collegata unicamente all’apertura dei varchi oceanici del sud durante la Transizione Eocene-Oligocene. Serviva qualcosa di più. Serviva il tempo, il ghiaccio, i venti.
Il pianeta, come sempre, ha fatto a modo suo. Con 20 milioni di anni di ritardo rispetto alle nostre previsioni.
Credit
Nature Geoscience – Late Miocene onset of the modern Antarctic Circumpolar Current (Evangelinos et al., 2024)
ScienceDaily – Study challenges the classical view of the origin of the Antarctic Circumpolar Current
Imperial College London – Scientists reveal the surprising origins of Earth’s largest oceanic engine
GEOTRACES – The development of the modern Antarctic Circumpolar Current
Springer Nature Communities – A modern Antarctic Circumpolar Current did not exist before the Late Miocene (Evangelinos, 2024)