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      Home » Coronavirus, parlare di seconda ondata è fuorviante: ecco perché
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      Coronavirus, parlare di seconda ondata è fuorviante: ecco perché

      Il concetto di seconda ondata di covid fa credere che la prima è terminata, quando non è così.

      Rita Abis
      Rita Abis
      Pubblicato: 26/06/2020
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      4 Min Lettura
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      Dopo i nuovi contagi a Pechino, subito si è cominciato a parlare di una seconda ondata di covid-19, in autunno.

      Sappiamo perfettamente che la maggior parte della popolazione mondiale è ancora molto vulnerabile al virus, e  che la Covid-19 sarà tra noi fino a quando non avremo un vaccino per poter immunizzare una grossa fetta di persone.

      Coronavirus, esempio di grafico, Credits iStockPhoto

      Il concetto di seconda ondata epidemica è, almeno in parte, problematico, per due ragioni ben precise: uno perché accentua il paragone sorretto tra covid e influenza, secondo perché dà per scontato che ci siamo ormai lasciati la prima ondata alle spalle.

       

      In chi non fa dell’epidemiologia il proprio mestiere, l’idea di una seconda ondata deriva da un confronto inesatto tra Covid-19 e la stagionalità del virus influenzale.

      Un articolo su The Conversation spiega che la tentazione di confrontare la SARS-CoV-2 è molto forte, perché le ultime pandemie note sono state di influenza.

      Ma come sappiamo, il nuovo coronavirus è molto più letale e comporta un numero molto più alto di infezioni gravi e ricoveri ospedalieri.

       

      Le differenze però non finiscono qui. Il virus influenzale ha un andamento stagionale: compare in ogni emisfero all’inizio dell’autunno, avanza durante l’inverno e si attenua fino quasi a scomparire in estate, complici l’aumento dell’umidità e dei raggi UV, insieme all’abitudine di stare all’aperto.

      Questo ciclo si ripete ogni anno, con il virus che muta abbastanza rapidamente da impedire un’immunità permanente.

       

      Non sappiamo ancora se l’andamento delle stagioni ha reali effetti anche sul SARS-CoV-2. E’ possibile che alcuni fattori, come l’influenza del clima sulla velocità di evaporazione dei droplets infettivi, abbiano effetto sulla trasmissibilità del virus in estate, il fatto che il patogeno sia completamente nuovo e che la maggior parte della popolazione non lo abbia incontrato, è sufficiente ad affossare ogni vantaggio offerto dalla bella stagione.

      Può darsi che la trasmissione si riduca mentre trascorriamo le giornate all’aperto, ma non possiamo aspettarci che il virus sparisca, per non ricomparire più aggressivo in autunno.

       

      Si lega a ciò il nostro problema.

      Quando parliamo di seconda ondata stiamo dicendo che dalla prima siamo completamente usciti, quando il virus in realtà è ancora attivo, anche se circola comunque in modo più contenuto.

      Il concetto di seconda ondata sembra veicolare l’idea del ritorno inevitabile del virus, come se non potessimo fare niente per impedire i danni visti questa primavera 2020.


      Non siamo tra due ondate: non siamo alla mercè di un virus da affrontare completamente disarmati. Piuttosto, siamo riusciti a limitare fortemente la circolazione del coronavirus grazie a misure drastiche come il lockdown e l’adozione di comportamenti di responsabilità comune, come l’utilizzo delle mascherine, lavarsi le mani e mantenere il distanziamento fisico.

      Questi accorgimenti sono molto efficaci nel limitare la circolazione del virus, e indipendentemente da ciò che accadrà, far passare il concetto di una seconda ondata inevitabile, rischia di togliere importanza ai nostri comportamenti nella prevenzione dei contagi.

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      TAG:biologiacontagi coronaviruscoronavirusCOVID-19distanziamento socialedurata pandemiaemergenza coronavirusemergenza sanitariaevoluzionefase 2fase dueistruzioneItaliaOMSpandemiapandemia coronaviruspandemia da coronavirussalutescienzavirus
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