Capire il meteo del futuro guardando a un passato lontanissimo. È questa la sfida raccolta da un team internazionale di scienziati che ha deciso di analizzare il comportamento dell’ENSO (El Niño-Southern Oscillation) durante il Miocene, un’epoca geologica conclusasi circa 5 milioni di anni fa.
Lo studio, coordinato dal Professore Associato Yiwen Li dell’Università Cinese di Geoscienze di Pechino e dal ricercatore Jilin Wei dell’Istituto di Fisica dell’Atmosfera presso l’Accademia Cinese delle Scienze, ha visto la partecipazione attiva di diversi coautori, tra cui Yujun Wang, primo autore del paper e anch’egli ricercatore presso l’Università Cinese di Geoscienze.
La domanda che sorge spontanea
Ma come si fa a studiare fenomeni meteorologici di milioni di anni fa con precisione? Il gruppo di ricerca ha impiegato uno strumento sofisticato. Che ha richiesto mesi di lavoro. Il modello climatico accoppiato atmosfera-oceano FGOALS-g3, capace di simulare le interazioni tra mare e cielo su scale temporali climatiche.
Ma non è tutto. Le simulazioni sono state realizzate utilizzando le condizioni al contorno caratteristiche proprio del Miocene, fornite dal framework MioMIP1, un protocollo specifico per modellizzare il clima di quel periodo. Come vedete, un setup di condizioni meteo molto complesse. Ecco perché la ricerca gode di molta veridicità.
Come hanno lavorato gli esperti
Analizzando lo stato termico medio del Pacifico equatoriale orientale, pur restando relativamente fredda in termini assoluti, risponde all’aumento della CO₂ con un riscaldamento decisamente più marcato rispetto al resto del Pacifico tropicale.
In pratica, la sua temperatura sale più in fretta se la concentrazione di CO₂ cresce. Un dettaglio non da poco, diciamolo, considerando che proprio qui si monitorano gli effetti principali dell’ENSO. Un riscaldamento non uniforme altera il gradiente termico zonale, un pilastro fondamentale nell’interazione oceano-atmosfera.
Proprio per questa ragione, gli autori hanno ritenuto opportuno approfondire le variazioni d’intensità dell’ENSO e i cambiamenti nel suo comportamento spazio-temporale di fronte a scenari differenti. Il team ha progettato quattro esperimenti di sensibilità alla CO₂ riferiti al Miocene, lasciando identiche le altre condizioni, e testando concentrazioni di 280, 560, 840 e 1120 ppmv.
Che cosa è emerso
La risposta dell’ENSO all’aumento della CO₂ non è affatto lineare. Chi si aspettava un crescendo continuo rimarrà deluso. L’intensità della variabilità del fenomeno raggiunge il picco massimo nello scenario con concentrazione tripla, mentre paradossalmente Cala quando la concentrazione quadruplica. Una curva inaspettata. I motivi non sono ancora del tutto chiari e risultano tuttora oggetto di studio.
Insomma, al di là di quanto paventato in questo articolo, questi risultati ci dicono chiaramente che l’aumento della CO₂ può modificare drasticamente e in modi tutt’altro che prevedibili la dinamica dell’ENSO, con condizioni meteo spesso e volentieri imprevedibili.