Riscaldamento intenso a 1 hPa: inversione dei venti
Al livello di 1 hPa, quindi nella parte più elevata della stratosfera polare, si osserva un’anomalia termica positiva ampia e molto intensa. Il dato dinamicamente più rilevante è l’inversione dei venti zonali, che passano da occidentali (westerlies) a orientali (easterlies). Questo è uno dei criteri chiave che definiscono un Major SSW: non si tratta solo di un riscaldamento termico, ma di una vera e propria riorganizzazione del bilancio dinamico del vortice polare.
In questa fase, l’energia delle onde planetarie (in particolare le onde di Rossby troposferiche che propagano verso l’alto) sta depositando momento e calore in stratosfera, comprimendo e deformando la struttura del vortice.
La situazione a 10 hPa: vortice ancora integro ma indebolito
Diverso, almeno per ora, è il quadro a 10 hPa, livello più rappresentativo ai fini degli effetti potenziali sulla troposfera. Qui il riscaldamento appare ben strutturato ma ancora asimmetrico, concentrato su un settore del Polo. Il nucleo freddo principale del vortice polare stratosferico mantiene una certa coesione e continua a ruotare, sebbene in condizioni di evidente stress dinamico.
In altre parole, possiamo ancora parlare di un vortice polare unico, non completamente diviso (split) né dislocato in modo definitivo. Tuttavia, la sua struttura è visibilmente indebolita e soggetta a erosione dall’alto.
La fase cruciale: propagazione verso il basso
La vera partita si giocherà nei prossimi 5–7 giorni. Perché un SSW produca effetti significativi sul tempo alle medie latitudini – Europa compresa – è fondamentale che l’anomalia calda e l’inversione dei venti si propaghino fino a 10 hPa e successivamente ai livelli inferiori della stratosfera.
- Possibile displacement del vortice verso un settore continentale;
- Oppure vera e propria scissione (split) in due lobi principali;
- Aumento della probabilità di blocchi anticiclonici alle alte latitudini;
- Maggiore rischio di irruzioni fredde tardive verso Europa e Nord America.
Al contrario, se il riscaldamento restasse confinato ai livelli più alti senza un’efficace discesa dinamica, l’impatto troposferico potrebbe risultare più limitato o diluito nel tempo.
Un vortice sotto attacco, ma non ancora sconfitto
Ad oggi il vortice polare non è collassato: è però chiaramente sotto pressione. L’eventuale passaggio a venti orientali anche a 10 hPa rappresenterebbe il punto di svolta, sancendo un Major Warming pienamente sviluppato dal punto di vista dinamico.
In questo tipo di configurazioni, la cautela interpretativa è fondamentale. Gli effetti al suolo non sono mai automatici né immediati: dipendono dall’interazione complessa tra stratosfera e troposfera, dalla fase degli indici emisferici (AO e NAO) e dalla risposta del getto polare.
I prossimi aggiornamenti modellistici saranno decisivi per comprendere se ci troviamo di fronte a un semplice episodio di disturbo oppure all’avvio di una fase capace di rimescolare in modo significativo la circolazione emisferica nella parte finale dell’inverno meteorologico.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e GFS per le previsioni meteorologiche.