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Ormai ogni volta che fa freddo si urla al gelo, all’evento storico. Sarà pur vero che varie località si trovano afflitte da ondate di freddo che non succedevano da decenni, ma dobbiamo anche annoverare il fatto che questi eventi negli ultimi tempi sono attenuati dal Riscaldamento Globale. Il Pianeta diventa più caldo, ed è ormai prossimo a registrare ben +1.5°C sopra il valore medio del periodo pre-industriale. Tuttavia, al fine di capire cosa può essere freddo, ho deciso di cercare dei dati di un evento atmosferico di reale rilevanza storica.

 

La Piccola Era Glaciale, quanto fu fredda: i dati

La Piccola Era Glaciale (PEG), o Little Ice Age (LIA), fu un periodo climatico caratterizzato da temperature mediamente più basse rispetto alle epoche precedenti e successive, approssimativamente dal XIV al XIX secolo (circa 1300-1850). Non si trattò di una vera e propria “era glaciale” globale come le grandi glaciazioni pleistoceniche, ma di una fase di raffreddamento regionale, particolarmente marcata nell’emisfero settentrionale, con variazioni significative tra continenti, stagioni e decenni. Le cause principali includono minimi solari prolungati (come Maunder Minimum 1645-1715, Spörer, Wolf e Dalton), eruzioni vulcaniche clusterizzate che rilasciarono aerosol riflettenti nella stratosfera, e variazioni nella circolazione atmosferica (es. oscillazione nord-atlantica negativa).

 

Le temperature medie globali o dell’emisfero nord scesero di circa 0.3-1°C rispetto al periodo 1850-1900 o 1961-1990, ma con picchi stagionali molto più estremi, soprattutto in inverno. In Europa centrale, le ricostruzioni mostrano inverni circa 0.9-1.2°C più freddi nel XVII secolo, con estati variabili (spesso calde e secche, ma a volte fredde e umide post-eruzioni). Alcune regioni subirono cali fino a 2°C per decenni, causando avanzate glaciali alpine (massimo intorno al 1800), ghiacciamento di fiumi e lagune, fallimenti agricoli, carestie e instabilità sociale.

 

Le temperature estreme più basse registrate (o ricostruite) durante la PEG in Europa non furono sempre misurate con termometri moderni (diffusi solo dal tardo XVII-XVIII secolo), ma derivate da proxy documentari (cronache, date di raccolto, estensione ghiaccio), anelli degli alberi, carote di ghiaccio e prime osservazioni strumentali. I minimi assoluti noti includono:

  • Inverno 1708-1709 (Grande Gelo o Le Grand Hiver): uno dei più freddi degli ultimi 500-1000 anni in Europa. Temperature minime strumentali: -12°C a Upminster (UK, William Derham), fino a -15°C o inferiori in varie località europee; a Berlino gennaio media -13.2°C con minimi intorno a -29°C; in Francia fino a -20/-23°C riportati, con alberi che esplodevano dal gelo. In Italia valle del Po intorno a -30°C (con menzione dubbia di -36°C a Faenza). Il Tamigi, Senna, Reno, Po, Arno, Garda e laguna di Venezia gelarono; porto di Genova, Marsiglia, Barcellona e Livorno ghiacciati; mare congelato fino a Livorno. Olivi, vigneti e agrumi distrutti in tutta Europa meridionale; centinaia di migliaia di morti per fame e freddo (fino a 600.000 in Francia).
  • Altri inverni estremi: 1407-1408 (uno dei più freddi del millennio; ghiaccio polare fino alla Scozia settentrionale, Po Valley sotto -30°C); 1683-1684 (Tamigi ghiacciato oltre 3 mesi, fiere sul ghiaccio; freddo intenso Francia/Spagna/Italia); 1690 (decennio freddo in Svizzera); 1740 (fiumi ghiacciati, neve a Roma); 1788-1789 (Londra -21°C, Parigi simile); 1812-1813/1829-1830 (freddi intensi in Italia, Po ghiacciato). In Europa centrale, ricostruzioni indicano minimi estivi/invernali fino a 1.5°C sotto la media a lungo termine (es. Alpi orientali intorno al 1780s, post-eruzione Laki 1783-84).

Il Tamigi ghiacciò circa 20-40 volte tra XVI-XIX secolo (prime fiere sul ghiaccio dal 1608), canali olandesi e baltico spesso impraticabili. Glaciai alpini avanzarono distruggendo villaggi in Svizzera/Tirolo.

 

In Nord America, la PEG si manifestò con inverni più rigidi e variabilità maggiore, ma con meno registrazioni strumentali precoci (coloni europei dal XVII secolo). Temperature medie più basse di 1-2°C in alcune regioni nord-orientali/centrali; estati calde ma inverni estremi. Proxy indicano nadir intorno al 1400-1600 in Alaska sud-occidentale; avanzate glaciali in Glacier Bay, Parco Nazionale Glacier (ultima intorno fine XVIII-inizio XIX).

 

Eventi notevoli:

  • Inverno 1607-1608 (Maine/Jamestown): non abbiamo misurazioni termometriche precise per quell’anno (il termometro di Fahrenheit sarebbe arrivato solo un secolo dopo!), ma le cronache parlano di fiumi e porti solidificati. In termini moderni, stiamo parlando di temperature costanti tra i -20°C e i -30°C in zone solitamente più miti.
  • 1780: Il Porto di New York ghiacciato: per permettere il passaggio a piedi (o con artiglieria pesante, come accadde) fino a Staten Island, lo strato di ghiaccio doveva essere spesso e la temperatura doveva essere rimasta ben sotto lo zero (attorno ai -15°C / -20°C) per settimane.
  • La Spedizione Lewis-Clark: le temperature di -31°C e -43°C registrate nelle Grandi Pianure spiegano perché i membri della spedizione rischiarono il congelamento degli arti quasi ogni giorno.

Le registrazioni strumentali vere iniziano tardi (XVIII-XIX), quindi estremi basati su descrizioni (fiumi ghiacciati, mortalità, raccolti).

 

In Italia, la PEG fu particolarmente evidente nel Nord (Alpi, Pianura Padana) con avanzate glaciali appenniniche/alpine, ghiacciamento frequente di corsi d’acqua e lagune, e ondate di freddo che distrussero colture mediterranee. Proxy documentari (cronache, diari, arte) sono ricchissimi; prime misure strumentali da metà XVII (Venezia 1654, con gap). Temperature medie più basse di ~1°C, ma inverni estremi con minimi prolungati: Nord fino a -20°C per periodi estesi, Centro-Sud -10°C. Laghi/fiumi ghiacciati permettevano attraversamenti con carri.

 

Eventi principali in Italia:

  • 1407-1408: Inverno millenario; Po Valley < -30°C; danni estesi, morti per gelo.
  • 1431-1432: Po ghiacciato >2 mesi; laguna Venezia supportava carri Mestre-Venezia.
  • 1547-1548: Lago di Garda completamente ghiacciato.
  • 1607-1608: lunghissimo inverno; tetti crollati per neve in Veneto/Bologna/Venezia.
  • 1683-1684: neve pesante anche a Roma; laguna/Adriatico settentrionale ghiacciati.
  • 1708-1709 (Grande Inverno): culmine; tutti fiumi/laghi/porti ghiacciati (Garda, Po, Arno, Genova, Venezia, Livorno); neve >1.5m in Po Valley; olivi/vigneti/agrumi distrutti Sud; temperature Pianura Padana attorno a minime di -30°C.
  • 1739-1740, 1788: neve a Roma/Napoli/coste.
  • 1813-1814, 1829-1830: Po ghiacciato; neve eccezionale (Bologna oltre 2 metri di neve); febbraio 1813 tra i più freddi storici.
  • 1857-1858: 88 notti consecutive sotto zero a Bologna.
  • Serie: 1450s-1490s, 1560s-1570s, 1680s-1690s, 1780s-1790s con fiumi nord (Po, Adige, Panaro, Arno) e laguna Venezia gelati ripetutamente; neve a Palermo (1744 ~50cm), Sicilia/Sardegna 1709.

Glaciai alpini (es. Grindelwald) avanzarono distruggendo boschi/campi; Apennini/Pirenei simili.

 

Impatto socio-economico: carestie (1315-17 Grande Fame pre-PEG piena; 1690s; 1709-10), migrazioni, guerre aggravate (es. crisi europea 1560-1660), rivolte. In Italia: distruzione agricoltura (olivi Sud), epidemie favorite da malnutrizione. Culturalmente: fiere sul ghiaccio (Venezia dipinti), arte invernale (Bruegel, Avercamp influenzati), adattamenti (nuove rotazioni colturali). In Nord America: insediamenti coloniali stressati, adattamenti indigeni.

La PEG terminò gradualmente con riscaldamento post-1850 (fine Dalton, meno vulcani). Le ricostruzioni (chironomidi Alpi, anelli alberi, proxy documentari) mostrano correlazione con NAO negativa e forcing vulcanico/solare.

 

In conclusione, gli estremi più bassi documentati in Europa durante la PEG furono intorno a -15/-30°C in ondate estreme (1709, 1408), con inverni prolungati sotto -10/-20°C in Italia/Nord Europa. Nord America simili ma meno quantificati strumentalmente. Questi eventi causarono sofferenza immensa ma anche resilienza (innovazioni agricole, commercio ghiaccio).

 

Oggi, con riscaldamento antropogenico opposto, la PEG insegna vulnerabilità di società a variabilità climatica e importanza di archivi storici per previsioni. Studi recenti enfatizzano che non fu uniforme (“piccole PEG” regionali), ma picchi estremi furono devastanti.

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