Dimenticatevi il classico Natale californiano da cartolina, quello con il cielo terso e le palme che ondeggiano placide al sole. Quest’anno la natura ha deciso di cambiare copione, e lo ha fatto con una certa brutalità. La California ha passato le feste sotto la sferza di una potente perturbazione, un vero e proprio Atmospheric River noto come “Pineapple Express”, che ha letteralmente spaccato in due lo scenario meteorologico dello Stato: troppa acqua in basso, troppa neve in alto.
Insomma, un disastro per chi sperava in vacanze tranquille.
Il diluvio sulla costa
Tra la Vigilia e il giorno di Natale, il cielo si è aperto come non si vedeva da tempo, scaricando quantità di pioggia impressionanti soprattutto nel sud e in parte del nord della regione. Non parliamo di scrosci passeggeri, ma di un muro d’acqua continuo. Nelle aree montuose e collinari a ridosso della costa, gli accumuli hanno raggiunto cifre da capogiro, toccando anche i 250 millimetri in meno di 48 ore. Anche in pianura, dove l’asfalto impermeabilizza tutto, sono caduti fino a 120 millimetri.
Le conseguenze? Scontate, purtroppo. Los Angeles e le contee limitrofe si sono ritrovate a gestire allagamenti lampo e strade trasformate in torrenti. La situazione più critica, come spesso accade, si è verificata nelle zone segnate dalle “burn scars”, le cicatrici dei vecchi incendi. Lì il terreno, reso idrofobico dal fuoco passato, non ha assorbito nulla, lasciando scivolare a valle colate di fango e detriti che hanno minacciato case e intrappolato automobili.
Oltre 100.000 utenze sono rimaste senza corrente proprio mentre si preparava il cenone. Un blackout natalizio che ha lasciato molti al buio e al freddo, con i soccorritori costretti a fare gli straordinari per evacuare residenti in difficoltà. Alcune stazioni meteo angelene hanno persino stracciato i record storici di pioggia per il 24 di Dicembre.
Sepolti dalla neve in quota
Se in basso si fosse nuotato, sulla Sierra Nevada avrebbe servito il periscopio per uscire di casa. Qui l’evento è stato accolto con sentimenti contrastanti: gioia pura per i gestori degli impianti sciistici, disperazione per la viabilità. Tra il 23 e il 26 Dicembre, la catena montuosa è stata investita da nevicate che definire abbondanti è riduttivo.
Si parla di accumuli di neve fresca compresi tra 1,5 e 2,5 metri. Sì, avete letto bene, metri.
Il Central Sierra Snow Lab, un punto di riferimento per la nivologia nell’area di Tahoe, ha registrato oltre mezzo metro di neve in un solo giorno, con previsioni che puntavano ad aggiungerne quasi un altro metro nelle ore successive. Un toccasana, in effetti, per un inizio di stagione che era stato decisamente avaro di precipitazioni e sotto la media stagionale. Ma c’è il rovescio della medaglia.
Muoversi è diventato un’impresa titanica. Il celebre Donner Pass e altri valichi autostradali sono stati chiusi a più riprese: troppa neve, visibilità zero e un rischio valanghe schizzato alle stelle nelle zone di backcountry. Le autorità hanno diramato un Winter Storm Warning per quasi tutta la catena sopra i 2000 metri, raccomandando, o meglio implorando, di evitare viaggi non essenziali. Chi si è messo in strada, spesso, è rimasto bloccato per ore nel bianco totale.