Lโoscillazione artica (AO), nota anche come Northern Annular Mode (NAM), รจ un fenomeno atmosferico che interessa le aree polari al di sopra del 55ยฐ parallelo nord. Si tratta di una delle piรน importanti modalitร di variabilitร climatica dellโintero emisfero settentrionale. Lโequivalente nellโemisfero australe prende invece il nome di oscillazione antartica o Southern Annular Mode (SAM).
Lโindice AO non segue una cadenza regolare: si manifesta infatti attraverso anomalie della pressione al livello del mare di segno opposto tra Regione Artica e fasce comprese tra i 37ยฐ e i 45ยฐ di latitudine nord.
Una stretta parente dellโAO รจ la North Atlantic Oscillation (NAO), che descrive dinamiche molto simili ma circoscritte soprattutto allโOceano Atlantico settentrionale. Gli studiosi non concordano pienamente su quale delle due rappresenti meglio i processi atmosferici, ma la NAO sembra avere un impatto piรน diretto su eventi meteorologici osservabili.
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Caratteristiche e funzionamento dellโoscillazione artica
LโAO si manifesta come un anello di anomalie pressorie attorno al Polo. NellโArtico, la presenza di masse continentali rompe la regolaritร circolare di questo schema, mentre nellโAntartico la disposizione rimane quasi perfettamente simmetrica.
Gli scienziati ritengono che lโAO sia collegata a cambiamenti su scala globale, con una parziale capacitร di prevedere lโandamento meteo-climatico. Secondo le osservazioni, quando lโindice รจ positivo, si riscontrano basse pressioni sulla regione polare e venti occidentali piรน forti e costanti. Questo rinforzo del getto polare mantiene lโaria gelida confinata nelle alte latitudini. Al contrario, con indice negativo, la pressione cala ulteriormente al Polo, i venti zonali si indeboliscono e masse dโaria artica possono scivolare verso le medie latitudini, portando condizioni molto fredde.
Dal punto di vista tecnico, lโAO viene calcolata tramite le anomalie del geopotenziale a 1000 hPa tra i 20ยฐ e i 90ยฐ di latitudine nord, confrontate con un modello di riferimento derivato dai dati medi del periodo 1979-2000.
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Periodi e oscillazioni nel tempo
Nel corso del XX secolo, lโAO ha alternato fasi positive e negative senza ciclicitร precisa. Una tendenza a valori piรน positivi รจ stata osservata dagli anni โ70, mentre lโultimo decennio ha mostrato un ritorno a condizioni piรน neutre.
Sebbene le oscillazioni avvengano su base giornaliera, mensile, stagionale e annuale, i meteorologi riescono oggi a stimarne lโandamento a breve termine con una buona precisione: i modelli del Global Forecast System (GFS) raggiungono infatti una correlazione di circa 0,9 sulle previsioni a 7 giorni.
Il fenomeno, identificato per la prima volta da Edward Lorenz, ha ricevuto il nome ufficiale di Arctic Oscillation nel 1998 grazie a David W.J. Thompson e John Michael Wallace.
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Effetti climatici delle diverse fasi
Nella fase positiva, le perturbazioni atlantiche tendono a scorrere piรน a nord, portando piogge abbondanti su Alaska, Scozia e Scandinavia, mentre zone come lโovest degli Stati Uniti e il Mediterraneo vivono condizioni piรน secche. Le aree a est delle Montagne Rocciose registrano in genere inverni piรน miti, mentre Groenlandia e Terranova restano piรน fredde.
La fase negativa, invece, spinge le masse dโaria artica verso sud, determinando ondate di gelo sullโEuropa, sul Nord America e su altre regioni temperate.
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Oscillazione artica e il paradosso degli inverni freddi in Europa
Lโoscillazione artica (AO) รจ uno dei principali indici climatici che influenzano il comportamento degli inverni europei. Si tratta di una variazione della pressione atmosferica tra lโArtico e le medie latitudini, capace di modulare la traiettoria delle correnti occidentali. In fase positiva, lโAO mantiene il vortice polare compatto, trattenendo il freddo gelido oltre il Circolo Polare e favorendo inverni piรน miti sullโEuropa. Quando perรฒ lโoscillazione entra in fase negativa, la cintura di venti che contiene le masse dโaria artiche si indebolisce e le irruzioni fredde possono precipitare verso sud.
Anche in un contesto di cambiamento climatico, con temperature medie stagionali piรน alte, questa dinamica non perde efficacia. Lโamplificazione artica, ossia il riscaldamento accelerato delle regioni polari, puรฒ destabilizzare il vortice polare e aumentare la probabilitร di episodi di AO negativa. In questi casi, lโaria gelida riesce a scendere rapidamente verso il Mar Mediterraneo, scontrandosi con masse piรน miti e umide. Questo contrasto termico genera precipitazioni che, in presenza di freddo sufficiente, si trasformano in nevicate anche a bassa quota, soprattutto in aree interne dellโItalia e lungo gli Appennini.
La combinazione tra AO negativa e blocchi atmosferici sullโAtlantico puรฒ mantenere a lungo queste configurazioni, dando vita a periodi freddi e nevosi nonostante una tendenza globale al riscaldamento. Lโinverno europeo, dunque, resta caratterizzato da una forte variabilitร : puรฒ essere complessivamente piรน caldo, ma con episodi localizzati di gelo e neve che diventano ancora piรน sorprendenti e intensi proprio a causa delle nuove dinamiche climatiche.
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Eventi storici legati allโAO negativa
Lโinverno del 2010 rappresenta uno degli esempi piรน eclatanti. Nel mese di febbraio lโAO raggiunse il valore negativo piรน marcato dellโera moderna, con una media mensile di โ4,266.
In quellโoccasione si verificarono tre storiche nevicate negli Stati Uniti centro-orientali:
- a Baltimora caddero 64 cm di neve il 5-6 febbraio e altri 50 cm il 9-10 febbraio;
- a New York City una tempesta tra il 25 e il 26 febbraio depositรฒ 53 cm di neve.
Nello stesso periodo, unโintensa perturbazione imbiancรฒ anche la Catalogna e il sud della Francia, lasciando fino a 60 cm di neve a Girona.
Questi valori estremi spinsero masse dโaria gelida molto piรน a sud del normale, con effetti persino sulla Florida meridionale e sulle spiagge di Cancรบn, dove le temperature risultarono fino a 4 ยฐC sotto le medie stagionali.
Un altro episodio significativo si verificรฒ nel gennaio 1977, quando lโindice AO scese a โ3,767, coincidendo con i valori di temperatura piรน bassi mai registrati in quel mese a New York, Washington D.C. e Baltimora.
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Fonti
โข Lorenz, E.N. (1951) โ Journal of Meteorology
โข Thompson & Wallace (1998) โ Geophysical Research Letters
โข NOAA Climate Prediction Center
โข Hansen et al. (2009) โ NASA GISS
โข Ripesi et al. (2012) โ Royal Meteorological Society
โข Llasat et al. (2014) โ Natural Hazards and Earth System Sciences
โข NOAA State of the Climate โ December 2010
โข Arctic Oscillation Time Series (1899-2002)
โข Ambaum et al. โ Arctic vs North Atlantic Oscillation
โข National Weather Service โ Climate Prediction Center
โข Arctic Oscillation influence on European winters
โข Climate change, Arctic amplification and mid-latitude weather
โข The polar vortex and extreme cold events in Europe