
Erin, che da giorni minaccia l’area del Nord Atlantico, ha raggiunto la sua massima potenza nella giornata di sabato 16 agosto, diventando un uragano di categoria 5 sulla scala Saffir-Simpson. Secondo quanto comunicato dal National Hurricane Center (NHC) degli Stati Uniti, si tratta di un fenomeno che rientra nella classificazione delle tempeste catastrofiche.
La tempesta ha ora venti che spirano fino a 255 km/h, e la sua traiettoria punta verso l’area delle Piccole Antille, comprendente territori come Porto Rico, le Isole Vergini americane e britanniche, oltre alle isole francesi e olandesi di Saint-Martin e Saint-Barthélemy. Proprio su questi arcipelaghi, già duramente colpiti in passato da altri eventi estremi come l’uragano Maria nel 2017, si concentrano ora le preoccupazioni principali.
In sole 24 ore, Erin è passata dalla categoria 1 alla categoria 5, mostrando un’accelerazione di potenza che, secondo gli esperti, sta diventando sempre più frequente a causa del cambiamento climatico. Il NHC prevede ulteriori fluttuazioni d’intensità durante il resto del fine settimana, con fasi alternate di indebolimento e rafforzamento.
Nella serata di sabato, la tempesta si trovava a circa 215 chilometri di distanza da Anguilla, territorio britannico d’oltremare. Il Servizio Meteorologico Nazionale (NWS) ha emesso un’allerta per rischio alluvionale sulle isole di St. Thomas e St. John, mentre l’intero arcipelago di Turks e Caicos, che si trova a est del probabile percorso dell’uragano nella giornata di domenica, è tenuto sotto stretta osservazione.
I meteorologi hanno inoltre sottolineato che in alcune aree più vulnerabili si potrebbero accumulare fino a 15 centimetri di pioggia, creando le condizioni ideali per frane, smottamenti e gravi inondazioni.
Erin, che è il primo uragano della stagione 2025 nell’area del Nord Atlantico, dovrebbe cambiare direzione verso nord-ovest entro domenica sera, puntando poi verso le Bahamas, che potrebbero essere interessate tra domenica e lunedì, prima che il ciclone cominci a perdere potenza. Anche se al momento sembra improbabile un impatto diretto con la costa statunitense, le onde e le mareggiate provocate dalla tempesta sono attese fino a zone come la Carolina del Nord e altre aree del sud-est degli Stati Uniti, provocando erosione costiera e pericolose correnti di risacca.
Le forti onde raggiungeranno inizialmente le Piccole Antille settentrionali, Porto Rico, le Isole Vergini, Hispaniola (l’isola condivisa da Haiti e Repubblica Dominicana), e poi anche le Bahamas, le Bermuda e le coste orientali e sudorientali degli Stati Uniti all’inizio della nuova settimana.
La stagione degli uragani, che si estende da giugno a novembre, secondo le previsioni sarà più attiva del normale. Solo nel 2024, eventi come l’uragano Helene hanno provocato gravi conseguenze umane, causando la morte di oltre 200 persone nel sud-est degli Stati Uniti.
L’aumento della temperatura dei mari, alimentato dal riscaldamento globale, continua ad aumentare le probabilità che le tempeste tropicali si intensifichino rapidamente, rendendo sempre più frequenti eventi estremi di questa portata, come confermano numerosi studi scientifici.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica principalmente dei dati di ECMWF, e Global Forecast System del NOAA.