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Alle ore 7:21 del 24 novembre è partito il razzo della NASA. Il grande obiettivo è quello di modificare la rotta di un colpo celeste in movimento nello spazio, colpendolo ad elevata velocità. Si tratta di un vero e proprio esperimento per tentare di valutare se siamo davvero in grado sventare una minaccia dal cielo, nel caso dovesse servire in futuro.

Deviare la rotta di un asteroide è l'obiettivo della missione Dart
Partita la prima missione di difesa planetaria

Prima o poi la necessità ci sarà, inutile nasconderlo, speriamo in tempi molto lontani. Due sono le ipotesi nel caso in cui un maxi asteroide puntasse la Terra. La prima è quella che rischieremmo di fare la fine dei dinosauri. La seconda è che potremmo essere in grado di deviare il corpo celeste prima dell’impatto distruttivo.

 

Gli scienziati ci lavorano da anni e ora siamo arrivati alla fase concreta, con la volontà di fare una prova sul campo. Questo è proprio il senso della missione Dart, alla quale anche l’Italia partecipa con un contributo importante. Il microsatellite LiciaCube, che avrà il compito importante di fotografare quel che accadrà, è tutto italiano.

Momento clou nell’autunno del 2022

Dopo un viaggio di oltre 10 mesi, alla fine del settembre 2022 Dart dovrebbe raggiungere il sistema binario composto dall’asteroide Didymos e dal suo satellite Dimorphos che gli orbita attorno. L’obiettivo è di impattare ad alta velocità, circa 24 mila chilometri all’ora, contro quest’ultimo.

 

Secondo i calcoli, l’impatto dovrebbe provocare una piccola esplosione, un cratere e sollevare svariate tonnellate di polveri e detriti. Oltre a questi effetti ben visibili, gli scienziati si attendono una piccola modifica dell’orbita, pari a circa 10 minuti del periodo di rivoluzione di Dimorphos intorno a Didymos.

 

La missione avrà successo se si riuscirà ad imprimere una variazione minima di 73 secondi, risultato che sarebbe sufficiente a dimostrare che l’orbita di un asteroide pericoloso si potrebbe modificare con un impatto a grande velocità di un oggetto di massa elevata lanciato dalla Terra.

 

Questa è la prima volta che l’umanità tenta di cambiare il movimento naturale di un corpo celeste nello spazio. Nessuno dei due asteroidi rappresenta una reale minaccia per la Terra. Tuttavia la loro orbita attorno al Sole li fa transitare abbastanza vicino al nostro pianeta.

 

Ciò consentirà di osservare, tramite i telescopi, le conseguenze della collisione di Dart e calcolare quanto la missione sarà stata efficace nel modificare la traiettoria di Dimorphos grazie all’impatto. Nel 2026 il sistema di Didymos sarà raggiunto dalla missione europea Hera che misurerà con precisione i risultati ottenuti.

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