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Hubble svela nuovi segreti cosmici nella Grande Nube di Magellano

Il Telescopio Spaziale Hubble, pur avendo celebrato il suo 35º anniversario il 24 aprile, continua a rivoluzionare il panorama astronomico. Recentemente, in collaborazione con l’osservatorio Chandra della NASA, l’Australia Telescope Compact Array (ATCA) e il telescopio Parkes di 64 metri, ha investigato il resto di una supernova nella Grande Nube di Magellano (LMC), una galassia satellite della Via Lattea.

L’oggetto di questo studio, MC SNR J0519-6902, scoperto nel 1981, mostra una forma ad anello con un diametro di circa 26 anni luce, abbastanza ampio da contenere il nostro Sistema Solare circa nove volte. Tuttavia, l’origine esatta di questo relitto stellare ha suscitato per decenni interrogativi tra gli scienziati.

Un’esplosione di tipo Ia: nuove scoperte sui progenitori

Secondo il team guidato da Rami Alsaberi dell’Università di Gifu, il sospetto principale è sempre stato che MC SNR J0519-6902 sia il residuo di una nana bianca esplosa come una supernova di tipo Ia. Grazie alle nuove immagini ad alta risoluzione e alle analisi della polarizzazione della luce e del campo magnetico, il team ha identificato una debole struttura mai osservata prima sul lato nord-est del resto.

Inoltre, è stata individuata una nube di idrogeno atomico che potrebbe essere strettamente collegata al resto della supernova. Queste scoperte sono considerate fondamentali per comprendere meglio il meccanismo esplosivo che ha originato il relitto.

Le nane bianche e la “vita dopo la morte” stellare

Le nane bianche sono il risultato del collasso di stelle con massa simile al Sole che, terminata la fusione nucleare, lasciano dietro di sé un nucleo compatto e in lenta fase di raffreddamento. Quando una nana bianca vive in un sistema binario, la sua evoluzione può diventare estremamente drammatica.

Come spiegato da Alsaberi, esistono due scenari principali per la formazione di una supernova di tipo Ia: l’accrescimento di materiale da una compagna stellare viva, oppure la fusione di due nane bianche. In entrambi i casi, il limite critico è rappresentato da circa 1,4 masse solari, il cosiddetto limite di Chandrasekhar.

Nonostante gli studi approfonditi, resta ancora incerto quale dei due percorsi abbia portato all’esplosione di MC SNR J0519-6902.

Un giovane relitto in piena espansione

Analizzando ulteriormente la polarizzazione e la struttura magnetica del relitto, gli scienziati hanno dedotto che MC SNR J0519-6902 ha circa 2.000 anni. Si trova ora nella fase di Sedov-Taylor, un momento chiave in cui l’onda d’urto della supernova comincia ad interagire significativamente con il mezzo interstellare.

Si tratta di uno dei soli quattro giovani resti di supernova conosciuti nella Grande Nube di Magellano, un dato che ne sottolinea l’eccezionalità.

Nuove osservazioni in arrivo con l’ASKAP

Il team di ricerca non si ferma qui: sono previste nuove osservazioni tramite l’Australian Square Kilometre Array Pathfinder (ASKAP). L’obiettivo sarà quello di raccogliere dati ad altissima risoluzione sull’idrogeno atomico, per chiarire definitivamente il legame tra la nube osservata e il resto della supernova.

Una versione pre-revisionata della loro ricerca è attualmente disponibile su arXiv, il noto archivio online di preprint scientifici.

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