Attività vulcanica e ambienti idrotermali: nuova linfa per la ricerca della vita su Marte
Una recente ricerca internazionale, guidata dal geobiologo Michael Tice della Texas A&M University, apre nuovi scenari sul passato del Pianeta Rosso, suggerendo che antichi vulcani marziani potrebbero aver creato condizioni favorevoli allo sviluppo della vita. Il team ha utilizzato i dati raccolti dal rover Perseverance della NASA, impegnato dal 2021 nell’esplorazione del cratere Jezero, per analizzare la composizione mineralogica di due formazioni rocciose vulcaniche particolarmente ricche di elementi essenziali.
Rocce vulcaniche marziane: due formazioni, un potenziale bio-geochimico
Durante le campagne sul campo, Perseverance ha identificato e analizzato due differenti tipi di rocce vulcaniche:
- Una roccia scura, con abbondante ferro, magnesio, pirosseni e plagioclasio feldspatico.
- Una trachandesite chiara, ricca di plagioclasio e potassio.
Grazie a simulazioni realizzate tramite modellazione termodinamica, i ricercatori hanno scoperto che entrambe le rocce si sono formate attraverso processi vulcanici simili a quelli attivi sulla Terra, in particolare cristallizzazione frazionata e assimilazione crostale. Secondo Tice, questi processi potrebbero aver creato ambienti idrotermali stabili – condizioni ideali per sostenere la vita microbica.
Una storia geologica complessa e prolungata
La presenza di sistemi vulcanici complessi su Marte implica una lunga attività magmatica che avrebbe potuto rilasciare in superficie composti essenziali per la vita, come carbonio, zolfo e fosforo, alimentando cicli biochimici primitivi. Tice sottolinea come il prolungamento di tale attività vulcanica aumenti le probabilità che si siano formati ambienti abitabili nel sottosuolo o in prossimità di sorgenti termali.
Il futuro della ricerca: ritorno dei campioni marziani sulla Terra
Nonostante le avanzate capacità scientifiche del rover, la strumentazione a bordo di Perseverance non consente analisi approfondite quanto quelle condotte nei laboratori terrestri. Per questo, l’attenzione degli scienziati è rivolta alla prossima missione della NASA per il ritorno dei campioni, che permetterà di studiare i reperti con maggiore precisione e cercare eventuali biosignature.
Secondo Tice, le rocce selezionate rappresentano una finestra geologica unica su ambienti antichi, la cui comprensione sarà cruciale per rispondere a una delle domande fondamentali dell’esplorazione planetaria: Marte ha mai ospitato la vita?
La ricerca è stata pubblicata il 24 gennaio 2025 su Science Advances, una delle principali riviste scientifiche internazionali nel campo delle scienze planetarie e geologiche.