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Dopo un ennesimo inverno inesistente, quello appena conclusosi, sotto l’aspetto freddo, con anomalia positiva di temperatura fino a 2-3 gradi su gran parte d’Italia, rispetto alla media storica, si aggiungerebbe la beffa di una irruzione fredda tardiva che, se confermata come vista con gli ultimissimi dati, potrebbe essere davvero dannosa per le colture e la vegetazione in genere.

 

L’uso del condizionale è d’obbligo, trattandosi di una evoluzione oltre i 4/5 giorni, per cui modifiche nelle dinamiche bariche simulate possono certamente accadere ancora, e forse anche auspicabilmente, magari con minore impatto freddo per il territorio italiano.

Tuttavia, iniziamo a entrare nel range delle 120 ore, dunque riferimento temporale non eccessivamente lungo, e i modelli continuano a proporre insistentemente scenari di freddo serio, relativamente al periodo oramai dichiaratamente primaverile.

 

Anzi, per certi versi, l’ultimissimo aggiornamento mattutino rincara persino la dose, in termini di persistenza fredda e anche di sostanza.

Il tutto prenderebbe piede da una configurazione barica, a scala euro-atlantica, di tipo spiccatamente invernale, per di più già presente in questi giorni, con alta pressione di blocco sull’Europa centro-occidentale e correnti moderatamente fredde di origine baltica verso il Mediterraneo centro-orientale e l’Est Europa, configurazione che andrebbe ulteriormente strutturandosi nel corso della settimana.

Da domenica 6 Aprile, e poi per tutta la prima parte della prossima settimana, almeno fino al 10/11 del mese, l’assetto meridiano delle figure bariche avrebbe la sua massima espressione, con un promontorio anticiclonico subtropicale in slancio dal settore marocchino-iberico, attraverso il Regno Unito, fino al Mare del Nord e Mare di Norvegia;

di contro, una estesa massa di aria fredda baltica-russa, nella scia di un veloce “getto meridiano” lungo il fianco orientale anticiclonico, irromperebbe verso le medie e basse latitudini europee centro orientali e anche verso quelle mediterranee.

 

L’Italia piomberebbe in pieno inverno, in particolare le aree centro orientali del Nord, quelle adriatiche e appenniniche in genere, le più esposte all’irruzione di aria fredda.

Su questi settori le temperature crollerebbero fino a 8/10° sotto media con valori, per qualche fase, prossimi allo 0° anche nelle ore diurne fino all’alta collina o bassa montagna, 6/700 m.

 

Dunque, rischio di condizioni di “ghiaccio” persino diurno, localmente, e da considerare, poi, possibili fasi con cieli sereni nelle ore notturne, dopo il passaggio di alcuni fronti instabili iniziali, e ulteriore rischio gelate.

Se ciò accadesse, ci sarebbero gravi danni per le colture, in piena vegetazione. Le probabilità di freddo tardivo e anche serio si fanno via via più alte, attualmente intorno al 50/60%.

 

Naturalmente, da computare anche fiocchi bassi fino a quote collinari, durante i passaggi frontali.

Stando ai dati attuali, all’azione fredda, però, non si assocerebbe un granchè di attività depressionaria, per cui eventuali precipitazioni sarebbero essenzialmente di tipo orografico, quindi abbastanza circoscritte e in forma irregolare, nemmeno tanto sostanziose.

 

Tuttavia, il rischio di locali depositi di neve, da imbiancate anche a qualche centimetro, localmente, ci sarebbe ugualmente, magari fino a 5/10 cm su qualche settore tra Alpi e Appennini.

Il quadro instabile, però, andrebbe eventualmente decifrato meglio, via via, con dati più prossimi all’evento, in quanto nulla esclude che, se confermata l’irruzione, l’aria fredda in arrivo possa attivare minimi depressionari più cattivi, con più sostanza nelle precipitazioni in genere, anche in quelle nevose.       

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