Per la prima volta dal 2018, una colata gelida potrebbe spingersi verso sud, alimentata da una spettacolare discesa di aria fredda direttamente dal Polo Nord. Tuttavia, l’incertezza resta elevata, con i modelli che ancora faticano a delineare con precisione gli sviluppi. L’affondo invernale riuscirà a concretizzarsi o si tratterà di un altro tentativo fallito?
Entro il 15 febbraio, il vortice polare stratosferico subirà un ulteriore indebolimento, una dinamica favorita dalla trasmissione di calore dalla troposfera.
Questo calo di attività non sarà accompagnato da un riscaldamento stratosferico di grande portata, ma avrà comunque ripercussioni sulla circolazione atmosferica. Il vortice polare troposferico non si dividerà in due lobi distinti, come accade nei classici eventi di “split”, ma manterrà due lingue attive: una sull’Europa e l’altra sul Nord America.
La configurazione europea appare in diverse emissioni del modello GFS, una percentuale che, pur non rappresentando la soluzione dominante, non può essere trascurata.
Se questa evoluzione dovesse concretizzarsi, il freddo potrebbe estendersi fino all’Italia, con temperature che potrebbero scendere fino a -10°C su alcune aree della Penisola e valori ancora più bassi sull’Europa orientale, dove si ipotizzano punte di -20°C.
La questione principale riguarda le conseguenze di questa discesa gelida: uno scenario vede la possibilità che il flusso atlantico interagisca con l’aria fredda, favorendo nevicate fino in pianura tra il Nord e il Centro Italia entro il 22 febbraio. Tuttavia, questa ipotesi resta ancora minoritaria nei modelli, con una probabilità intorno al 15%.
L’alternativa, al momento più accreditata, è quella di un contatto tra le due lingue del vortice polare che avverrebbe a una latitudine troppo elevata, lasciando così l’aria gelida confinata sul Nord Europa o addirittura spingendola nuovamente verso il Nord America.
In questo scenario, l’Italia e gran parte del Mediterraneo rimarrebbero sotto l’influenza di una circolazione più mite, con temperature sopra la media e condizioni atmosferiche più primaverili che invernali. Questa evoluzione non escluderebbe il maltempo, ma si tratterebbe di precipitazioni prevalentemente piovose, senza il coinvolgimento di masse d’aria sufficientemente fredde per portare la neve a basse quote.
L’esito di questa dinamica sarà determinante per comprendere se si tratterà di un’occasione finalmente sfruttata per vivere un autentico episodio invernale o se, ancora una volta, il freddo verrà relegato a latitudini più settentrionali, lasciando l’Italia priva di un vero e proprio evento gelido.
Se la configurazione più mite dovesse prevalere, ci si troverebbe di fronte all’ennesima opportunità persa, in linea con la tendenza degli ultimi anni, che ha visto gli inverni sempre più spesso messi in ombra dalla presenza ingombrante dell’anticiclone e delle correnti miti oceaniche.
Resta dunque da capire se questa sarà una svolta meteo per la stagione invernale o semplicemente l’ennesima illusione di un inverno che fatica ad affermarsi.