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Ci siamo: in questi giorni le principali simulazioni meteo indicano che il Vortice Polare potrebbe subire un significativo allungamento, con effetti particolarmente marcati in America, Asia e anche in Europa. Questo fenomeno potrebbe determinare l’afflusso di masse d’aria estremamente fredde, incrementando la probabilità di nevicate, soprattutto a quote relativamente basse. Tuttavia, il quadro generale rimane incerto, poiché i modelli previsionali non forniscono ancora una lettura univoca dell’evoluzione atmosferica nel lungo periodo. Andiamo a scoprire qualche dettaglio utile in più.

 

Tanto dinamismo

Le attuali previsioni concordano su un punto fondamentale: la circolazione atmosferica presenta una notevole dinamicità, con possibili variazioni improvvise nella distribuzione delle masse d’aria. L’eventuale transizione a un modello W2, tipico di La Niña, rafforza l’ipotesi di un finale di stagione instabile. Qualora le prossime analisi confermassero questa tendenza, l’Europa potrebbe essere soggetta a un complesso sistema di correnti che esporrebbe varie aree a episodi di intenso raffreddamento.

 

Attualmente, il livello di intensità del Vortice Polare appare piuttosto elevato, anche se non si rilevano segnali chiari di un suo pieno accoppiamento con la Troposfera. Questo significa che l’evoluzione delle masse d’aria fredde potrebbe subire rapidi mutamenti, specialmente in presenza di anomalie oceaniche e oscillazioni associate a La Niña.

 

Le simulazioni

Le più recenti elaborazioni dei modelli GFS e ECMWF evidenziano differenze significative, delineando scenari divergenti per l’Europa. Se tali divergenze dovessero persistere, le ripercussioni climatiche potrebbero essere rilevanti: alcune regioni potrebbero sperimentare ondate di gelo provenienti dalle zone artiche, mentre altre subirebbero solo un moderato calo delle temperature. Inoltre, un eventuale Atlantico in fase negativa potrebbe favorire un getto polare che si spinge verso latitudini più settentrionali, consentendo la discesa di correnti nord-orientali.

 

Due tipologie di peggioramenti

Un elemento chiave da monitorare sarà il tipo di rottura d’onda (AWB o CWB) che si verificherà nelle prossime settimane. Se dovesse prevalere un’onda Anticiclonica di rottura (BLO) in prossimità del Regno Unito, si potrebbe assistere a un blocco in Atlantico che faciliterebbe la discesa di aria molto fredda verso sud. In tale contesto, ampie zone del continente potrebbero essere investite da venti gelidi, con nevicate anche in aree che solitamente non sperimentano fenomeni simili. Da quando? A cominciare da Lunedì 17 e in particolar modo nella settimana del 12-24 Febbraio.

 

Diversamente, se l’onda ciclonica di rottura (-NAO) si imponesse nei pressi della Groenlandia, il flusso artico si dirigerebbe con maggiore intensità verso l’Europa centrale, coinvolgendo in misura minore l’area meridionale. In ogni caso, il livello di incertezza rimane elevato e necessita di un attento monitoraggio. Gli esperti sottolineano che anche un Vortice Polare apparentemente stabile può indebolirsi rapidamente in seguito a un intenso riscaldamento stratosferico.

 

Febbraio 2025 come il 2018?

Le attuali prospettive meteorologiche ricordano l’ondata di gelo del Febbraio 2018, quando l’Italia e gran parte dell’Europa furono colpite da un’ondata di freddo eccezionale di origine siberiana. Questo evento fu determinato da un fenomeno di Stratwarming, un rapido riscaldamento degli strati superiori dell’atmosfera che indebolì e deformò il Vortice Polare, permettendo la discesa di aria artica a latitudini più basse. Le temperature calarono drasticamente in molte regioni europee, accompagnate da abbondanti nevicate anche in zone generalmente non interessate da episodi simili.

 

Durante quell’ondata di freddo, il Buran, un vento gelido proveniente dalla Siberia, colpì con particolare intensità le regioni adriatiche e il Sud Italia, causando notevoli disagi. La neve cadde in maniera inusuale anche a Roma e Napoli, dimostrando l’eccezionalità del fenomeno. Le infrastrutture subirono danni significativi, mentre la domanda di riscaldamento aumentò in modo esponenziale, mettendo sotto pressione il sistema energetico nazionale.

 

Buran che colpisce l’Europa

Le più recenti previsioni meteorologiche confermano la probabilità di un netto calo delle temperature sull’Italia nel breve termine, favorendo una possibile discesa del Buran sull’Europa e, di conseguenza, sul nostro Paese. Questo scenario potrebbe concretizzarsi qualora le Alte Pressioni si posizionassero sull’Atlantico e il getto polare si spostasse verso latitudini più settentrionali, consentendo l’afflusso di masse d’aria provenienti da nord-est.

 

L’eventualità di un blocco Anticiclonico sull’Atlantico o di un rafforzamento dell’onda ciclonica nei pressi della Groenlandia richiede un’analisi sinottica approfondita. Se il blocco Anticiclonico dovesse consolidarsi, l’Europa potrebbe sperimentare temperature ben al di sotto della media stagionale, con nevicate diffuse anche a quote collinari. In tal caso, l’Italia sarebbe esposta a un’irruzione d’aria gelida da nord-est, con impatti significativi sulle regioni settentrionali e adriatiche.

 

L’altra ipotesi…

Se, invece, prevalesse l’onda ciclonica di rottura, il flusso perturbato da ovest potrebbe attenuare l’intensità del freddo, limitandolo alle aree più settentrionali del continente e risparmiando le zone meridionali dalle ondate glaciali. In questo contesto, l’Italia subirebbe una diminuzione delle temperature meno accentuata, con nevicate prevalentemente limitate alle zone montuose.

 

Un 2018 bis: la teoria che potrebbe prendere piede

Guardando agli eventi del 2018, appare evidente l’imprevedibilità dei fenomeni meteorologici estremi, anche di freddo. Il ricordo di quel Febbraio sottolinea l’importanza di strategie efficaci per la gestione del rischio, affinché l’Europa e l’Italia possano affrontare al meglio eventuali situazioni simili. L’adozione di misure preventive, basate su previsioni meteorologiche costantemente aggiornate, risulta fondamentale per limitare i danni e tutelare le infrastrutture e la popolazione.

 

Un attento monitoraggio della Stratosfera, della forza del Vortice Polare e delle anomalie oceaniche permetterà di prevedere con maggiore accuratezza eventuali episodi di gelo intenso. Le moderne tecnologie di previsione consentono di individuare segnali precoci di ondate di freddo, come la formazione di blocchi Anticiclonici sull’Atlantico e la tendenza meteo del getto polare a muoversi verso le latitudini artiche.

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