Seguici su Google

 

I modelli matematici iniziano a simulare scenari davvero interessanti in chiave invernale, in vista del prossimo peggioramento che dovrebbe esprimersi soprattutto tra il fine settimana prossimo e lunedì 13 gennaio.

 

Premettiamo, naturalmente, che mancano ancora circa 72 ore all’inizio della fase clou del peggioramento e behchè, in questo margine temporale, si possano dare, oramai, alte probabilità che l’irruzione fredda avvenga, ancora sono da computare modifiche circa l’assetto della configurazione barica.

Dall’esatto posizionamento del minimo di pressione, dipenderà una più esatta individuazione delle aree più esposte ai fenomeni.

 

A ora, tuttavia, ci sono buoni elementi per ritenere che l’irruzione fredda possa dare luogo alla formazione di un minimo depressionario piuttosto profondo ed esteso mediamente collocato tra il medio basso Tirreno e la Sicilia.

Da queste indicazioni di massima possiamo trarre una prima deduzione: il peggioramento invernale, in termini di precipitazioni, interesserebbe essenzialmente il Centro Sud, poco interessamento del Nord.

 

Qui, naturalmente, si farebbe sentire il freddo, ma sostanzialmente secco, con assenza di precipitazioni o, semmai qualcuna, mediamente debole e localizzata, irrilevante.

Il Nord, infatti, rimarrebbe un po’ troppo lontano dall’azione del minimo depressionario. Dunque, l’instabilità a carattere invernale sarebbe tutta centro-meridionale.

 

Se la configurazione barica si “congelasse” così come proposto nell’ultimissimo aggiornamento mattutino, le condizioni per neve, anche bassa o collinare, ci sarebbero essenzialmente sulle aree appenniniche dalle Marche, Abruzzo alla Lucania e Calabria settentrionale, area Sila, per qualche fase anche sulla Sardegna interna.

Non ci sarebbero le condizioni termiche per neve bassa o collinare sul resto della Calabria e sulla Sicilia, perché su questi settori agirebbe più direttamente il minimo depressionario che richiamerebbe aria più mite da Sud.

 

Circa l’intensità dei fenomeni, essi, naturalmente, sarebbero più sostanziosi sulle aree via via più vicine al minimo di pressione. La Sardegna orientale, la Sicilia settentrionale e orientale, la Campania, la Lucania e, più di tutte, la Calabria, sarebbero le regioni che riceverebbero il maggiore quantitativo di piogge con accumuli variabili da 20/30/50 mm, fino anche a 80/100 mm e o persino 150 mm in Calabria.

Ma veniamo all’aspetto neve. Sempre stando all’ipotesi barica considerata a ora, la neve più abbondante cadrebbe tra le aree interne campane, la Lucania e la Sila.

 

Su questi settori potrebbero accumularsi anche alcune decine di centimetri dai 5/600 m, diversi centimetri anche a 3/400 m, ma punte fino a 70/80 cm/1 metro sopra 7/800 m, così come mostrato nella mappa allegata, in particolare tra Sudest Campania, rilievi interni del Salernitano, l’Avellinese meridionale e la Lucania centro occidentale, fino all’estremo Nord dell’Appennino calabrese.

Neve abbondante anche sulla Sila, sebbene a quote leggermente più alte, ma comunque anche qui verso la bassa montagna.

 

Neve bassa, fino a 2/300 m o persino al piano, via via sul Centro Nord Appennino, anche se qui con consistenza inferiore man mano verso Nord, mediamente con accumuli di alcuni centimetri o localmente di qualche decina.

Neve computata anche sui rilievi siciliani e della Calabria centro meridionale, ma a quote di montagna.

Continueremo a monitorare l’importante peggioramento invernale dal weekend prossimo, apportando ulteriori, quotidiani dettagli sulla base di dati via via più freschi.

 

Ricordando che, semmai il posizionamento del minimo dovesse essere visto, nei prossimi aggiornamenti, più alto, cosa non esclusa, potrebbero entrare in gioco, in termini di instabilità invernale, anche regioni a ora non computate. 

Seguici su Google