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Il Telescopio Spaziale James Webb (JWST) ha individuato cinque galassie candidate che potrebbero essere le più antiche e distanti mai scoperte. Queste straordinarie osservazioni fanno parte del progetto GLIMPSE, un’indagine che mira a studiare l’universo primordiale. Una delle galassie, la più remota tra le candidate, avrebbe emesso la luce che oggi osserviamo circa 13,6 miliardi di anni fa, risalendo a soli 200 milioni di anni dopo il Big Bang. Attualmente, la loro distanza effettiva sarebbe di circa 34 miliardi di anni luce dalla Terra, a causa dell’espansione cosmica.

 

Galassie “high z” e l’universo nei suoi primi istanti

Queste galassie, classificate come ad alto redshift o “high z”, rappresentano una pietra miliare per la cosmologia. Il redshift è un fenomeno che si verifica quando la luce emessa da un oggetto distante si allunga, spostandosi verso lunghezze d’onda maggiori a causa dell’espansione dell’universo. Tali osservazioni permettono agli scienziati di sondare periodi estremamente vicini alla nascita delle prime strutture galattiche.

Prima di questa scoperta, la galassia più distante osservata dal JWST era JADES-GS-z14-0, che risaliva a circa 280 milioni di anni dopo il Big Bang. Le nuove galassie candidate, che riceveranno un prefisso ufficiale “GLIMPSE” una volta confermate, potrebbero risalire a una fase ancora più antica dell’evoluzione cosmica, forse appartenendo alla prima generazione di galassie.

 

La lente gravitazionale e la scoperta delle galassie più remote

Per osservare queste galassie, il team guidato da Vasily Kokorev dell’Università del Texas ha sfruttato il fenomeno della lente gravitazionale, predetto dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein. La cluster Abell S1063, con la sua massa imponente, ha agito come una lente naturale, amplificando la luce delle galassie lontanissime attraverso la curvatura dello spazio-tempo.

Questa tecnica ha permesso al JWST di identificare strutture luminose a distanze inaspettate, ma anche con l’aiuto della lente gravitazionale, molte caratteristiche restano difficili da definire. Le analisi spettroscopiche future saranno fondamentali per determinare con precisione la composizione, l’età e le caratteristiche delle galassie.

 

Implicazioni per la cosmologia moderna

Le osservazioni del JWST sfidano alcuni aspetti dei modelli cosmologici tradizionali. La presenza di una densità maggiore di galassie luminose e antiche rispetto a quanto previsto suggerisce che i processi di formazione galattica nei primi istanti dell’universo potrebbero essere più complessi di quanto ipotizzato.

Secondo Hakim Atek dell’Istituto di Astrofisica di Parigi, queste galassie potrebbero rappresentare le prime generazioni di strutture galattiche, ma stimare con precisione il loro momento formativo resta complicato. I modelli indicano tuttavia che siamo vicini alla comprensione delle origini delle galassie.

 

Nonostante i progressi significativi, Kokorev sottolinea che alcune delle sorgenti più antiche e deboli potrebbero rimanere invisibili anche con i potenti strumenti del JWST.

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