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La fusione dei buchi neri rappresenta uno degli eventi più imponenti e violenti che l’universo possa offrire. Questo processo prende avvio quando due buchi neri, inizialmente distanti, cominciano a orbitare uno attorno all’altro, descrivendo traiettorie ampie e lente. Possono essersi formati insieme come sistema binario di stelle o essersi incontrati casualmente nello spazio. Per fondersi, devono progressivamente avvicinarsi, perdendo una quantità significativa di energia orbitale.

 

Il rilascio di questa energia inizia con le interazioni gravitazionali tra i buchi neri e l’ambiente circostante, che può includere gas, polvere e, occasionalmente, anche corpi più grandi come pianeti o stelle. La caduta di questi oggetti nei buchi neri o la loro accelerazione fino a sfuggire dall’orbita contribuisce a ridurre l’energia orbitale dei buchi neri stessi, permettendo loro di avvicinarsi.

 

Quando i buchi neri si trovano abbastanza vicini, interviene un secondo meccanismo: la generazione di onde gravitazionali. Queste onde, simili a increspature su uno specchio d’acqua, vengono create dalle orbite reciproche dei buchi neri e agiscono come un sistema di drenaggio energetico. Tuttavia, per diventare efficaci, è necessario che i buchi neri siano estremamente vicini.

 

Questo ha portato gli astrofisici a quello che viene definito il “problema del parsec finale”. Le simulazioni indicano che le interazioni gravitazionali riducono la distanza tra i buchi neri fino a un parsec (circa 3,26 anni luce), ma oltre questa soglia non vi è abbastanza materia per continuare a sottrarre energia in modo efficace. Inoltre, le onde gravitazionali sono troppo deboli per completare il processo in un periodo compatibile con l’età dell’universo.

 

Superato però il problema del parsec finale, quando i due buchi neri sono sufficientemente vicini, le onde gravitazionali diventano il principale meccanismo di perdita energetica. In questa fase finale, i due corpi celesti si avvicinano a velocità sempre maggiori, e hanno solo pochi secondi prima della collisione definitiva.

 

Nell’istante immediatamente precedente la fusione, i due orizzonti degli eventi — i confini oltre i quali nulla, nemmeno la luce, può sfuggire — si deformano l’uno verso l’altro, generando una sorta di ponte gravitazionale. Simulazioni avanzate mostrano che i due orizzonti estendono dei tentacoli sottili verso il compagno, come un legame cosmico che culmina in una fusione totale dei due orizzonti, somigliando a due bolle di sapone che si fondono.

 

Questo evento segna la nascita di un nuovo, unico buco nero. Al suo interno, ciò che avviene rimane avvolto nel mistero, poiché la singolarità — il punto in cui la densità raggiunge valori infiniti — è oltre i limiti delle attuali conoscenze fisiche. Le simulazioni suggeriscono che le singolarità dei due buchi neri si incontrino, orbitino brevemente e infine si fondano, ma i dettagli esatti restano ancora poco chiari.

 

Un aspetto interessante è che la massa del buco nero risultante è inferiore alla somma delle masse dei buchi neri originali. Nel 2016, la LIGO Scientific Collaboration ha rilevato onde gravitazionali provenienti dalla fusione tra un buco nero di 36 masse solari e uno di 30 masse solari, che ha generato un nuovo buco nero con una massa finale di 63 masse solari. La differenza, corrispondente a circa 3 masse solari, è stata convertita in energia gravitazionale sotto forma di onde gravitazionali.

Durante le fusioni, circa il 5% della massa totale viene trasformata in onde gravitazionali, liberando un’energia superiore alla luminosità combinata di tutte le stelle dell’universo. Eppure, tutto ciò avviene nell’assoluto silenzio cosmico e nell’oscurità dello spazio, lontano da ogni osservatore terrestre.

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