
Negli ultimi secoli, l’aspettativa di vita umana è aumentata notevolmente, con un raddoppio rispetto alle epoche precedenti, soprattutto grazie alla riduzione delle malattie infantili nei paesi più ricchi, un fenomeno che poi si è esteso a livello globale. Tuttavia, studi recenti rivelano che questo continuo progresso sta rallentando, mettendo in discussione le teorie che ipotizzano una longevità umana estesa fino a 150 anni o persino oltre.
Il professor S. Jay Olshansky dell’Università dell’Illinois a Chicago, insieme ai suoi coautori, ha analizzato l’evoluzione della longevità in dieci regioni del mondo con le più alte aspettative di vita. I risultati indicano che solo Hong Kong e la Corea del Sud hanno registrato un incremento significativo nella durata della vita, circa tre anni per decennio tra il 1990 e il 2019. In particolare, Hong Kong ha visto un miglioramento notevole negli anni ’90, grazie a politiche rigorose di controllo del tabacco.
Nonostante l’aumento del numero di centenari, questo fenomeno non si è verificato su scala così ampia come previsto da alcune delle teorie più ottimistiche. La maggior parte dei progressi in termini di sopravvivenza si osserva tra le persone di età superiore ai 60 o 70 anni, piuttosto che tra coloro che superano i 90 anni.
Olshansky sottolinea il ruolo cruciale della medicina moderna nell’allungare la vita nelle ultime decadi, ma fa notare anche un rallentamento del ritmo di crescita dell’aspettativa di vita, soprattutto nei paesi sviluppati. Questo suggerisce che un prolungamento drastico della vita fino a 150 anni appare improbabile.
L’attenzione, secondo Olshansky, dovrebbe spostarsi dal perseguimento di una vita estremamente lunga a un miglioramento della qualità della vita negli anziani. Questa riflessione implica un cambio di priorità nella ricerca medica e nelle politiche sanitarie, favorendo approcci che puntino non tanto a prolungare indefinitamente la vita, ma a renderla migliore negli ultimi anni.
L’autore richiama anche l’attenzione su problematiche attuali come l’aumento dei suicidi e l’abuso di oppioidi, che hanno portato a un abbassamento dell’aspettativa di vita in alcune popolazioni degli Stati Uniti durante la pandemia da COVID-19. Queste “morti per disperazione” mettono in luce l’importanza di affrontare queste sfide sociali e sanitarie con strategie diverse rispetto alle tradizionali battaglie contro le malattie letali.
Anche se l’idea di una giovinezza quasi eterna continua a esercitare fascino, i dati attuali suggeriscono che il futuro della medicina potrebbe concentrarsi meglio sul miglioramento delle condizioni di vita degli anziani piuttosto che sull’estensione illimitata della loro durata.