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Uno studio recente ha individuato la metà del XX secolo come il momento in cui ha avuto inizio l’Antropocene, l’epoca in cui l’impatto umano sul sistema terrestre ha iniziato a deviare il suo comportamento naturale in modo significativo. Gli effetti delle attività umane sul pianeta sono ora così profondi che stanno provocando cambiamenti duraturi, destinati a perdurare per millenni.

 

Definire con precisione l’inizio di questa epoca, tuttavia, è complesso. L’impatto umano non si è manifestato in maniera uniforme nel tempo o nei diversi luoghi. Ad esempio, circa 12.000 anni fa, con lo sviluppo dell’agricoltura, gli esseri umani cominciarono a sfruttare circa il 75% della terra disponibile, un cambiamento che ha alterato profondamente gli ecosistemi. Altri eventi chiave includono lo sviluppo delle società agricole circa 8.000 anni fa e l’inizio della coltivazione del riso irriguo tra i 6.500 e i 5.000 anni fa. Questi momenti hanno lasciato segni importanti nell’ambiente, come l’aumento delle concentrazioni di anidride carbonica e metano nell’atmosfera, influenzando il clima globale. Tuttavia, tali cambiamenti avvennero in tempi e luoghi diversi, diffondendosi con ritmi variabili.

 

Michinobu Kuwae, ricercatore presso il Centro per gli Studi Ambientali Marini dell’Università di Ehime, insieme al suo team, ha analizzato registrazioni degli impatti antropogenici provenienti da 137 siti sparsi in tutto il mondo negli ultimi 7.700 anni. Dalla loro ricerca, sono emersi tre momenti chiave come possibili candidati per l’inizio dell’Antropocene.

 

Il primo periodo candidato va dal 1855 al 1890, quando la Rivoluzione Industriale iniziò a causare cambiamenti significativi, come l’aumento delle concentrazioni di piombo e alterazioni nei bilanci nutritivi dei laghi. Il secondo periodo, compreso tra il 1909 e il 1944, è caratterizzato da cambiamenti nella composizione del polline, dall’aumento delle concentrazioni di carbonio nero (una sostanza che contribuisce al cambiamento climatico) e da modifiche negli isotopi stabili. Infine, il terzo periodo, tra il 1948 e il 1953, vide un massiccio incremento dell’impatto umano, con l’apparizione di nuovi inquinanti organici, la presenza dei microplastici e gli effetti dell’era nucleare, visibili nel record geologico tramite l’introduzione del plutonio e le alterazioni del carbonio-14 dovute alle detonazioni nucleari.

 

Secondo Kuwae, il periodo compreso tra 1948 e 1953 rappresenta il punto più chiaro in cui l’impatto umano ha avuto un incremento senza precedenti su scala globale. Questo rapido aumento delle impronte antropogeniche è visibile in diverse aree del mondo, tra cui Europa, Nord America, Asia Orientale, Oceania, Antartide, Artico e altre regioni.

 

L’introduzione formale dell’Antropocene come epoca geologica potrebbe risolvere le incertezze relative all’influenza umana all’inizio dell’Olocene, fornendo un quadro più chiaro degli impatti globali che hanno iniziato a emergere dalla metà del XX secolo.

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