I due monumenti, denominati Holme I e Holme II, sono stati interpretati come luoghi di culto dove si svolgevano riti distinti ma collegati. Secondo David Nance, ricercatore dell’Università di Aberdeen, questi riti avevano lo scopo di invocare un cambiamento climatico. Holme I era destinato a ospitare un cuculo, con l’intento di prolungare l’estate attraverso il suo canto, mentre Holme II era teatro di sacrifici umani per implorare una dea di porre fine al freddo.
Holme I consisteva in un cerchio di legno con un ceppo di quercia rovesciato al centro, scoperto nel 1998 a Norfolk, e i suoi resti sono ora esposti in un museo locale. Holme II, invece, era un cerchio più grande con tronchi di quercia disposti piatti al centro. La rimozione di parte di questo sito ha generato controversie e alcuni dei suoi elementi sono andati perduti.
Nance ha rivelato che questi monumenti furono eretti durante il periodo più freddo noto dall’ultima era glaciale, una situazione che metteva a rischio la sopravvivenza delle popolazioni locali. Un solo raccolto fallito avrebbe potuto portare alla fame. Le strutture di Seahenge furono allineate con il sorgere del sole durante il solstizio d’estate, suggerendo un’intenzione comune di combattere la minaccia esistenziale dell’inverno, sebbene con funzioni diverse.
L’interpretazione di Holme I come trappola per un cuculo e di Holme II come sito di sacrificio umano rappresenta una distinzione cruciale nella ricerca di Nance, che ha integrato il folklore regionale come elemento fondamentale del processo scientifico. Il folklore, pur essendo un aspetto importante, è spesso visto con sospetto in archeologia perché, sebbene possa offrire spunti sulle credenze religiose e le superstizioni dell’epoca, può anche trarre in inganno i ricercatori se non utilizzato con un metodo rigoroso.
Nance, che sta anche scrivendo un libro intitolato “Il Cuculo, il Re e la Regina del Cielo”, ha combinato il folklore con l’analisi di dati climatici, ambientali, astronomici e biologici, oltre che con ricerche sui toponimi. Questo approccio multidisciplinare ha permesso di illuminare le credenze religiose degli antichi britannici e di comprendere meglio le loro pratiche rituali legate ai cambiamenti climatici.