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Nel Regno Unito, il clima e le sue variazioni sono spesso al centro delle discussioni quotidiane. Durante le prime due settimane di giugno del 2024, le condizioni meteorologiche fredde e nuvolose hanno dominato le conversazioni. Importanti testate giornalistiche hanno ampiamente trattato questo argomento, evidenziando un inizio di giugno insolitamente freddo, causato da venti settentrionali che hanno portato aria polare verso il sud.

 

Tuttavia, nella seconda metà del mese, un sistema di alta pressione ha prevalso, facendo salire le temperature fino a un picco di 30,3°C il 26 giugno. Nonostante l’attenzione mediatica, le temperature di giugno sono state in linea con la media storica, leggermente inferiori di circa 0,4°C. Il mese si è rivelato più secco del solito e con un numero di ore di sole leggermente superiore alla media nel Regno Unito, anche se in alcune aree della Scozia e dell’Irlanda del Nord le ore di sole sono state notevolmente inferiori alla media.

 

Anche se i primi dieci giorni di giugno in Inghilterra sono stati di 2,3°C più freddi rispetto alla media del periodo 1991-2020, anni recenti come il 2012, 2015 e 2019 hanno registrato condizioni simili. Ciò solleva la questione del perché il giugno 2024 abbia suscitato tanto interesse.

 

Il nostro clima sta cambiando, e viviamo questa trasformazione attraverso il tempo atmosferico, con ondate di calore più frequenti e intense e meno episodi di freddo. A differenza del 2024, il giugno del 2023 è stato il più caldo mai registrato, segnato da un’ondata di calore senza precedenti attorno al Regno Unito e all’Irlanda.

 

L’Europa, dal 1970, è stata al centro del riscaldamento climatico, con temperature in aumento circa il doppio della media globale e temperature estive estreme in aumento ancora più rapidamente.

Questo rapido aumento delle temperature ci ha portato a normalizzare il caldo estremo, mentre condizioni relativamente fredde o anche medie sembrano insolite e quindi degne di nota. Quando viviamo un periodo freddo, è più difficile percepire gli effetti del caldo estremo e l’urgenza di agire contro il cambiamento climatico sembra meno pressante.

Mentre il Regno Unito ed altre zone d’Europa, compresa parte d’Italia, hanno vissuto un inizio di giugno relativamente fresco, Stati Uniti, Messico e Grecia hanno subito ondate di calore mortali, e più di 1.300 pellegrini sono morti a causa del caldo senza precedenti in Arabia Saudita.

 

La normalizzazione di temperature più elevate può anche influenzare la nostra percezione del cambiamento climatico e quindi la nostra volontà di agire. Gli ecologisti descrivono un fenomeno chiamato “sindrome della linea di base spostata”, che suggerisce che man mano che l’ambiente si degrada, ogni nuova generazione accetta la situazione degradata come normale. Questo si applica anche al cambiamento climatico, poiché le persone dimenticano o non hanno esperienza del clima di un passato non troppo lontano.

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