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A metà giugno, più del 60% della popolazione mondiale ha subito ondate di calore estreme, secondo uno studio di Climate Central. Circa 5 miliardi di persone hanno vissuto temperature eccezionalmente elevate tra il 16 e il 24 giugno, rese tre volte più probabili dalla crisi climatica.

 

Andrew Pershing, vicepresidente per la scienza di Climate Central, ha definito queste ondate di calore come “disastri innaturali”, evidenziando che diventeranno sempre più comuni finché l’inquinamento da carbonio non sarà drasticamente ridotto. In India, durante l’estate, si è verificata l’ondata di calore più lunga mai registrata, coinvolgendo almeno 619 milioni di persone con temperature massime vicine ai 50°C e minime notturne intorno ai 37°C. Questo evento ha causato oltre 40.000 casi di colpi di calore e più di 100 decessi, cifre che potrebbero essere sottostimate.

 

In Cina, si sono raggiunti i 50°C, la temperatura più alta mai registrata a giugno. La città di Wuhan ha dovuto avvertire di possibili razionamenti di elettricità a causa dell’aumento della domanda di aria condizionata. Durante il pellegrinaggio dell’Hajj in Arabia Saudita, almeno 1.300 persone sono morte per malattie legate al calore, con temperature che hanno superato i 50°C in alcune città.

 

Davide Faranda, ricercatore presso il Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica, ha collegato il caldo mortale durante l’Hajj alla combustione di combustibili fossili, sottolineando l’impatto devastante sui pellegrini più vulnerabili. Negli Stati Uniti, ondate di calore consecutive hanno colpito gli stati meridionali con temperature fino a 52°C. A New York, le visite mediche di emergenza legate al calore sono aumentate del 500-600%, con temperature che sono salite fino a 2°C a causa della crisi climatica.

 

Il Mediterraneo ha sofferto ugualmente, con la chiusura dell’Acropoli in Grecia dopo che le temperature hanno superato i 43°C, causando la morte di sei turisti, tra cui il dottore britannico Michael Mosley. In Egitto, temperature vicine ai 50°C hanno provocato interruzioni quotidiane dell’energia per gestire il picco nei consumi.

 

L’ondata di calore ha colpito anche l’emisfero sud, stabilendo record in Paraguay e Perù. Imam Saffet Catovic, direttore delle operazioni ONU di Justice For All, ha esortato le nazioni ricche di petrolio a rispondere agli appelli del segretario generale dell’ONU e degli scienziati per una transizione decisa lontano dai combustibili fossili, principali responsabili della crisi climatica.

 

Le ondate di calore estreme sono un effetto ben documentato della crisi climatica, causata dalla combustione di combustibili fossili e dalla deforestazione. Secondo l’IPCC, le ondate di calore che si verificavano una volta ogni 50 anni ora sono quasi cinque volte più frequenti e 1,5°C più calde. Gli scienziati hanno avvertito che queste ondate di calore potrebbero diventare molto più frequenti e dannose se l’uso dei combustibili fossili continuasse al ritmo attuale.

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