Per indagare su questo fenomeno, i partecipanti allo studio sono stati invitati a categorizzare 12 affermazioni su eventi attuali come “fatti” o “opinioni”. Quasi la metà dei rispondenti, il 45,7%, ha svolto questo compito non meglio di quanto avrebbe fatto il caso. Tra coloro che hanno avuto più successo, sono emerse alcune caratteristiche comuni: una maggiore conoscenza degli eventi attuali e della civica in generale, un livello di istruzione più elevato e capacità cognitive più forti erano tutti associati a un modesto miglioramento delle prestazioni.
Il fattore più influente nelle risposte errate era il partito politico. Secondo Mondak, man mano che le opinioni politiche diventano più polarizzate, democratici e repubblicani tendono a costruire una realtà alternativa in cui ritengono che la loro parte abbia i fatti e l’altra parte abbia solo opinioni. Questo pregiudizio partitico “distorce la capacità delle persone di ragionare attraverso queste affermazioni” e la tendenza attuale, soprattutto nelle notizie via cavo, è quella di confondere opinione e fatto.
I risultati dello studio mostrano che una parte sostanziale della popolazione non solo è in disaccordo sui fatti delle questioni politiche, ma anche sulla definizione stessa di ciò che costituisce un fatto. Questo lascia le persone suscettibili di essere manipolate e meno aperte agli sforzi di correzione della disinformazione, come quelli delle organizzazioni di fact-checking.
Mondak e Mettler sono preoccupati che questo porti le persone ad essere ingannate dalla disinformazione non perché sbagliano sui fatti, ma perché sbagliano su cosa siano i fatti. La ricerca è stata pubblicata nella Harvard Kennedy School Misinformation Review.
Per affrontare questo problema, gli autori sottolineano che, sebbene il fact-checking possa essere curativo, non è preventivo. Per questo, dobbiamo tornare a scuola, quando alle persone viene insegnata per la prima volta la differenza tra fatti e opinioni. Le organizzazioni mediatiche possono continuare a rafforzare questa distinzione nelle menti del pubblico, sottolineando costantemente quando la loro copertura si basa su affermazioni fattuali e quando condividono opinioni. Altrimenti, essere ingannati dalla disinformazione è quasi inevitabile.