La siccità torna a far paura in Italia e le ultime settimane di condizioni meteo estremamente bollenti non hanno fatto altro che aggravare un quadro già piuttosto delicato. Dopo un inverno particolarmente ricco di precipitazioni, che aveva consentito di ricostituire almeno in parte le riserve idriche, la situazione si è rapidamente ribaltata con la seconda parte della Primavera e soprattutto con questa tremenda e bollente estate. Dalla fine di maggio il nostro Paese è infatti rimasto sotto l’influenza quasi continua dell’anticiclone subtropicale, che ha portato ovviamente temperature altissime, quasi totale mancanza di precipitazioni organizzate e soprattutto un’evaporazione da suoli e laghi veramente molto alta.
Le piogge non sono sufficienti
Siamo sicuri che molti di voi ci contesterebbero il fatto che in questi giorni sta piovendo tanto a macchia di leopardo tramite dei temporali anche molto violenti. Questo è vero, ma ricordiamo che una precipitazione debole e duratura nel tempo è molto più efficace di una violenta e concentrata.
Come se non bastasse, il caldo persistente ha aumentato notevolmente l’evaporazione dell’acqua presente nei terreni e nei bacini superficiali, mentre la vegetazione sta trattenendo le scorte idriche cadute nei mesi passati, ma prima o poi finiranno pure quelle. I terreni ormai sono secchi e, anche laddove piove con un temporale violento, nel giro di un paio di giorni il caldo fa seccare tutto e la situazione torna come prima.
Questo perché i temporali sono fenomeni molto localizzati, spesso accompagnati da nubifragi, grandinate e forti raffiche di vento. Quando la pioggia cade con un’intensità così elevata nell’arco di pochi minuti, il terreno, soprattutto se ormai secco e indurito, non riesce ad assorbirla efficacemente. Gran parte dell’acqua scorre rapidamente in superficie, con il fenomeno del cosiddetto ruscellamento, defluendo spesso altrove e ovviamente senza arrivare minimamente in falda.
Che cosa servirebbe
Per migliorare realmente la situazione servirebbero invece perturbazioni più estese e durature, capaci di distribuire piogge deboli o moderate per molte ore o addirittura per alcuni giorni. Solo precipitazioni di questo tipo consentono all’acqua di infiltrarsi lentamente nel terreno; soprattutto, non sarebbe opportuno avere di nuovo caldo intenso, perché più l’atmosfera è bollente e maggiori saranno le evaporazioni superficiali.
Ma è ormai un miraggio. Alla base dell’attuale situazione vi è una configurazione atmosferica sempre più frequente durante le estati europee. Un vasto anticiclone domina gran parte dell’Europa centro-occidentale, impedendo alle perturbazioni atlantiche di raggiungere il Mediterraneo. E anche in questa bollente estate 2026 c’è davvero poco da dire. Le piogge organizzate e distribuite su migliaia di chilometri quadrati sono letteralmente scomparse, lasciando spazio a violenti nubifragi localizzati e alcuni comuni totalmente allagati.
Gli effetti iniziano ad essere ben visibili
Il Nord-Ovest è probabilmente l’area più critica: qui la scarsità di pioggia degli ultimi mesi si somma ai forti consumi idrici legati all’agricoltura, all’industria e agli usi civili. I terreni agricoli mostrano già evidenti segni di disidratazione e molte colture stanno entrando in una fase di crescente stress idrico. Gran parte della Pianura Padana presenta valori inferiori alla media climatica del periodo, mentre condizioni di siccità moderata si stanno estendendo anche ad altre zone della penisola. Sebbene il Mezzogiorno risulti in alcuni casi leggermente meno penalizzato, la situazione sta davvero peggiorando soprattutto in Sardegna, dove comincia a essere molto critica, come già segnalato in un precedente approfondimento sul rischio siccità.
Le prospettive per le prossime settimane non sono particolarmente incoraggianti. Se l’anticiclone continuerà a dominare lo scenario meteorologico, le piogge continueranno a essere episodiche e insufficienti per invertire la tendenza. È vero che potrebbe tornare un po’ di fresco, ma si tratterà semplicemente di correnti fresche settentrionali e non di vere e proprie perturbazioni organizzate. Non ci sarà un minimo di bassa pressione con risposta al suolo, e quindi la situazione potrebbe non cambiare un granché.
Alla luce di quanto detto…
Questa situazione evidenzia ancora una volta quanto sia necessario investire nella gestione delle risorse idriche, anche dopo un inverno piuttosto piovoso, come raccontato anche in questo approfondimento sulla svolta di maggio. Ormai resta evidente come le estati italiane stiano diventando sempre più calde e siccitose. Anche dopo una stagione fredda estremamente piovosa, bastano poche settimane dominate dal caldo intenso e dall’assenza di perturbazioni per riportare vaste aree del Paese in una condizione di crescente sofferenza idrica, sia per i terreni sia per i poveri ghiacciai martoriati da questo clima.
Fonti e approfondimenti:
- European Drought Observatory (JRC) – Situazione siccità in Europa
- Copernicus Climate Change Service – Bollettino climatico
- World Meteorological Organization – Record di caldo in Europa occidentale
- Copernicus Marine Service – Ondate di calore marine nel Mediterraneo
