In epoca di Cambiamenti Climatici ormai irreversibili – la scienza lo dice da diverso tempo – le condizioni meteo non sono più quelle di qualche decennio fa. Bisogna fare i conti con la grande calura, con quell’aria immobile e pesante che dà la sensazione di trovarsi in climi che non dovrebbero appartenerci. Le giornate scorrono sotto il peso dell’afa, mentre la siccità avanza inesorabilmente nei campi e le portate dei fiumi continuano a calare.
Che fine ha fatto l’estate?
Non c’è più, se la vediamo come era fino agli anni Novanta. Nei mesi più caldi dell’anno, il Belpaese non è più avvolto dalla tipica stagione azzoriana, ma è ormai inglobato nel nuovo clima africano. Come ce ne accorgiamo? Temperature elevate, spesso estreme, suoli assetati e una presenza sempre più frequente di lunghi periodi dominati dall’anticiclone, senza nuvole e senza possibilità di un refrigerio.
Eppure, anche nelle fasi di caldo più intenso, l’atmosfera ha una sua regola: prima o poi arriva una pausa. Una rottura, spesso improvvisa, talvolta accompagnata da fenomeni meteo molto violenti, ma comunque capace di interrompere l’assedio del caldo. Può durare poco, può essere solo un breve intervallo, ma è qualcosa che in tanti vorrebbero già domani e purtroppo bisognerà ancora aspettare diversi giorni. Si intravede però una sorta di tregua.
Cosa emerge dai modelli
Se analizziamo GFS ed ECMWF, autorevoli enti meteorologici mondiali, la data indicata è quella del primo Luglio, all’incirca: un passaggio che assume quasi un valore simbolico, qualcosa atteso con grande desiderio. Si tratterebbe del primo debole fronte freddo – debole in termini di temperature – che potrebbe sfondare il muro anticiclonico soprattutto al nord, portando un vero e proprio crollo termico. Ovviamente, in un caso simile, il prezzo da pagare sarebbero fenomeni meteo davvero violenti.
La situazione potrebbe coinvolgere inizialmente gran parte del Nord Italia, con effetti anche sull’alta Toscana e successivamente sul medio Adriatico. Non sembra che il Meridione venga coinvolto, almeno stando alle ultime uscite modellistiche.


Le conseguenze
Il possibile beneficio più atteso sarebbe il calo termico. Le stime parlano di una diminuzione che potrebbe arrivare anche a 10 gradi rispetto ai valori più estremi registrati nei giorni precedenti. Non sarebbe un ritorno al freddo e probabilmente nemmeno una vera fase fresca: sarebbe semplicemente un rientro in media, perché si partiva da condizioni 8-10 gradi sopra le medie. Non stiamo dunque bramando il maglione, ma semplicemente un clima consono a questa fase dell’anno secondo le medie nostrane.
Resta però l’incognita della durata
L’anticiclone africano ha dimostrato più volte di essere una presenza difficile da eliminare e potrebbe tornare protagonista dopo una breve interruzione. Non è ancora sicuro al cento per cento: l’ECMWF vede come data il primo Luglio, mentre il GFS indica il giorno 3. Entrambi i modelli, però, la leggono come un veloce passaggio instabile. Non si tratterebbe di qualcosa di duraturo, ma di un break dal caldo con violentissimi temporali e un calo termico della durata di circa 48 ore.

Il rischio dei fenomeni estremi
Come sovente accade, lo scontro tra masse d’aria molto calde e l’ingresso di aria più fresca potrebbe favorire fenomeni meteo estremi: grandinate, trombe d’aria e violenti colpi di vento. Tra i rischi ci sono anche i cosiddetti downburst, ovvero raffiche lineari discendenti dal temporale che possono superare anche i 120 chilometri orari, con danni ingenti. Si tratta naturalmente di scenari che andranno confermati.
Quello che possiamo dire con ragionevole certezza è che non sarà una vera e propria fine del caldo, ma un semplice rientro in media – e nemmeno per tutta l’Italia. Continuate a seguire i nostri aggiornamenti meteo.
Credit:
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- NOAA – National Centers for Environmental Information, Heat & Drought Monitor
- Copernicus Climate Change Service – European State of the Climate
- WMO – World Meteorological Organization, State of Global Climate