L’intrusione d’aria fresca oceanica, anch’essa pronosticata giorni or sono, ha prodotto contrasti termici particolarmente accesi e il risultato non poteva che essere quello: temporali, nubifragi, grandinate, colpi di vento. Le notizie di cronaca riportano soprattutto i danni dovuti alla grandine, che come al solito ha raggiunto dimensioni ragguardevoli.
Allorquando i chicchi superano i 2 cm di diametro si deve prestare molta attenzione. Se il diametro raggiunge, così come sta succedendo spesso, 4-5 cm allora i danni materiali sono pressoché assicurati. A cominciare dalle auto, le prime ad essere colpite pesantemente, a seguire le coperture e i vetri degli edifici.
Quella a cui stiamo assistendo negli ultimi anni è senz’altro un’escalation di eventi meteo climatici estremi, c’è poco da fare. Recentemente abbiamo analizzato il fenomeno grandine dal punto di vista prettamente didattico, spiegando la fisica dietro lo sviluppo del chicco di grandine e soffermarci sulle cause di certe dimensioni.
E’ bene tuttavia evidenziare un elemento: la violenza delle correnti ascensionali. Maggiore è la velocità maggiore è la persistenza del chicco di grandine ad alta quota, il che si traduce nella continua condensazione del vapore acqueo fin tanto che il peso del chicco stesso non è in grado di vincere la resistenza di tali correnti.
Il peso, quindi, è la discriminante principale per far sì che possa abbandonare le nubi catapultandosi violentemente al suolo. Ovviamente maggiore è il peso maggiore sarà la velocità con cui il chicco stesso si fionderà verso di noi.
Il rapido ripasso serve essenzialmente a spiegare la dinamica della genesi di un fenomeno atmosferico così pericoloso, perché è giusto essere chiari: è pericoloso. Lo è diventato soprattutto negli ultimi decenni, complice evidentemente un’enorme quantità di energia termica latente.
Il caldo in eccesso, quindi, è ciò che provoca un certo tipo di grandinate. Più fa caldo più l’energia termica a disposizione dei temporali cresce. Più fa caldo maggiori sono le probabilità che i chicchi di grandine raggiungano dimensioni preoccupanti. Gli studi climatologici certificano una maggiore diffusione di un fenomeno ormai devastante, confermando ciò che era facilmente intuibile dalle innumerevoli notizie di cronaca meteorologica degli ultimi anni.
Un tempo, giusto per capirci, certe grandinate erano prerogativa di altre parti del mondo: gli USA, alcune aree asiatiche, localmente il centro Europa. Aree geografiche dove la continentalità del clima esalta notoriamente i contrasti termici, cosa che da noi era decisamente meno frequente. Chicchi di certe dimensioni rappresentavano un’eccezione, non la regola.
Oggi, purtroppo, sono diventati la regola e l’eccezione è rappresentata da quelle grandinate talvolta abbondanti ma con grani di 1-2 cm. Quelle, per intenderci, capaci magari di imbiancare il suolo ma non di produrre danni se non eventualmente alle colture agricole. Ecco, quel tipo di grandinate si è notevolmente ridotta, lasciando spazio a quelle ben più devastanti tipicamente continentali.
Dobbiamo porci un quesito: è normale? No, non lo è ed è giusto evidenziarlo. I prossimi anni, a detta degli esperti, potrebbe andare anche peggio qualora le ondate di calore di un certo tipo dovessero risultare più violente e persistenti. Ed è per questo che vi invitiamo a non perdere gli aggiornamenti previsionali, perché mai come in questo periodo possono rivelarsi imprescindibili nell’attuazione di misure preventive.
