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      Home » Non è un’ondata di calore: è la nuova normalità del clima che ci aspetta
      A La notizia del giornoA Scelta dalla RedazioneCambiamento climatico

      Non è un’ondata di calore: è la nuova normalità del clima che ci aspetta

      Non sono picchi passeggeri ma il volto stabile di un clima cambiato: temperature sempre più verso i record, ghiacciai che si sciolgono. E poi città roventi sono ormai la normalità. Come poter superare l'estate.

      Andrea Meloni
      Andrea Meloni
      Pubblicato: 23/06/2026
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      9 Min Lettura
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      Contents
      • Questa non è un’ondata di calore
        • Queste non sono ondate, è la nuova normalità
        • Ghiacciai, agricoltura e città sotto pressione
        • Acqua che scarseggia, anche al Nord Italia
        • Negare l’emergenza climatica è da irresponsabili
        • Transizione energetica e prevenzione: tocca a noi

       

      Questa non è un’ondata di calore

      Quella che stiamo vivendo non è un’ondata di calore. Un’onda sale rapidamente, raggiunge il culmine e poi scende: fa pensare a qualcosa di temporaneamente anomalo, che poi rientra. Ma oggi è diverso rispetto al passato. Le ondate di caldo ci sono sempre state, eppure sostenere che fa caldo solo perché è estate, negando che esista un cambiamento strutturale delle stagioni, è sbagliato.

      Non c’è nessuna discesa termica, nessun rientro in una rassicurante media dei valori. Solo un picco costante di temperature sopra i 35°C che si ripete e si rinforza per giorni, fino a raggiungere e superare i 40°C in alcune località. E in Francia, dove mai l’avremmo detto 30-40 anni fa, quella soglia è stata superata persino in modo diffuso.

      E parliamo di Giugno, mese che appartiene ancora in parte alla primavera, tanto quanto Maggio, periodo in cui si è già registrata una situazione simile, seppur di più breve durata. Eppure, con picchi da record non solo in Francia, ma anche nella Pianura Padana.

       

      Queste non sono ondate, è la nuova normalità

      Queste non sono ondate: è la nuova normalità. È il cambiamento climatico. Dobbiamo adeguarci a queste nuove stagioni, perché è troppo tardi per ridurre i gas serra in tempo: continueranno a produrre estati roventi, con onde di calore gigantesche e inverni che sembrano autunni.

      Dobbiamo prepararci agli eventi meteo estremi. Proprio in queste ore abbiamo raccontato di Londra colpita da un violentissimo temporale notturno, con tempesta elettrica, grandine e nubifragio. E ieri di un altro temporale arrivato fino a Milano intorno alle 22, con la pioggia iniziata a 34°C: roba da città tropicale.

      Questa è la nuova linea media. È l’estate tropicale che ci dobbiamo aspettare come conseguenza del Riscaldamento Globale, con temperature sempre più alte di anno in anno. Le ondate, al contrario, sono quegli episodi in cui la temperatura torna miracolosamente, per qualche giorno, vicino (non sotto!) alle medie che conoscevamo qualche decennio fa. Ai tempi del defunto – almeno per noi europei – anticiclone delle Azzorre. Già, perché ora se ne sta placido in Atlantico d’estate, mentre d’inverno ci invade togliendoci il freddo e le fasi di maltempo.

      Se si guardano i dati e le mappe meteoclimatiche, come quella mostrata, ci si rende conto che stiamo andando verso condizioni mai sperimentate prima: temperature superiori di oltre 10°C rispetto alle medie storiche, diffuse sull’intero continente europeo e persistenti per settimane.

       

      Ghiacciai, agricoltura e città sotto pressione

      Queste nuove condizioni, oltre a incidere sulla salute e sulla mortalità, stravolgeranno i paesaggi e i sistemi colturali e agricoli che conosciamo. I ghiacciai alpini ormai ce li siamo giocati: si stanno sciogliendo e, come temevo, dopo un inverno avaro di neve la protezione del manto nevoso è venuta a mancare, lasciandoli esposti a temperature altissime e a un sole implacabile, cocente. Presto ci saranno molte colture che non potremo più coltivare. I cambiamenti in agricoltura stanno avvenendo, ma con troppa lentezza rispetto alla velocità con cui muta il clima.

      Poi ci sono le città, che provano ad attenuare la calura con progetti di riqualificazione urbana. A Milano, ad esempio, con la piantumazione di alberi adatti al nuovo clima e ai venti violentissimi dei temporali estivi, e con la trasformazione di aree cementificate in spazi verdi. Ma sono operazioni troppo lente per placare l’isola di calore urbano che imprigiona i cittadini, mentre cresce il numero di climatizzatori in case e uffici, complici anche le offerte commerciali delle aziende energetiche. Ed ecco che ricominciano pure i blackout, proprio per l’uso intensivo dei condizionatori.

       

      Acqua che scarseggia, anche al Nord Italia

      Poi si parla di acqua che scarseggia, e siamo al Nord Italia, dove non si è abituati alla penuria di questa risorsa. Quanti, tra coloro che vivono al Nord, non chiudono il rubinetto quando l’acqua non serve, mentre si sbrigano le faccende in cucina? Ricordo sempre un’ospite arrivata in Sardegna, era lombarda: lasciava il rubinetto aperto, mentre noi eravamo abituati a usarne con parsimonia.

       

      Negare l’emergenza climatica è da irresponsabili

      Negare l’emergenza climatica al giorno d’oggi – magari semplicemente per contrapposizione ideologica – con argomenti antiscientifici da bar, non significa soltanto negare la realtà alla stregua dei terrapiattisti. È da irresponsabili, per non dire da criminali, perché impedisce di adottare adeguate misure di prevenzione, mitigazione e adattamento, facendo aumentare costi, danni e rischi per la salute delle persone.

      Ma purtroppo non ci sono soltanto i negazionisti, e per giunta agguerriti. Ce ne sono anche nel Governo italiano, dove qualcuno sostiene che d’estate ha sempre fatto caldo: e si tratta proprio di chi dovrebbe avviare campagne di protezione dei lavoratori e delle fasce più deboli da questo caldo che, lo ricordo, uccide. Il dato letto ieri sui quotidiani – mille accessi al pronto soccorso per il caldo in una piccola città come Parma, non in una metropoli come Milano o Roma – deve far riflettere e deve allertare le istituzioni: serve un cambio di mentalità su come affrontare la stagione estiva, per ridurre i malori e gli accessi a un pronto soccorso che non è pronto, per carenza di personale, a sostenere carichi di richieste simili.

       

      Transizione energetica e prevenzione: tocca a noi

      Non possono essere i soli comuni a ripensare le nostre città e le nostre case. D’estate c’è poco da fare: possiamo attenuare questa calura solo con interventi strutturali e con la diffusione di climatizzatori, e in futuro andrà pure peggio, ma non disponiamo di energia sufficiente.

      Insomma, se da una sponda c’è chi si oppone all’indispensabile e urgente transizione energetica, contrapponendosi in nome dell’ambiente a qualsiasi progetto di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, dall’altra va comunque sottolineato che l’installazione selvaggia di tali impianti è un grave errore, e che esistono soluzioni meno impattanti per il paesaggio e la fauna selvatica.

      Nel frattempo ci stiamo giocando la vita di molte persone, l’agricoltura, la vivibilità climatica che abbiamo conosciuto. Il petrolio non è l’unica risorsa, ma purtroppo dove si spende davvero è nelle armi e nelle guerre. E per ovvie ragioni i Paesi devono anche difendersi, creare strumenti di deterrenza contro le aggressioni di Stati governati da pazzi. Ma i pazzi al governo, mi sa, stanno crescendo a vista d’occhio.

      Non ci resta che rifugiarci per alcuni mesi in ambienti climatizzati, in attesa che le ondate di calore estremo passino. Ma in futuro sarà peggio: il caldo del 2003 diventerà una consuetudine delle stagioni estive, ed è indispensabile la prevenzione. Una prevenzione che dobbiamo realizzare noi, come singoli cittadini, visto che le autorità sembrano avere altro a cui pensare.

      Questa ondata di calore passerà, statene certi. Forse a Luglio avremo un po’ di sollievo, comunque con temperature sopra la media, in attesa magari di una nuova ondata di caldo.

       

      Credit:

      • Copernicus Climate Change Service – L’ondata di caldo europea del maggio 2026;
      • Copernicus – European State of the Climate 2025;
      • World Meteorological Organization – Extreme heat grips Europe;
      • Carbon Brief – Europe’s exceptional heatwave e previsioni di riscaldamento;
      • Health Policy Watch – L’OMS chiede una riprogettazione delle città.
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