(METEOGIORNALE.IT) L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti ai temporali intensi e alle grandinate severe. Andrea Meloni ha intervistato Davide Santini, collaboratore del sito web Meteo Giornale e esperto di clima e Cambiamenti Climatici.
Cosa sta accadendo negli ultimi anni?
Il nostro Paese è da sempre interessato da fenomeni violenti, ma è inoppugnabile che negli ultimi anni qualcosa sia cambiato. Non lo dico io, ma i dati. Secondo l’ISPRA e i rapporti scientifici internazionali, l’aumento delle temperature favorisce una maggiore disponibilità di energia nell’atmosfera, aumentando – e non di poco – il rischio di fenomeni violenti.
Quali sono le zone più esposte?
Come è facile aspettarsi, il Nord Italia, in particolare la Pianura Padana. Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Piemonte rappresentano una delle zone più a rischio non solo dello Stivale, ma addirittura dell’intera Europa. Il motivo è piuttosto tecnico. In quest’area convergono diversi fattori favorevoli: l’aria calda e umida proveniente dal Mediterraneo e dall’Adriatico, le correnti più fresche in discesa dalle Alpi e la particolare conformazione geografica della pianura, che per sua natura trattiene molto bene l’umidità. Questo mix, difficilmente riscontrabile altrove in Europa, crea le condizioni ideali per la formazione di forti temporali e, in particolare, delle supercelle.
Ci parli di queste ultime
Si tratta di particolari strutture temporalesche dotate di un moto rotatorio intrinseco, capaci di autoalimentarsi. A differenza di un normale temporale, la cui durata è di circa 30-45 minuti e la cui intensità non è particolarmente elevata, quando nasce una supercella possono verificarsi numerose conseguenze. Intanto la durata può prolungarsi per alcune ore, come accadde il 12 Luglio 2014, quando una violenta supercella nacque in Val di Susa e si esaurì praticamente sul Lago di Garda, percorrendo 200 km. E poi le sue manifestazioni: venti forti, nubifragi e soprattutto la tanto famigerata grandine, che sta diventando davvero uno spauracchio per molti. È capitato di recente, come nel Luglio 2023 o nel Giugno 2025, che supercelle abbiano dato vita a grandinate con chicchi superiori a 12 cm – veri e propri sassi dal cielo, con tutto quello che ne consegue.
Le altre aree italiane?
La Liguria, soprattutto il settore orientale, è frequentemente interessata da nubifragi e precipitazioni estreme dovute all’interazione tra il Mar Ligure molto caldo e i rilievi appenninici. In questo caso però, più che per la grandine, il rischio principale sono le alluvioni. In Toscana, specialmente nelle zone interne settentrionali, l’orografia favorisce lo sviluppo di temporali di una certa intensità, soprattutto quando soffiano brezze da sud-ovest. Sul versante adriatico, Marche, Abruzzo e Puglia possono sperimentare eventi molto violenti, ma più in autunno che nella stagione estiva, dato che in queste aree – almeno lungo le coste – le precipitazioni annue tendono a calare significativamente in estate.
Il meridione?
Il discorso è un po’ diverso. In queste zone i fenomeni estremi non sono prerogativa di questo periodo, bensì dell’autunno – e ultimamente persino dell’inverno. Sicilia e Sardegna, soprattutto tra la fine dell’estate e l’autunno, possono essere investite da temporali marittimi molto violenti, che si alimentano anche grazie al calore enorme del Mar Mediterraneo. Oltre alle grandinate, il rischio in queste zone sono le piogge fortissime e l’intensa attività elettrica.
Dobbiamo convivere con questi fenomeni estremi?
La risposta è sicuramente sì. Si tratta di una sorta di nuova normalità. Attenzione, però: non significa che ogni anno sarà peggiore del precedente, ma che l’atmosfera sta diventando progressivamente più favorevole agli eventi estremi, ai temporali in primis. L’aumento della temperatura dell’aria consente di trattenere maggiori quantità di vapore acqueo; ce lo dice la fisica. I rapporti dell’IPCC e le analisi ISPRA evidenziano già oggi un incremento nella frequenza e nell’intensità degli episodi di precipitazione estrema. E in futuro la situazione non potrà che aggravarsi. Certo, ci saranno anni con meno temporali e altri con più fenomeni estremi, ma avere un’intera estate di piogge saltuarie e benefiche sarà ormai pressoché impossibile.
Piogge estreme?
Anche questo è un problema da tenere in conto. Alcuni studi recenti segnalano che gli episodi di pioggia molto intensa e di breve durata sono quasi raddoppiati rispetto a trent’anni fa in diverse aree della penisola. Gli aumenti più significativi si osservano nelle zone prealpine del Nord e in alcune aree costiere del Mediterraneo: in estate nelle zone montuose settentrionali, in autunno su buona parte delle coste.

Torniamo alla grandine
Per quanto riguarda il rischio di questo tanto temuto fenomeno, la classifica delle aree più esposte vede ai primi posti la Pianura Padana centro-orientale, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia orientale e l’Emilia-Romagna. Seguono Piemonte, alcune zone interne della Toscana e il versante adriatico centrale. Come si vede, quasi tutto il Nord ne è coinvolto, mentre il meridione è molto meno interessato. Il perché è abbastanza chiaro: nelle regioni padane la combinazione tra forte instabilità atmosferica e wind shear – cioè la variazione di velocità e direzione del vento alle diverse quote – favorisce la formazione di supercelle capaci di mantenere i chicchi di ghiaccio sospesi più a lungo all’interno delle nubi. Inoltre, il calore preesistente della Valle Padana e il frequente valicamento delle Alpi da parte di aria fresca nord-atlantica sono due fattori che concorrono ad aumentare esponenzialmente il rischio.

Ma alla fine, che cosa possiamo fare?
Convivere con questo pericolo significa investire sempre di più nella prevenzione. Abbiamo già le tecnologie, dobbiamo solo imparare a sfruttarle: sistemi di allerta rapidi, monitoraggio radar avanzato, protezione delle colture agricole, adeguamento delle infrastrutture urbane e una maggiore consapevolezza della popolazione. I temporali estremi non sono più una cosa occasionale, ma sempre più frequente. Lungi dal dire che ogni volta che piove debba scattare un allarme, ma analizzare con attenzione un radar e i bollettini meteo – oltre alle allerte della Protezione Civile – può aiutare a evitare comportamenti pericolosi in caso di violento temporale.
Credit: (METEOGIORNALE.IT)
- Science Advances – European supercell thunderstorms: a prevalent current threat and an increasing future hazard
- Nature Communications – Future changes in severe hail across Europe
- ISPRA – Stato, variazioni e tendenze del clima in Italia
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- NOAA – National Severe Storms Laboratory

