
Il clima, prima di tutto. Perché qui conta più che altrove
(METEOGIORNALE.IT) Partiamo dalla fine, anzi no, dall’inizio. Alghero non è ventosa come Stintino o tante località sarde. Punto. Lo dico perché molti, prima di prenotare, fanno confusione e pensano che tutto il nord-ovest sardo sia battuto allo stesso modo dal Maestrale. Non è così. La conformazione della costa, l’orientamento della rada, la presenza del promontorio di Capo Caccia: tutto contribuisce a renderla una piazza più riparata. Il vento c’è, ovvio, ma in genere si limita a una brezza più buona, di quelle che la sera in spiaggia ti fanno mettere il maglioncino e basta, ma ormai non più nel culmine dell’estate che trascorrevo da giovane ad Alghero. E si, quanti tramonti avvolto dall’asciugamano, per proteggermi dal fresco ho trascorso. Ora il mare è più caldo di quei tanti anni fa, e non c’è più quel freddino che dava anche noia.
I numeri sul clima? Quelli ufficiali parlano chiaro. Secondo i dati raccolti dall’ARPA Sardegna e dal Servizio Agrometeorologico regionale, il clima di Alghero rientra nella categoria Csa della classificazione di Köppen-Geiger. Tradotto: estate calda e secca, inverno mite e abbastanza piovoso. Media annuale intorno ai 17°C, precipitazioni tra i 500 e i 600 millimetri all’anno. Luglio è il mese più asciutto in assoluto, spesso non si superano i 5 millimetri di pioggia (ma in genere non piove mai). Capita che non piova per due mesi filati, anche tre durante l’estate. Sembra esagerato, non lo è, questa è una caratteristica del clima Mediterraneo.
Le medie estive trentennali raccontano massime sui 28-30°C in luglio e agosto. Ma attenzione, se soffia il vento dall’interno facilmente ci sono 35°C d’estate, ormai, quelli che un tempo erano i 30°C.
Le notti restano gradevoli, sui 19-21°C, e questa è una cosa che chi viene dal continente nota subito. Ti svegli e non hai sudato. Detto questo, parliamoci chiaro: gli ultimi anni hanno cambiato le carte. Ondate di calore, picchi sopra i 40°C, Anticiclone africano che si insedia per settimane e non lascia respirare. Ne ha discusso anche un’analisi puntuale sull’estate 2025 e i modelli ECMWF, che a primavera già anticipava una stagione lunga e calda, con anomalie marcate sulla Sardegna orientale.
C’è poi il rovescio, quello di cui parliamo poco. La siccità. Nell’autunno scorso si è arrivati a vere e proprie misure di razionamento dell’acqua nei comuni del nord-ovest, Alghero compresa. Per chi va in vacanza a giugno o settembre non cambia granché, ma è bene saperlo. Il mare? L’acqua viaggia tra i 23°C di inizio estate e i 26-28°C in agosto. Ho visto rilevazioni anche più alte negli ultimi due anni (i fatidici 30°C, ma attenzione, qui scorre una corrente marina fredda, forse una risalita di acqua dai fondali). Per le previsioni puntuali aggiornate giorno per giorno c’è la pagina dedicata: meteo Alghero.
Quando andare. La mia risposta non sarà quella che vi aspettate
L’ovvio sarebbe consigliare luglio e agosto. E va bene per chi vuole il pieno: spiagge gremite, locali aperti fino a tardi, prezzi che mordono. Ma se posso dirvi cosa farei io? Andrei a giugno, prima settimana fissa. O a settembre, dal 5 in poi. Mare già caldo, sole pieno, prezzi più umani, voli decenti, traffico che cala in verticale, e finalmente si può trovare un parcheggio vicino casa o l’hotel. La luce di settembre, poi, ad Alghero ha qualcosa di particolare, una doratura che fotografi e pittori cercano da sempre. C’è poi una novità: i locali hanno allargato la stagione in cui rimangono aperti come se fosse estate piena a tutto il mese di settembre, e non pochi, a gran parte d’ottobre, in considerazione del clima molto migliore rispetto a 20-40 anni.
Negli ultimi anni, complice quel prolungamento della stagione calda di cui ha parlato anche un approfondimento sulla durata anomala dell’estate, pure i primi dieci giorni di ottobre sono diventati una finestra interessante. Mese da evitare? Novembre, secondo me. Le perturbazioni atlantiche cominciano a fare sul serio, le giornate si accorciano, i locali chiudono a rotazione, mentre ora non pochi riaprono a dicembre, specie dopo metà mese, quando la città si ripola di turismo.
Il centro storico, il catalano e una signora di nome Maria
Camminare nel centro vecchio è un’esperienza che tante città turistiche hanno ormai perso. Qui i vicoli sono ancora abitati, e si vede. Bambini che giocano sotto gli archi, signore che chiacchierano sulla soglia, panni stesi. La cattedrale di Santa Maria, la chiesa di San Francesco del Trecento, la piccola San Michele con la cupola di maioliche colorate che ti spunta davanti quando meno te lo aspetti. I Bastioni Marco Polo e i Bastioni Magellano li percorri al tramonto, con la chitarra di qualche ragazzo seduto sui muretti.
E poi c’è la lingua. L’alguerés, una variante del catalano che gli aragonesi portarono qui nel 1372 e che – ostinatamente – non è morta. Lo parla ancora una parte degli abitanti, soprattutto i più anziani. Una mattina, in una bottega di prodotti tipici dietro piazza Civica, ho ascoltato per dieci minuti una conversazione fra due signore senza capire quasi nulla. Si chiamava Maria, la più anziana, mi ha detto che a casa con i nipoti ci prova ancora a parlarlo, ma loro rispondono in italiano. È una piccola tristezza che galleggia sulla città. Una lingua che resiste, però fragile. Beh, volendo succede a tutti gli idiomi in Italia e nei nostri Paesi occidentali.
Spiagge, calette, e quel tratto di costa di cui pochi parlano
La sabbia bianca della Bombarde e del Lazzaretto, qualche chilometro a ovest, è quella che vedete in tutte le foto. Bella, sì, ma in agosto ci si sta stretti. Più a nord, verso la baia di Porto Conte, il litorale è meno costruito, e già lì si respira meglio. Però il vero spettacolo è la falesia di Capo Caccia: oltre 300 metri di calcare bianco a strapiombo sul mare, con quel blu sotto che fa quasi paura. Esiste un’area marina protetta, Capo Caccia – Isola Piana, e i sentieri di trekking lungo la falesia regalano panorami che restano incollati alla retina. Un suggerimento, non perdetevi una passeggiata dalla strada verso Punta Giglio.
Le calette laterali, alcune, sono praticamente nascoste. Si raggiungono via mare, oppure con camminate non sempre comode. Non vi do nomi, perché parte del fascino sta nello scoprirle. Un consiglio sì: parlate con i pescatori al porto, oppure noleggiate un gommone piccolo, di quelli senza patente, e seguite la costa con calma. È così che si trovano i posti veri, non sulle guide patinate.
Le Grotte di Nettuno, e le altre. Quelle che non potete vedere
Le Grotte di Nettuno sono il biglietto da visita, lo so. Si scendono i 654 gradini della Escala del Cabirol – “scala del capriolo” in catalano, e il nome la dice lunga – oppure si arriva comodamente via mare con il battello dal porto. Dentro, la temperatura resta sui 15-18°C tutto l’anno. D’estate è una pacchia.
Ma ci sono altre cavità, lungo quella falesia, di cui pochi parlano. Alcune chiuse per motivi di sicurezza. Grotta Verde, per esempio, custodisce incisioni rupestri neolitiche di un valore archeologico enorme, però l’ingresso è limitato a chi ha titolo per studiarla. Io, in gioventù ci andai con un amico, anche se era vietato accedere, e vi dirò, è un’incanto. Ovviamente, non recatevi se è vietato farlo per ragioni di sicurezza.
Saperlo, comunque, dà la dimensione di quanto questo paesaggio sia stratificato. Non è una scenografia, è un libro di geologia e archeologia all’aperto. Ma la Sardegna è un territorio antico, ha una storia di molti millenni dietro, assolutamente sottovalutata dal turismo, poco incentivata da chi potrebbe proporla.
Mangiare. E il discorso, scomodo, dei prezzi
La cucina algherese ha due anime: il pesce della costa e l’eredità catalana. L’aragosta alla catalana, servita con cipolla cruda e pomodoro, è il piatto bandiera. In alta stagione, sui 90-120 euro al chilo nei locali del porto. Si mangia bene, anzi spesso molto bene, dai bistrot del centro fino alle trattorie verso Fertilia. Però. C’è un però.
Da sardo che vive da anni fra il continente e l’isola, devo dirlo: il rapporto qualità-prezzo, ad Alghero come in gran parte della Sardegna, non regge il confronto con Spagna, Grecia, Croazia. Con la stessa cifra, fuori dall’Italia, vivete spesso un’esperienza più curata. È un nodo che ci portiamo dietro da decenni e che diverse riflessioni sull’estate italiana e il turismo hanno provato a spiegare. La domanda concentrata in poche settimane fa salire i listini. Lo standard medio degli appartamenti in affitto a corto termine è spesso modesto, mobili spartani, dotazioni essenziali. Non sempre, ma capita. Lo dico non per fare polemica, è per questo che preferisco recarmi alle Canarie o Madeira, prezzi inferiori, case da sogno e climatizzate. E cari sardi, non ditemi che la Sardegna è bella ed è giusto che costi cara perché non è così che si fa business e turismo, anzi, è fallimento. Il vero turismo sardo per quel che offre la Sardegna nella natura delle coste e del suo interno è sottovalutata.
Italiani sì, ma anche tanti stranieri
Una cosa che pochi sanno: Alghero è la città turistica sarda con la più alta percentuale di visitatori stranieri. L’aeroporto di Alghero-Fertilia ha collegamenti diretti con Londra, Barcellona, Francoforte, Parigi, Vienna, Stoccolma, Eindhoven e altre venti destinazioni europee. Un aeroporto rinnovato, ma che ho trovato ancora sempre poco valorizzato da chi lo gestisce. I controlli di sicurezza sono estenuanti, ci si infila in una saletta stretta e si sta come salami a volte oltre un’ora prima di passare. Perciò, nei periodi di affollamento, recatevi in largo anticipo per partire.
Secondo i dati ufficiali della Regione Sardegna, gli italiani restano in maggioranza durante l’estate – parliamo del 55-60% delle presenze nel comprensorio algherese – ma in giugno e settembre gli stranieri spesso superano i nostri. Nei pub si sentono più lingue che dialetti. Considerando le radici catalane del posto, c’è qualcosa di poetico. E si, il motivo c’è, gli italiani hanno compreso che la Sardegna è troppo costosa, e se a voi cari miei va bene così, la crisi economica della permarrà. Tenete conto anche i prezzi esorbitanti dei collegamenti, con costi ingiustificati. In alta stagione i biglietti aerei per i non residenti costano quanto quelli per un volo a New York da Roma o Milano.
Lo so, sto facendo polemica, ma l’intento è quello che viene svolto anche dai quotidiani locali: far sentire che più di qualcosa non va.
Le strade
Qui serve dirlo. La manuntenzione è inferiore a molte regioni d’Italia, manca la segnaletica adeguata. Solo alcune strade sono efficenti. Nei centri urbani le strade sono spesso piene di buche. Il problema del sardo che ci vive è che si è abituato a questo degrado, ai ritardi infiniti nella conclusione dei lavori che ormai appare tutto normale, e se lo fai presente si offendono.
La sera. Famiglie, amici, qualche concerto improvvisato
Per chi viaggia con i bambini, il lungomare e le spiagge attrezzate (finalmente sempre più frequenti) funzionano bene. Per chi viene in compagnia, Alghero è una delle poche città dell’isola dove la vita notturna esiste davvero, non è un’invenzione delle brochure. Locali sul porto, qualche discoteca, pub aperti fino a tardi anche in settimana. Il calendario estivo è ricco: il Birralguer dedicato alle birre artigianali, Una cancò per l’estiu in luglio, i fuochi di Ferragosto sparati dal porto. C’è persino una messa sottomarina, durante la festa de Lo Sant Crist de la Costera del Coral, che è una di quelle cose che senti raccontare e pensi “non può essere vera”. Invece sì.
Una cosa che ho notato negli ultimi anni: nonostante il caldo serale che si è fatto più intenso in tutto il Mediterraneo, ad Alghero si sta meglio che in tante altre città italiane. Infatti, giunge il vento dell’entroterra che si raffredda sensibilmente per una particolare conformità geografica, e al mattino potete avere anche meno dei 20°C.
E poi c’è quel momento, quasi sempre, quando il sole si tuffa dietro Capo Caccia. E’ un attimo magico. Ma conviene svegliarvi al mattino all’alba per osservare un’alba che diventa uno spettacolo di colori. (METEOGIORNALE.IT)