
(METEOGIORNALE.IT) Il cammino di avvicinamento all’Inverno 2025-2026 ha proposto argomenti estremamente interessanti. Soprattutto ha proposto alcuni pattern climatici che combinati tra loro potrebbero avere effetti letteralmente dirompenti sull’esito della stagione invernale
Anzitutto La Nina, ovvero l’anomalo raffreddamento delle acque superficiali del Pacifico Equatoriale. Dopodiché la QBO negativa, ovvero un’oscillazione quasi biennale delle correnti atmosferiche tropicali. Il segno meno si traduce in un ribaltamento della “normale” circolazione ovest-est, quindi parliamo di correnti orientate in direzione opposta: est-ovest.
Questo tipo di combinazione non è affatto frequente e quando si verifica può causare forte instabilità del Vortice Polare. Ed è ciò che sta accadendo, fin dall’Autunno. L’andamento dell’Inverno non è affatto scontato, è vero, ma stante le premesse autunnali possiamo confermare ampie probabilità di freddo in vari periodi. A cominciare, giusto per non perdere il filo, dal periodo natalizio.
Tuttavia è giusto evidenziare un aspetto estremamente importante: le anomalie termiche negative del Pacifico stanno perdendo smalto. Le rilevazioni ad hoc confermano una graduale ripresa termica e le proiezioni per i prossimi mesi ci dicono che molto probabilmente andremo incontro al processo opposto.
Un anomalo riscaldamento che potrebbe accelerare nella seconda metà del 2026, dando luogo al fenomeno noto come El Nino. Ragion per cui gli esperti già si interrogano su quelle che potrebbero essere le ripercussioni meteo climatiche tanto sull’Autunno 2026 quanto sull’Inverno 2026-2027.
Per poter ipotizzare scenari plausibili vanno contemplate le statistiche in merito, statistiche che per quel che concerne l’Europa propongono un Autunno mite e piovoso, mentre per l’Inverno si parla di estremi termici ricorrenti. Quindi alternanza tra fasi particolarmente miti e periodi di freddo intenso.
Annate caratterizzate da El Nino producono spesso e volentieri nevicate di un certo rilievo sui settori centro settentrionali del vecchio continente. Ovvio, di tratta di ipotesi evolutive che non tengono minimamente in considerazione aspetti rilevanti quali ad esempio la forza – o debolezza – del Vortice Polare.
Ogni anno, lo sappiamo, fa storia a sé. Soprattutto in Europa, laddove le ingerenze di un fenomeno così distante da noi risultano inficiate da altri elementi climatici. In primis dall’influenza dell’Oceano Atlantico, il vero termoregolatore del clima europeo. Ragion per cui quanto scritto finora va considerata un’ipotesi tra le tante, ma ciò non significa che non possa esserci spazio per sorprese invernali di un certo spessore. (METEOGIORNALE.IT)
