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Freddo dalla Russia a più riprese entro i primi di Maggio: Italia nel mirino

Giuseppe Proietti di Giuseppe Proietti
14 Apr 2026 - 12:00
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News, Zoom
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(METEOGIORNALE.IT) Siamo in una fase meteorologica piuttosto perturbata. Questo non deve essere visto come un problema, perché le precipitazioni primaverili sono assolutamente essenziali: servono a ricaricare le falde e a preparare i suoli alla stagione calda. Analizzando i modelli, la prossima perturbazione di rilievo dovrebbe fare il suo ingresso sul Mediterraneo circa una settimana dopo l’ultima, collocandosi all’incirca tra il 19 e il 21 aprile.

 

Forti temporali?

Rispetto alle perturbazioni precedenti, questa configurazione meteorologica dovrebbe essere meno omogenea sul fronte delle precipitazioni diffuse, ma sarà caratterizzata da un elemento fondamentale: una decisa instabilità atmosferica.

 

Essa sarà generata dal possibile – e sempre più probabile – intervento di correnti di aria fredda provenienti dai quadranti orientali. Una vera e propria botta di freddo da est, anche se non dovrebbe prenderci in pieno. Osserviamo costantemente questa vasta massa d’aria fredda di origine continentale che staziona a est e che, in modo ciclico, tende a spingersi verso ovest. È un pattern meteorologico che stiamo vivendo oramai da un po’ di tempo, ovviamente a tratti.

 

Nuova fase perturbata e clima decisamente più freddo a cominciare dal 20 aprile. I modelli stanno convergendo verso questa direzione.

 

Non è ancora sicuro ma…

I modelli meteorologici stanno analizzando attentamente questa eventualità. Qualora l’irruzione fredda dovesse effettivamente concretizzarsi, secondo le proiezioni attuali assisteremmo a un calo termico particolarmente marcato. Questo perché l’aria in arrivo avrebbe origini continentali, risultando quindi tendenzialmente più secca e fredda.

 

Come anticipato, le temperature subirebbero un abbassamento piuttosto sensibile, ma è doveroso precisare che non sembra affatto profilarsi un ulteriore colpo di coda dell’inverno. Si tratterebbe, al più, di una flessione temporanea, con bruschi cali termici soprattutto nel caso di forti precipitazioni, e in particolar modo sui settori orientali della nostra Penisola.

 

Piuttosto freddo attorno al ponte del 25 aprile. L’atmosfera non sembra essere propensa a lunghe fasi di caldo.

 

Incertezze in arrivo

Spingendo lo sguardo oltre, verso il fatidico periodo tra il 25 aprile e il primo maggio, entriamo in quello che in meteorologia è definito il lungo termine. Le proiezioni intravedono la possibilità di un nuovo afflusso di aria fredda, ma le distanze temporali sono davvero troppo ampie per azzardare previsioni precise e attendibili. I lettori sanno che possiamo al massimo offrire qualche ipotesi, ma nulla di effettivamente certo, anche perché parliamo di fine mese.

 

Ciò che possiamo affermare con un buon grado di sicurezza, basandoci sui pattern circolatori attuali, è che l’intero mese di aprile sembra destinato a mantenere una sorta di instabilità ricorrente. Mai troppo intensa, ma senza nemmeno lunghe pause asciutte – il che è un segnale positivo. Le precipitazioni tenderanno a presentarsi in maniera molto sparsa nel tempo e nello spazio.

 

Questo comportamento non fa altro che rimarcare una tendenza climatica che, anno dopo anno, sembra consolidarsi sempre di più: precipitazioni concentrate in periodi piuttosto brevi, con maggiore intensità, che si alternano – con crescente frequenza – a periodi asciutti particolarmente prolungati.

 

Una stagione che rimane capricciosa

In questo contesto così dinamico, emerge con forza la reale possibilità di colpi di scena, ma anche la difficoltà a prevedere il tutto con precisione. La durata stessa di questi eventi atmosferici è altamente variabile e di difficile inquadramento sin dall’inizio. Questo limite è evidente non solo nell’elaborazione delle mappe meteorologiche, ma lo si riscontra ovviamente quando si parla di tendenze nel lungo periodo.

 

Non dobbiamo dare le colpe ai modelli. Questi ultimi sono strumenti sofisticatissimi e dobbiamo essere contenti che esistano, perché fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile stilare qualsiasi tipo di tendenza. È proprio un problema di fondo, intrinseco alla scienza: non appena cerchiamo di spingerci oltre i pochi giorni di validità previsionale, iniziamo a muoverci su un terreno molto più incerto e insidioso.

 

Ricordiamo però che guai a chiamarle con il termine ingeneroso di previsioni inutili. Le previsioni a lungo termine restano uno strumento di inestimabile utilità. Ci forniscono una linea di tendenza fondamentale per comprendere l’evoluzione della circolazione atmosferica su vasta scala; senza di esse, opereremmo letteralmente alla cieca, come accadeva qualche decennio fa.

 

Niente gelo siberiano

Cari lettori, quello che è scritto nel titolo è comunque del tutto veritiero. Freddo dalla Russia non vuol dire necessariamente gelo siberiano, fiumi ghiacciati, tempeste di neve e quant’altro, anche perché in questa stagione sarebbe un vero dramma.

 

Almeno fino alla data del 25 aprile non si profila all’orizzonte alcuna sfuriata fredda di rilievo. Nel caso remoto in cui una dinamica simile dovesse prendere forma, si collocherebbe temporalmente nell’ultima settimana di aprile o addirittura nei primi giorni di maggio. Saremmo quindi molto avanti nella stagione e gli effetti al suolo risulterebbero decisamente più marcati rispetto a quanto accaduto nel cuore di gennaio o di febbraio.

 

Sotto il profilo termico, l’assenza di gelate estreme rappresenta sicuramente una buona notizia per l’agricoltura. Non si può dire altrettanto riguardo al regime pluviometrico: la pioggia che cadrà in maniera piuttosto irregolare apporta benefici soltanto locali, non su vastissima scala. L’acqua, cadendo copiosamente in poche ore, fatica a penetrare nel terreno profondo, limitandosi spesso a scivolare via e causando potenziale erosione. Un doppio svantaggio, quindi: magari piove tanto, ma lo fa in maniera molto svantaggiosa.

 

Clima sempre più estremo

Gli sbalzi termici primaverili sono storicamente consueti in Europa, ma i dati ci suggeriscono che stanno diventando forse un po’ troppo eccessivi. Pur non raggiungendo la violenza delle oscillazioni che si registrano nel Nord America, abbiamo già visto in ripetute occasioni che stiamo andando verso una direzione ben precisa: l’estremizzazione del meteo.

 

Bisogna inoltre segnalare un fattore fisico determinante: le temperature attuali. Al momento registriamo valori molto superiori alla media, specialmente sulle regioni occidentali e sul Nord Italia. Ricordiamo una cosa basilare: tale calore accumulato funge da energia potenziale. Quando l’aria fredda farà il suo ingresso su queste aree già piuttosto miti, si scateneranno contrasti termici decisamente intensi, aumentando il rischio di forti temporali, grandinate e precipitazioni di eccezionale intensità.

 

Il problema dei blocchi atmosferici

Chi legge con frequenza i nostri articoli sa che parliamo spesso di tempo estremo e periodi di blocco. Ci troviamo di fronte a un paradosso climatico: è proprio l’Amplificazione Artica a generare i bruschi sbalzi termici che stiamo vivendo. Il riscaldamento accelerato dell’Artico modifica le correnti ad alta quota, innescando vasti “blocchi” di alta pressione che persistono sulle stesse regioni per molti giorni o addirittura settimane. È un po’ quello che sta succedendo da tempo.

 

A titolo informativo, questo tipo di alterazione della circolazione è responsabile sia delle prolungate fasi di tempo anomalo e siccitoso, sia delle violente fasi di maltempo stazionario in specifiche aree del nostro emisfero. È una dinamica su scala globale, ma noi focalizziamo la nostra attenzione su casa nostra.

 

I Blocchi Atmosferici e l’esasperazione degli sbalzi termici sono quindi figli dell’Amplificazione Artica, a sua volta diretta conseguenza del Riscaldamento Globale. Sappiamo che qualche fase di blocco è possibile anche in assenza del contributo antropico, ma in questo caso quest’ultimo pare faccia davvero da padrone. E non lo diciamo noi redattori, ma l’IPCC, il celeberrimo organismo internazionale che raccoglie tutti i dati meteorologici e climatici ufficiali a livello mondiale.

 

Il monitor per concludere

Alla luce di tutto quanto esposto, dobbiamo evidenziare il seguente fatto. Questo pattern che stiamo vivendo, studiato e individuato dalla comunità scientifica molti anni fa, è pronto a darci un avvertimento chiaro. Con il progressivo aumento delle temperature medie globali, paradossalmente rischiamo di essere esposti anche a ondate di freddo più severe e in periodi fuori stagione. Chiaramente, in un trend globale in riscaldamento, queste saranno sempre meno frequenti rispetto alle anomalie calde. Ciò non toglie che le ondate di freddo tardivo siano destinate a diventare meno frequenti ma più intense, e soprattutto meno prevedibili con largo anticipo. Spetta alla scienza compiere ulteriori passi da gigante.

 

Ricordiamo che il campo meteorologico ha fatto progressi enormi negli ultimi anni. Non dimentichiamoci che fino a pochissimo tempo fa era difficile prevedere oltre i tre giorni, mentre ora le previsioni meteorologiche possono spingersi fino a 10 giorni con un discreto margine di affidabilità.


Credit: (METEOGIORNALE.IT)

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
  • IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change, AR6 Chapter 11: Weather and Climate Extremes
  • NASA Climate Change
  • WMO – World Meteorological Organization
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Tags: agricolturaamplificazione articaaprilearia freddablocchi atmosfericicambiamento climaticoclima primaverileeuropaeventi estremigrandinateinstabilità atmosfericairruzione freddaItalialungo terminemeteomodelli meteorologiciperturbazionipiogge intenseprecipitazioniprevisioni meteoriscaldamento globalesbalzi termicitemporalitendenza climatica
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