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Maggio dal meteo estremo: cosa rischiamo secondo i modelli in esame

Giuseppe Proietti di Giuseppe Proietti
18 Apr 2026 - 12:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Siamo nel cuore di aprile e molti appassionati vogliono già conoscere le tendenze meteo per il mese di maggio. In questo articolo andremo ad analizzare in primo luogo le mappe dell’ECMWF (Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine). Il quadro che ne emerge è ricco di sorprese e presenta alcuni aspetti da tenere bene in considerazione.

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Che cosa è emerso

Ve lo anticipiamo subito, senza troppi giri di parole. Ci aspettano settimane particolarmente dinamiche, in perfetta sintonia con quello che dovrebbe essere il periodo. Attenzione però: questa volta potrebbe andare ben oltre la media.

 

Passeremo, nel giro di pochissimi giorni (o addirittura ore) da repentine fiammate di caldo dal sapore tipicamente estivo a improvvisi e violenti break temporaleschi. Non è certo una novità: il mese che chiude la Primavera è da sempre teatro di scontri termici e dinamici piuttosto intensi. Ma quest’anno potrebbe superarsi. Cerchiamo di fare un’analisi.

 

La prima parte del mese

Le mappe a lungo termine parlano chiaro e delineano uno scenario iniziale molto netto: la prima parte di maggio sarà dominata da un’invadente anomalia barica e termica di segno positivo. Farà caldo, parecchio.

 

Basti pensare che le proiezioni indicano picchi di anomalia fino a tre gradi al di sopra della media su gran parte del bacino del Mediterraneo, Italia compresa. Se di per sé potrebbe sembrare una variazione di poco conto, in campo climatologico cambia tutto. Questo significa che, oltre alle temperature più elevate dell’atmosfera, ci sarà un aumento dei valori delle superfici marine, con la drammatica possibilità di fenomeni intensi che ne consegue.

 

Ma non è tutto. I modelli matematici suggeriscono un dettaglio che non si può ignorare. Le anomalie positive più pesanti e persistenti interesseranno le nostre regioni alpine e prealpine. Si tratta di un dato di sicuro rilievo, poiché temperature anomale e uno zero termico elevato in alta quota si traducono in una fusione decisamente intensa del manto nevoso, attualmente piuttosto buono sulle Alpi di Ponente e meno su quelle di Levante.

 

Ciò non toglie che il caldo non risparmierà certo il resto d’Italia. Il principale responsabile di questa fase meteo sarà proprio lui: il ben noto Anticiclone Africano. Una figura un tempo relegata quasi esclusivamente ai mesi centrali dell’estate, che ora si manifesta in tutte le stagioni, anticipando di gran lunga il caldo estivo già a maggio.

 

Al suo interno opera la cosiddetta compressione adiabatica: l’aria, schiacciata verso il basso dall’alta pressione, si riscalda ulteriormente. A ciò si aggiunge un altro elemento cruciale: i cieli sereni e la radiazione solare, ormai prossima ai massimi annuali per via dell’inclinazione terrestre, faranno schizzare i termometri verso l’alto.

 

Non sono da escludere vere e proprie ondate di caldo di stampo estivo. Nelle zone interne del Centro-Sud, sulle Isole Maggiori e sulla Pianura Padana, superare la soglia dei 30°C diventerà assolutamente probabile. Certo, non si raggiungerà la calura impressionante di luglio e agosto, ma sarebbe comunque l’ennesima prova di un clima ormai perennemente sopra la media.

 

Anomalie decisamente marcata Per quanto riguarda il mese di maggio. Avere circa 3 gradi al di sopra della media di riferimento non è roba da poco…

 

Attenzione agli scontri

Occorre tenere a mente che siamo pur sempre a maggio: l’affermazione dell’Anticiclone Africano non sarà un monologo incontrastato per tutti i giorni del mese. L’atmosfera tenderà fisiologicamente a cercare un nuovo punto di equilibrio, rilasciando l’energia accumulata. Ed è proprio da questa dinamica che nascono scontri di enorme potenza.

 

Parliamo dei famosi e temuti scambi meridiani. In campo meteo, tale fenomeno si verifica quando il normale flusso delle correnti in quota (che viaggia da ovest verso est) subisce forti ondulazioni. L’alta pressione si eleva in modo anomalo verso il Nord Europa o l’Atlantico, ergendo un vero e proprio blocco. Così facendo, le correnti fredde piombano sul nostro Paese.

 

Area di scarsissime precipitazioni nella prima metà di maggio. Come si può notare, saranno davvero pochi i fronti temporaleschi.

 

Il rischio di forti temporali

Il calo delle temperature non è tuttavia il rischio maggiore. Come sempre accade in questi casi, il vero pericolo è l’innesco di fenomenologia estrema. L’Anticiclone Africano fungerà da immenso serbatoio, accumulando enormi quantità di calore e umidità nei bassi strati dell’atmosfera.

 

La fisica, e in particolare la termodinamica, non perdona. Quando una massa d’aria fredda e secca (tipica del Nord Europa) scorre in alta quota sopra un cuscinetto di aria calda e molto umida al suolo, si generano fortissimi moti convettivi.

 

L’aria calda, più leggera, viene forzata a sollevarsi violentemente per far spazio all’aria fredda e pesante che irrompe. Questi fortissimi moti ascensionali (updraft) sono il motore che alimenta lo scoppio improvviso di forti temporali.

 

Non si tratterà delle classiche e benefiche piogge primaverili, ma di supercelle o di sistemi organizzati nelle cosiddette squall lines, ovvero lunghissime linee di temporali molto violenti. All’interno di questi cumulonembi, i moti convettivi saranno talmente intensi da mantenere i chicchi di ghiaccio in sospensione per molto tempo. Diventeranno così molto grossi, per poi cadere di colpo quando le correnti non saranno più in grado di sostenerli – con pesi che in casi estremi possono raggiungere diverse decine, o addirittura centinaia, di grammi.

 

Quali saranno le aree a maggior rischio

Le tempistiche di queste esplosioni convettive privilegeranno le ore pomeridiane e serali, quando il riscaldamento del suolo raggiunge il suo apice e l’energia a disposizione (CAPE) è massima.

 

Qualunque area d’Italia può essere esposta a questi fenomeni estremi, ma alcune risultano particolarmente vulnerabili. Alpi e Appennini fungono da trigger naturale per i moti ascensionali (sollevamento orografico), agendo come prima barriera contro i fronti freddi in discesa.

 

La Val Padana rimane però la zona a maggior rischio d’Italia. Trattandosi di una grande valle chiusa su tre lati dalle montagne, si comporta come un catino perfetto per intrappolare calore e umidità. Quando l’aria fredda riesce a irrompere, magari sorvolando le Alpi, si creano le condizioni termodinamiche ideali per la genesi di violenti temporali e grandinate.

 

Perché potremmo rischiare

Come si vede, potremmo trovarci di fronte a un maggio ricco di sorprese. Siamo di fronte all’esatta rappresentazione della nuova normalità climatica: da una parte il caldo anomalo, sempre più presente e persistente; dall’altra il rischio di temporali molto violenti, proprio perché le fasi fredde nel cuore della stagione non scompaiono. All’aumentare dell’intensità e della durata delle ondate di caldo anomalo, aumenta in modo matematico e direttamente proporzionale anche l’energia potenziale in gioco. Ce lo dice la fisica, ed è un principio che non possiamo ignorare.

 

Vogliamo tuttavia rassicurare i nostri lettori su un punto importante. Comprendere queste dinamiche complesse non deve creare allarmismo, ma consapevolezza. Le proiezioni meteo a lungo raggio ci offrono un’eccellente visione d’insieme su quello che potrebbe accadere. Ricordiamo sempre però che solo i bollettini a brevissimo termine potranno dirci con precisione se il nostro comune sarà colpito da una grandinata o se ne sarà risparmiato.


Credit:

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
  • Copernicus Climate Change Service – EU Climate Monitor
  • Nature – npj Climate and Atmospheric Science: Recent heatwaves in the western Mediterranean
  • NOAA Marine Heatwaves – Physical Sciences Laboratory
  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)

  • World Meteorological Organization (WMO)

  • National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)

  • Nature Climate Change

  • Copernicus Climate Change Service (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: Anticiclone africanocaldo anomalomaggio meteopianura padanarischio grandinetemporali fortizero termico
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