
(METEOGIORNALE.IT) Aprile è da sempre sinonimo di volubilità. È uno dei periodi più dinamici dell’anno. Le condizioni meteo difficilmente sono molto piatte. Non dobbiamo sorprenderci se a una giornata di sole che picchia segua, improvvisamente, una sventagliata di aria fredda che fa ripiombare l’Italia quasi in inverno.
Attenzione ai rischi
Il pericolo maggiore, in questi frangenti, sta proprio nell’intensità dei fenomeni meteo. Le correnti atlantiche, sicuramente non gelide ma comunque fresche e instabili, riescono talvolta a sfondare sul Mediterraneo. Quando arrivano, trovano ad attenderle aria ben più calda, stagnante sul territorio da giorni.
Magari anche umida. Lo scontro, come si può immaginare, può risultare piuttosto violento. Tutto si innesca con maggiore forza quando l’aria davvero fredda in quota sorpassa l’ostacolo delle Alpi e si tuffa, ad esempio, sulla Pianura Padana, scatenando i moti convettivi.
Ecco la benzina per i temporali
È così che nascono i cumulonembi, quelle nubi imponenti, affascinanti da guardare da lontano ma pure inquietanti se te le trovi sulla testa. Dietro la loro maestosità si nascondono raffiche di vento discendenti improvvise, piogge torrenziali che causano veri e propri nubifragi in pochi minuti e, purtroppo, la grandine.
Quest’ultima, soprattutto nelle ultime annate, è il flagello peggiore per le coltivazioni, le auto, le serre. Ma non tutte le grandinate sono uguali. Quelle più distruttive nascono dentro strutture temporalesche complesse, chiamate supercelle.
Cosa sono le supercelle
Sono temporali molto potenti, ben organizzati, che riescono a produrre chicchi di dimensioni anche i giganti. La ricetta è sempre quella: contrasto netto tra caldo al suolo e freddo in quota, atmosfera instabile che spinge l’aria umida a salire velocemente verso l’alto. E poi c’è lui, il wind shear, ovvero la variazione di intensità e direzione del vento con la quota. Un parametro cruciale. Che indica effettivamente Quanto è probabile avere una supercella.
Come si formano i chicchi
All’inizio sono piccoli nuclei di ghiaccio trasportati verso l’alto dalle correnti ascendenti del temporale. Durante la salita attraversano zone piene di acqua sopraffusa, che è acqua liquida a temperature inferiori allo zero. Queste goccioline congelano subito appena toccano il nucleo di ghiaccio, aggiungendo uno strato dopo l’altro. Quando il chicco diventa troppo pesante per le correnti ascendenti, oppure incontra una corrente discendente, inizia a cadere.
Ma attenzione. Durante la discesa, può essere catturato da un’altra corrente ascendente e riportato su, accumulando ancora ghiaccio. È un ciclo continuo, un saliscendi che può risultare, in particolari condizioni, micidiale: più lungo è il percorso dentro la nube, più grande diventa la grandine che poi colpisce il suolo.
Occhio al periodo
Le condizioni plausibili per queste grandinate distruttive iniziano a presentarsi, purtroppo, proprio nella seconda metà del mese di aprile. Con il progressivo aumento delle temperature e, di conseguenza, dell’energia disponibile nell’atmosfera, questi fenomeni meteo tendono poi a intensificarsi ulteriormente durante l’estate, raggiungendo spesso il loro massimo dopo le ondate di caldo più intense. D’altronde, l’energia si deve pur sfogare in qualche modo. E sappiamo quanto può farlo in maniera forte.



