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Home A Scelta dalla Redazione

Grandine e Supercelle: i rischi meteo che cominciano in Aprile

Davide Santini di Davide Santini
17 Mar 2026 - 10:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Aprile è da sempre sinonimo di volubilità. È uno dei periodi più dinamici dell’anno. Le condizioni meteo difficilmente sono molto piatte. Non dobbiamo sorprenderci se a una giornata di sole che picchia segua, improvvisamente, una sventagliata di aria fredda che fa ripiombare l’Italia quasi in inverno.

 

Attenzione ai rischi

Il pericolo maggiore, in questi frangenti, sta proprio nell’intensità dei fenomeni meteo. Le correnti atlantiche, sicuramente non gelide ma comunque fresche e instabili, riescono talvolta a sfondare sul Mediterraneo. Quando arrivano, trovano ad attenderle aria ben più calda, stagnante sul territorio da giorni.

 

Magari anche umida. Lo scontro, come si può immaginare, può risultare piuttosto violento. Tutto si innesca con maggiore forza quando l’aria davvero fredda in quota sorpassa l’ostacolo delle Alpi e si tuffa, ad esempio, sulla Pianura Padana, scatenando i moti convettivi.

 

Ecco la benzina per i temporali

È così che nascono i cumulonembi, quelle nubi imponenti, affascinanti da guardare da lontano ma pure inquietanti se te le trovi sulla testa. Dietro la loro maestosità si nascondono raffiche di vento discendenti improvvise, piogge torrenziali che causano veri e propri nubifragi in pochi minuti e, purtroppo, la grandine.

 

Quest’ultima, soprattutto nelle ultime annate, è il flagello peggiore per le coltivazioni, le auto, le serre. Ma non tutte le grandinate sono uguali. Quelle più distruttive nascono dentro strutture temporalesche complesse, chiamate supercelle.

 

Cosa sono le supercelle

Sono temporali molto potenti, ben organizzati, che riescono a produrre chicchi di dimensioni anche i giganti. La ricetta è sempre quella: contrasto netto tra caldo al suolo e freddo in quota, atmosfera instabile che spinge l’aria umida a salire velocemente verso l’alto. E poi c’è lui, il wind shear, ovvero la variazione di intensità e direzione del vento con la quota. Un parametro cruciale. Che indica effettivamente Quanto è probabile avere una supercella.

 

Come si formano i chicchi

All’inizio sono piccoli nuclei di ghiaccio trasportati verso l’alto dalle correnti ascendenti del temporale. Durante la salita attraversano zone piene di acqua sopraffusa, che è acqua liquida a temperature inferiori allo zero. Queste goccioline congelano subito appena toccano il nucleo di ghiaccio, aggiungendo uno strato dopo l’altro. Quando il chicco diventa troppo pesante per le correnti ascendenti, oppure incontra una corrente discendente, inizia a cadere.

 

Ma attenzione. Durante la discesa, può essere catturato da un’altra corrente ascendente e riportato su, accumulando ancora ghiaccio. È un ciclo continuo, un saliscendi che può risultare, in particolari condizioni, micidiale: più lungo è il percorso dentro la nube, più grande diventa la grandine che poi colpisce il suolo.

 

Occhio al periodo

Le condizioni plausibili per queste grandinate distruttive iniziano a presentarsi, purtroppo, proprio nella seconda metà del mese di aprile. Con il progressivo aumento delle temperature e, di conseguenza, dell’energia disponibile nell’atmosfera, questi fenomeni meteo tendono poi a intensificarsi ulteriormente durante l’estate, raggiungendo spesso il loro massimo dopo le ondate di caldo più intense. D’altronde, l’energia si deve pur sfogare in qualche modo. E sappiamo quanto può farlo in maniera forte.

  (METEOGIORNALE.IT)

CREDIT

  • National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)
  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
  • World Meteorological Organization (WMO)
  • MeteoFrance
  • American Meteorological Society (AMS)
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Tags: contrasti termicigrandinemoti convettivinubifragisupercelletemporali aprilewind shear
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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