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      Home » Gelo dalla Siberia tra Aprile e inizio Maggio 2026: perché il rischio resta aperto
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      Gelo dalla Siberia tra Aprile e inizio Maggio 2026: perché il rischio resta aperto

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 09/04/2026
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      10 Min Lettura
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      Freddo dalla Siberia e caos meteo di Primavera.

      Gelo tardivo dalla Siberia tra aprile e maggio 2026: il rischio è più concreto di quanto sembri

      La domanda viene spontanea: con tutto questo meteo estremo, esiste davvero il rischio che si realizzi una vera ondata di freddo tardivo durante le prossime settimane? Parliamo di Aprile e dei primi di Maggio. Ebbene, stiamo vivendo situazioni meteorologiche sempre più estreme, ed è pur vero che in passato abbiamo già attraversato ondate di calore più intense: quella del 2011, ad esempio, è stata la peggiore in assoluto e ha portato record storici sul Nord Italia con valori di 5, 7 e 8°C al di sopra di quelli precedenti. È proprio questo aspetto che reputo preoccupante: la possibilità che si realizzino primati di temperatura ben peggiori rispetto a quelli del passato, che già erano notevoli.

      Contents
      • Gelo tardivo dalla Siberia tra aprile e maggio 2026: il rischio è più concreto di quanto sembri
        • Record di temperature e il paradosso del Riscaldamento Globale
        • I colpi di coda invernali: quando maggio si veste d’inverno
        • Amplificazione Artica e scambi meridiani: la chiave degli eventi estremi
        • I modelli matematici e l’affidabilità oltre il quinto giorno
        • Il Vortice Polare e le sue ultime cartucce
        • Le aree più vulnerabili e le strategie degli agricoltori
      • Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

       

      Record di temperature e il paradosso del Riscaldamento Globale

      In questi giorni, ad esempio, si sono sfiorati i 27°C nella Pianura Padana e in qualche località anche i 28°C. Ora la temperatura sta iniziando a scendere, poiché la compressione dell’anticiclone si sta riducendo: è proprio questa compressione a riscaldare l’aria nei bassi strati e, venendo meno, porterà un calo graduale dei termometri, che resteranno comunque al di sopra della media. Nel 2011 si toccarono persino i 34°C in Aprile nella Pianura Padana: un valore assolutamente eccezionale, di gran lunga superiore a qualsiasi precedente.

      Negli ultimi anni abbiamo visto in Italia ondate di calore con questi effetti, ma attenzione: sono anche accadute situazioni di freddo estremo. Ed è proprio il Riscaldamento Globale a portare questi eventi meteorologici così estremi, così improvvisi e così violenti.

       

      I colpi di coda invernali: quando maggio si veste d’inverno

      I periodi intermedi come la primavera hanno visto, soprattutto negli ultimi anni, situazioni di freddo tardivo come non se ne ricordavano da decenni. Nel 2019, ad esempio, si registrarono nevicate a bassa quota sulle regioni settentrionali italiane in un Maggio che non si ricordava da molto tempo. La neve cadde a bassa quota eppure era già Maggio – un mese assolutamente lontano dal concetto di stagione fredda. Ricordo molto bene che nelle abitazioni faceva addirittura freddo ed era necessario riaccendere i termosifoni. Furono riaccesi persino in quelle città dove, a causa dell’inquinamento, si è particolarmente attenti all’accensione dei sistemi di riscaldamento. Parlo, ad esempio, di Milano.

      I colpi di coda invernali si verificano soprattutto in concomitanza con le ondate di calore estreme, perché queste rivelano la presenza di fortissimi scambi meridiani di masse d’aria: da una parte scende aria fredda, dall’altra sale aria calda.

       

      Amplificazione Artica e scambi meridiani: la chiave degli eventi estremi

      Attualmente, ad esempio, sulle Isole Canarie sta per abbattersi una tempesta con aria fredda, mentre le Isole Azzorre sono interessate da un’ondata di freddo. Una perturbazione fredda si sta manifestando anche sul nord-est d’Europa, sebbene non di grande intensità – e proprio perché ha perso vigore rispetto a quanto precedentemente previsto, potrebbe formarsene un’altra. Siamo, infatti, nella fase di esaurimento del Vortice Polare.

      È proprio la fase finale del Vortice Polare a poter generare eventi meteorologici così rilevanti. Qualche giorno fa, ad esempio, è caduta la neve in Nord America nei pressi di New York, dove è piena primavera e si erano registrate temperature persino superiori a quelle italiane. A Marzo, negli Stati Uniti d’America, si è verificata un’ondata di calore eccezionale: sono stati battuti 1.200 record di temperatura per il mese. Poi, però, è arrivato il freddo – a conferma di quanto l’Amplificazione Artica sia estremamente violenta e capace di innescare fortissimi scambi di masse d’aria, oltre a condizioni di blocco atmosferico.

       

      I modelli matematici e l’affidabilità oltre il quinto giorno

      C’è da considerare, pertanto, che anche se i modelli matematici non intravedono ondate di freddo nei prossimi sette giorni, queste potrebbero concretizzarsi dal nulla – così come è praticamente scomparsa l’ondata di freddo attesa per i prossimi giorni, che potrebbe tuttavia riapparire come se nulla fosse. I modelli matematici mostrano purtroppo questa carenza di affidabilità sul lungo termine, ovvero per le previsioni oltre il quinto giorno. Ci troviamo, insomma, in una situazione piuttosto critica, e l’Amplificazione Artica – di cui vi ho parlato diffusamente in questo periodo – potrebbe fare maggiori danni proprio perché il Vortice Polare sta entrando nella sua fase di dissolvimento.

       

      Il Vortice Polare e le sue ultime cartucce

      Il Vortice Polare esisterà ancora durante la stagione estiva, ma sarà particolarmente attenuato. Prima di perdere forza, potrebbe sparare le ultime cartucce – e queste si manifestano tipicamente con ondate di freddo tardivo, come abbiamo visto negli anni scorsi. Vi ho già parlato del 2019, ma negli ultimi cinque anni abbiamo registrato ondate di freddo tardive tutte collocate nell’ultima parte di Aprile, quando tradizionalmente si spengono i termosifoni sulle regioni del Nord Italia, parliamo della Pianura Padana, perché nelle zone alpine e prealpine possono essere tenuti accesi anche in piena estate. In alcune città i termosifoni sono stati riaccesi proprio dopo il 15 Aprile, dopo uno spegnimento, poiché si manifestavano condizioni di freddo per un’intera settimana. Gli agricoltori dovevano combattere con le gelate notturne, e tutto questo è accaduto negli ultimi cinque anni, nell’era del Riscaldamento Globale – ed è proprio questo a portare eventi meteorologici così estremi, così improvvisi e così violenti.

       

      Le aree più vulnerabili e le strategie degli agricoltori

      Dalle gelate e dalle ondate di freddo tardivo sono vulnerabili soprattutto le regioni centrali nel settore interno, il Nord Italia, in particolare le vallate alpine, ma anche alcune aree della Pianura Padana. Altrettanto esposta risulta la Francia e tutta l’Europa centrale. Vale la pena segnalare che in campagna vengono accesi i falò per proteggere le colture più delicate; molte vengono anche annaffiate affinché si formi uno strato di ghiaccio sopra i frutti: il ghiaccio mantiene una temperatura di 0°C, mentre quella dell’aria può scendere anche sotto i -5°C in certe vallate – e il ghiaccio, paradossalmente, protegge i frutti. Tutto ciò avviene soprattutto dopo la seconda decade di Aprile, ma anche nei primi di Maggio.

       

      Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

      Dobbiamo mantenere la vigilanza su quanto ci proporranno i modelli matematici. Potrebbe anche capitare che quest’anno ci proiettino direttamente verso una primavera più regolare. Possono capitare altre ondate di caldo, poiché siamo immersi in questi scambi meridiani di masse d’aria: l’Italia potrebbe trovarsi di nuovo nel ramo caldo anziché in quello freddo, ma tutto ciò non è affatto prevedibile.

      L’Europa in questo periodo è interessata da una situazione di blocco atmosferico. Non ci sono perturbazioni oceaniche in transito: predominano invece le alte pressioni. Nei prossimi giorni, a partire dal fine settimana – Domenica o Lunedì – transiterà una bassa pressione proveniente dalle Isole Canarie, quella stessa che sta già per causare la tempesta sull’arcipelago, e porterà maltempo: sono previsti temporali sulle regioni settentrionali. Questi sono cenni di massima, perché nel dettaglio lo analizzeremo.

       

      Il tutto resta una grossa incognita: il freddo siberiano spinge verso ovest e l’assenza di correnti oceaniche favorisce questo percorso verso occidente. Queste correnti fredde potrebbero raggiungere anche l’Italia, e non siamo affatto fuori dal rischio di improvvise ondate di freddo tardive. Ovviamente non possiamo prevederle al momento: possiamo solo parlare di un rischio concreto che questo evento atmosferico si realizzi. Seguendoci, ne avrete notizia – o eventuale smentita.

       

       

      Credit:

      • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
      • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
      • Severe Weather Europe – Analisi Stratwarming e Vortice Polare 2026
      • Copernicus Climate Change Service
      • The Cryosphere – Arctic Amplification: osservazioni 2026 (EGU)
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